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Per molti dei residenti in città è diventata ormai normalità, tanto da non farci quasi più caso: il traffico veicolare fa parte dei grandi centri. Impossibile liberarsene muovendosi in auto. Ma quanto tempo stiamo veramente fermi in coda sulle nostre strade? A dircelo è una ricerca americana, rintracciabile sul portale “Inrix” che raccoglie i dati del traffico di migliaia di città nel mondo mappandoli dai dati GPS che ognuno di noi fornisce al sistema quando usa il navigatore mentre si muove. Sono dati ovviamente protetti da anonimato ma che servono soltanto per queste specifiche ricerche. Il quantitativo di ore perse viene calcolato sulla differenza di tempo che viene impiegato per coprire una certa distanza nell’ora di punta rispetto allo stesso tempo con una circolazione scorrevole.


I dati riscontrati nelle aree urbane italiane sono stupefacenti, a partire dalla città più “ingolfata” del nostro paese. Roma? Milano? Nessuna delle due: la città più trafficata è l'insospettabile Palermo, con la bellezza di 120 ore perse nel traffico per ciascun automobilista palermitano in un anno: parliamo di ben cinque giorni nel traffico ogni anno. 
Palermo, con questo dato, balza anche al decimo posto su scala mondiale per perdita di tempo nel traffico. A questo punto, vi diciamo anche chi c'è ai primi posti mondiali: è Londra, con 156 ore perse nel traffico ogni anno, seguita da Chicago (155) e Parigi (138). 


Torniamo all'Italia. Al secondo posto nella classifica delle città più trafficate d'Italia c'è Roma, con 107 ore perse all'anno, seguita da Torino con 86 ore, da Milano con 61 e Genova  59. Firenze è all'ottavo posto e conta 56 ore perse nel traffico all'anno, mentre Bologna ne ha “solo” 35 ore di perse all'anno, che sono comunque quasi un giorno e mezzo buttato via. 


La città meno ingolfata di Italia, Trieste, conta 20 ore perse nel traffico, che è comunque quasi un giorno intero nell'arco di un solo anno: a noi pare un enormità. 
La ricerca è molto interessante e conta una serie di ulteriori statistiche anche in tema di sicurezza e raffronti rispetto agli anni precedenti (la ricerca viene svolta con cadenza annuale, con dati sempre nuovi): il link per leggere i dati è questo https://inrix.com/scorecard/


Il traffico non si traduce solo in una effettiva perdita di tempo quando si sta fermi invece di muoversi da un punto A ad un punto B: secondo gli studiosi si traduce anche in aumento di stress, insonnia e obesità (chi guida l'auto per andare a lavoro tenderà a fare meno movimento fisico). Alberto Fiorillo, responsabile mobilità di Legambiente, spiega appunto che le conseguenze dirette del traffico sono «obesità, piccole conflittualità, stress e insonnia», senza contare il rischio incidente che conta ogni anno qualcosa come 168 mila sinistri, 230mila feriti e circa 2mila vittime.


C'è poi la questione dello stato d’animo: il traffico, oltre alla frustrazione di rimanere bloccati in auto, provoca anche una maggiore litigiosità e intolleranza nei confronti degli altri, automobilisti o pedoni. Sono le ultime ricerche sociologiche, un italiano su due litiga ogni giorno al volante con altri utenti della strada (automobilisti, ciclisti e pedoni). 


Secondo noi, anche questo dato sottolinea come alcune città siano giunte al punto di non essere più a misura d'uomo: troppe le difficoltà negli spostamenti per raggiungere luoghi di lavoro e servizi, troppa la congestione del traffico negli orari di punta. Qualcuno potrà dire «basta la bici»: in parte è vero, ma solo dove esistono percorsi dedicati fuori dalle strade per le automobili. Chi potrebbe sentirsi sicuro su due ruote in un traffico congestionato da auto, camion e mezzi sullo stesso nastro di asfalto?


Inoltre, va riscontrato come in Italia poi non abbiamo brillato per investimenti nei mezzi pubblici come è stato fatto in altre aree del nord Europa: basti pensare alla scalcagnata (e spesso nei tg) rete Atac a Roma, ben lontana da offrire un servizio accettabile per i romani, 13esimi nella classifica mondiale delle ore perse per il traffico. Il traffico va a braccetto con la vita in città: chiunque sia intenzionato a far parte di qualsiasi sistema cittadino è bene che si prepari psicologicamente a subirne le conseguenze, quanto meno in termini di ore perse e di stress. 

 

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