Lo scriviamo fin dal primo giorno di Metropoli Rurali: in città il costo della vita è ormai fuori controllo. Affitti alle stelle, bollette insostenibili, spesa che lievita mese dopo mese. Non solo Milano, diventata il simbolo di un sistema-città che non funziona più (almeno per tasche “normali”, ma anche altre realtà un tempo vivibili come Bologna, Firenze, Torino (per non parlare di Roma) stanno seguendo un trend negativo per chi ci abita. Sempre più persone, soprattutto con redditi bassi o famiglie monoreddito, si trovano schiacciate dal costo della vita in questi grandi centri urbani.
Secondo Istat, nel 2023 la spesa media mensile di una famiglia italiana è stata di 2.728 euro, pari a oltre 32.700 euro l’anno, con un reddito medio netto poco superiore a 1.600 euro al mese. Con queste cifre, far quadrare i conti in una grande città è sempre più difficile.
Ma se la città diventa una gabbia troppo stretta, esiste un’alternativa che in molti stanno iniziando a considerare: trasferirsi in montagna o in un piccolo borgo.
Quando vivere in centro costa troppo
Oggi un bilocale in città può costare facilmente 700-800 euro al mese di solo affitto. A questi vanno aggiunte spese condominiali, bollette e trasporti. In città come Roma, l’affitto medio è arrivato a 959 euro/mese (Osservatorio Idealista, 2024). Se a lavorare è una sola persona o se il contratto è precario, arrivare a fine mese è una corsa a ostacoli ai limiti dell’impossibile. Eppure, esistono paesi in Italia dove una casa si compra - nei casi limite - con meno di 20mila euro o si affitta con 200-300 euro al mese. Sono piccoli comuni di montagna o dell'entroterra che, per contrastare lo spopolamento, offrono agevolazioni, contributi e case a prezzi simbolici.
I bandi che aprono la strada
Negli ultimi anni diversi comuni italiani hanno pubblicato bandi per attirare nuovi residenti. Eccone alcuni tra i più interessanti:
• Bando “Resto in Montagna” - Comune di Biccari (FG): offriva contributi per chi acquistava o affittava una casa nel borgo.
• Progetto “Case a 1 euro”: attivo in diversi paesi come Sambuca di Sicilia, Ollolai, Zungoli; con una cifra simbolica si poteva diventare proprietari di un immobile (da ristrutturare).
• Bando del Comune di Rosazza (BI): previsto un incentivo di 5mila euro per chi si trasferiva stabilmente.
Questi bandi nello specifico sono oggi chiusi, ma periodicamente vengono riattivati o imitati da altri comuni. Ad esempio, a Vergemoli (LU), grazie a iniziative di questo tipo, la popolazione è cresciuta da 594 abitanti nel 2019 a 711 oggi. Il consiglio è semplice: monitorare i siti web dei comuni o fare periodicamente una ricerca online per vedere quanti e quali bandi sono attivi. Sono bandi molto diffusi ed è quasi impossibile che non ce ne sia nemmeno uno attivo al momento della ricerca. Non solo comuni: anche molte amministrazioni regionali puntano a sostenere i piccoli borghi con bandi simili. In Emilia Romagna, ad esempio, è stato pubblicato un avviso con contributi fino a 30mila euro a fondo perduto per acquistare una casa in montagna, a patto di trasferirvi la residenza. Un bando simile è stato realizzato in Toscana.
Non è solo questione di soldi
Occorre però tenere bene in mente una cosa: trasferirsi in montagna non è la cura di tutti i mali e non è per tutti. Farlo significa fare i conti con distanze maggiori da ospedali, scuole, servizi e opportunità lavorative. Ma per chi può lavorare da remoto o ha un mestiere che non richiede grandi spostamenti, può significare un cambio di vita radicale: più natura, meno stress, comunità più strette.
E, come anticipato, anche un grande risparmio economico. In alcuni casi, come nel borgo piemontese di Locana (TO), il comune ha offerto fino a 9mila in tre anni per famiglie con figli disposte a trasferirsi, con l’obiettivo di invertire il calo demografico. Considerando che Locana si trova ad un'oretta e un quarto da Torino nel bel mezzo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, l'offerta non può considerarsi malvagia.
Molte famiglie con figli piccoli, pensionati e giovani freelance stanno già compiendo questa scelta. Non sempre per un ideale romantico, ma perché vivere in città è diventato costoso e spesso insostenibile.
Da dove cominciare
Il nostro consiglio è di iniziare con il più classico dei fogli bianchi. Prendere una penna e mettersi ad un tavolo:
1. Fai una lista delle regioni o province che ti interessano. Inizia a cercare comuni con bandi passati o attivi.
2. Controlla le condizioni: alcuni bandi richiedono un trasferimento stabile, altri solo un periodo minimo di residenza.
3. Verifica la distanza dalla città più vicina dove, è innegabile, i servizi sono maggiori ed è probabile ci si debba recare.
4. Calcola bene i costi aggiuntivi (trasporti, ristrutturazione della casa, connessione internet, riscaldamento in caso di abitazione in altura).
5. Valuta se il tuo lavoro può seguirti oppure se puoi reinventarti con nuove attività locali, laddove queste siano presenti.
Trasferirsi fuori città non è un sogno irrealizzabile. È un’alternativa concreta per chi oggi non riesce più a stare a galla nei ritmi e nei costi urbani. Con un po’ di spirito di adattamento, la montagna o un piccolo borgo possono rappresentare una scelta vincente, sostenuta da incentivi reali e, in certi casi, persino da contributi economici per andare a viverci.



