Vivere da soli costa troppo. Condividere può essere una via d’uscita reale? Per chi ha redditi bassi o famiglie monoreddito, il co-housing sembra, sulla carta, una risposta valida: un mix tra risparmi economici, sostegno sociale e sollievo dalla solitudine. Ma la domanda che sorge spontanea è: funziona davvero? O è sopratutto una bella idea teorica che difficilmente funziona nel mondo reale? Vediamolo insieme con questo mini-guida.
Cos’è il co-housing (o “coresidenza”)
Partiamo dalle basi: il co-housing è un modello abitativo che combina unità private ridotte (meno del 5–15% rispetto a un appartamento tradizionale) con spazi comuni condivisi: cucine, lavanderie, biblioteche, orti, palestre, coworking. In Italia, i progetti ospitano di solito 20–40 famiglie, ma esistono anche comunità più piccole, con 5–15 nuclei. É adatto a chi ha risorse economiche non troppo elevate: Oipà Magazine stima un risparmio medio del 22% nelle famiglie in co-housing, grazie ad affitti più bassi e spese condominiali condivise (lavanderia, babysitting, car sharing) rispetto al vivere da solo. Inoltre, l’Eurispes rileva che chi vive da solo paga fino all’80% in più per l’abitare rispetto a chi è in coppia. Il co-housing, insomma, può colmare anche questo divario per le persone che, per un motivo o per un altro, sono single.
Perché può convenire a chi ha pochi soldi
Oipà Magazine stima un risparmio del 22% nelle famiglie in co-housing, grazie ad affitti più bassi e spese condominiali condivise (lavanderia, babysitting, car sharing). Inoltre, l’Eurispes rileva che chi vive da solo paga fino all’80% in più per l’abitare rispetto a chi è in coppia. Il co-housing può colmare anche questo divario per le persone che, per un motivo o per un altro, sono single.
Esperienze reali in Italia
Il co-housing in Italia ha preso piede negli ultimi anni. Di esperienze sparse sul territorio nazionale se ne contano diverse, in particolar modo nelle grandi città. Nel corso degli ultimi 5 anni sono sorte nuove esperienza anche in centri più piccoli, come Empoli o Aosta.
Vediamo, nel concreto, alcuni esempi:
• Bologna – “Oasi” (condomìnio solidale): sette monolocali a canone concordato per persone disabili o straniere, con lavanderia, stireria e un educatore che offre ascolto quotidiano per migliorare la qualità della vita (fonte: Redattore Sociale).
• Verona – “Anastasia” di Energie Sociali: ha raccontato come la convivenza nel cohousing abbia accelerato il suo inserimento lavorativo, offrendo supporto sociale e aneddoti divertenti, tra feste in cucina collettiva e riunioni decisive (fonte: Energie Sociali).
• Progetto “Spazio50” a Milano: ospita studenti e anziani che convivono pagando solo 250–280 € al mese e condividendo spese e autonomia. Marisa (80 anni) afferma: «Non ho fatto questa esperienza per il guadagno, ma perché è bello avere a che fare con un giovane» (fonte: Spazio50).
Toscana: alcuni esempi
Il Co-Housing “Del Moro” a Lucca, ad esempio, è destinato specificamente agli over 65 autosufficienti. Il progetto della Fondazione Casa Lucca e Misericordia prevede 13 soluzioni abitative private con ambienti comuni al primo piano: cucina, sala lettura, lavanderia. Il canone include affitto, utenze e servizi ricreativi, promossi da operatori quotidiani che favoriscono socializzazione e mutuo aiuto tra i residenti.
Nell’ex canonica di Tassignano, invece, la Fondazione Casa Lucca ha avviato un progetto di housing sociale con sei alloggi assegnati tramite avviso pubblico a giovani coppie, adulti singoli e over 65. Gli assegnatari hanno partecipato alla progettazione degli spazi comuni e alla redazione di una Carta dei Valori condivisa. Maggiori informazioni sul sito di Fondazione Casa Lucca.
A Empoli, invece, da un paio di anni esiste “Freedom”, il primo cohousing sociale toscano realizzato con fondi pubblici comunali, in centro storico. Prevede 14 appartamenti, tra cui una smart-home per disabilità, con spazi comuni, domotica, assistenza attiva e progetto “HOPE” di inclusione urbana. È gestito da una rete di cooperative locali e associazioni. Per ognuno di questi casi è possibile reperire su internet molte informazioni dettagliate ed anche i requisiti per poter partecipare.
Insomma: vale davvero la pena?
Come in ogni scelta di vita, occorre soppesare bene i pro e i contro di questa scelta., valutando vantaggi e svantaggi. I primi sono un indubbia riduzione di affitto e consumi, aumento del supporto sociale (soprattutto per anziani o famiglie) e impatto ambientale ridotto grazie alla condivisione e bioedilizia. Inoltre, positivamente, è possibile avere giovamento dalla partecipazione attiva alla vita comunitaria. Ci sono, chiaramente dei limiti. Trovarsi a vivere dentro un co-Housing è a casa propria ma anche a casa di altri. Infatti si richiede adattamento e rispetto di regole condivise, grande fiducia reciproca resta il collante. Inoltre, c'è da fare una considerazione: in Italia il co-Housing è ancora una nicchia, ostacolata da burocrazia e modelli proprietari frammentati che non permettono, come in altre realtà europee, uno sviluppo ampio come meriterebbe.
Chi ne beneficia davvero del co-housing?
• Single o coppie con reddito limitato
• Anziani autosufficienti in cerca di comunità
• Freelance o precari che apprezzano spazi condivisi
• Chi desidera una vita sostenibile, condivisa e meno isolata
Come iniziare
É buona regolare identificare territori con progetti attivi, come ed esempio Bologna, Verona, Milano, Trento, Lucca. Poi è possibile contattare le associazioni che avviano e organizzano i trasferimenti delle persone verso queste realtà, come Energie Sociali, HousingLab o cooperative abitative territoriali. Ovviamente, prima di decidere, è opportuno visitare i luoghi e comprendere regole e spese condivise. Da lì sarà possibile farsi un'idea concreta.
É utile tenere sempre a mente che il co-housing non è solo una questione di affitto più basso, ma è anche un’opportunità di vita comunitaria autentica, un'esperienza sociale che può appagare molto di più di un semplice sconto sull'affitto. Certamente non è qualcosa alla portata di tutti perché occorre spesso adattarsi. Chi lo ha provato, però, spesso parla di relazioni vere, supporto quotidiano e senso di appartenenza. Se abitare da soli è diventato insostenibile, vale la pena approfondire questa strada ed informarsi attivamente.



