Chi conosce la montagna lo sa: non è un luogo da cartolina, non è un rifugio da weekend o un fondale per selfie innevati. È una realtà viva, dura, complessa, abitata da comunità che ogni giorno tengono in piedi un patrimonio naturale e umano di valore inestimabile. A queste comunità, però, spesso la politica volta le spalle o, più semplicemente, si dimentica di dedicare loro l'attenzione che meritano. Ora l’UNCEM – l’Unione Nazionale dei Comuni e degli Enti Montani – ha deciso di raccogliere in dieci punti le proposte concrete per invertire la rotta. Un decalogo delle buone pratiche rivolto alle istituzioni, che parte da un presupposto chiaro: la montagna non ha bisogno di slogan, ma di politiche fondate sulla realtà e su chi quei territori li conosce davvero.
La montagna come parte della strategia nazionale
La richiesta principale è che la montagna – insieme alle aree interne e rurali – venga considerata un asse strategico nei programmi di investimento nazionali ed europei. Non solo come luogo da tutelare, ma come spazio su cui costruire crescita, innovazione, sostenibilità. L’idea di fondo è superare l’approccio assistenzialistico e puntare a strumenti strutturali come un PON Montagna, sul modello del già esistente PON Metro per le città. Ricordiamo che il PON è acronimo di Programma Operativo Nazionale, uno strumento di programmazione e finanziamento previsto dall’Unione Europea, pensato per attuare sul territorio italiano gli obiettivi dei fondi strutturali europei.
Ricostruire un welfare adeguato
Un altro nodo centrale riguarda i servizi essenziali. UNCEM sottolinea la necessità di ricostruire un welfare pubblico su misura per la montagna: sanità territoriale, scuole moderne, trasporti, servizi socio-assistenziali. L’obiettivo è colmare i divari con le aree urbane, partendo da iniziative già sperimentate come le cooperative di comunità e le comunità energetiche. La parola d’ordine è “comunità”: cooperative locali, scuole di valle, asili nido accessibili. La qualità della vita in montagna, ricordano, dipende dalla possibilità di accedere a servizi basilari e sono centinaia gli esempi di zone dove questo non avviene: basti pensare alla penuria di medici di base nelle zone appena fuori le città.
Cambiamento climatico e spopolamento: le due grandi sfide
Le aree montane sono tra le prime a subire le conseguenze del cambiamento climatico. Eventi estremi, dissesto idrogeologico e risorse idriche in calo mettono a rischio territori già colpiti dallo spopolamento. Secondo UNCEM, agricoltura e turismo devono essere considerati strumenti integrati per rendere la montagna più resiliente e attrattiva. E le città, in quest’ottica, non possono restare estranee: servono alleanze tra aree urbane e montane. Una dinamica, questa, che fino adesso si è vista molto poco.
Norme esistenti, ma spesso inapplicate
Un altro punto chiave riguarda la necessità di far funzionare le leggi già in vigore. Esistono normative importanti – come quella sui piccoli Comuni o la legge forestale – che però, secondo UNCEM, vanno completate e attuate in modo concreto, anche a livello regionale. Serve un quadro giuridico integrato che consenta di superare le disparità tra territori ancora troppo esasperata. Una disparità che vede le zone rurali quasi sempre svantaggiate rispetto alle città.
Servizi uguali, ma con costi diversi
Nella discussione nazionale sui Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), UNCEM chiede che venga riconosciuta la specificità della montagna: chi vive in montagna ha costi strutturali più alti per accedere agli stessi diritti di chi vive in pianura. Questo deve essere riconosciuto nero su bianco. Ignorare questa realtà significa continuare a lasciare indietro chi vive in quota.
Grandi aziende e responsabilità nei territori
Anche le grandi aziende pubbliche vengono chiamate in causa. La richiesta è chiara: non considerare più la montagna come semplice bacino di risorse, ma come territorio su cui investire in modo responsabile. L’esperienza positiva degli ultimi anni con Poste Italiane, che ha riaperto uffici chiusi da anni, viene indicata come un modello da replicare, puntando su infrastrutture, digitalizzazione e servizi. Su questo, però, la politica dovrebbe offrire più agevolazioni.
Rivedere le concessioni idroelettriche
La gestione dell’energia prodotta in montagna è un tema storico. UNCEM propone un nuovo approccio alle concessioni idroelettriche, che riconosca un ritorno concreto per i territori che ospitano dighe e impianti. Lo stesso vale per le foreste, da valorizzare anche attraverso meccanismi come i “crediti di sostenibilità”, fino adesso poco applicati.
Il ruolo centrale dei Comuni
Nel contesto montano, i Comuni – soprattutto se aggregati – sono considerati attori fondamentali per lo sviluppo locale. Il decalogo invita a rafforzare le Unioni montane e a semplificare l’accesso a risorse e strumenti per la crescita, evitando ostacoli burocratici e accentramenti decisionali.
Le Unioni Montane non devono essere scatole vuote, ma strumenti reali di sviluppo e rigenerazione amministrativa. Il centro non può più fare da imbuto: servono autonomie operative, non solo formali.
Il contributo dell’economia digitale
UNCEM propone anche di coinvolgere i grandi operatori del web nel sostegno ai territori montani, ad esempio attraverso forme di compensazione per l’uso delle reti. I proventi potrebbero essere destinati alla lotta alla desertificazione commerciale e allo sviluppo di servizi locali.
Digitalizzazione come priorità
Infine, viene ribadita l’urgenza di portare la connettività anche nei territori meno accessibili. Senza connessione, oggi, si è fuori dal mondo. E troppe aree montane sono ancora scollegate. La montagna ha bisogno di reti ultra-veloci, 5G, digitalizzazione della pubblica amministrazione. Le strategie esistono, ma vanno coordinate e implementate in tempi rapidi, coinvolgendo Comuni, Regioni, operatori e Governo centrale.
Il decalogo UNCEM non è un grido d’allarme. È un manuale di sopravvivenza per territori che vogliono vivere, non sopravvivere. La politica ha l’occasione di fare la differenza. Ma deve smettere di guardare la montagna dall’alto in basso. Serve ascolto, visione, volontà. E soprattutto, serve agire. Ora.



