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Inflazione, i piccoli miglioramenti che non bastano: perché le famiglie rimangono con “l'acqua alla gola”

Negli ultimi anni l’Italia ha vissuto sulle montagne russe dell’inflazione. Dopo i picchi del 2022 e del 2023, quando i prezzi correvano verso l'alto soprattutto per colpa dell’energia, il 2024 aveva fatto intravedere una tregua. L'andamento dell'inflazione, piano piano, è sparita dalle prime pagine di quotidiani e telegiornali. Siamo sicuri, però, che l'emergenza sia finita?

Oggi, settembre 2025, la situazione sembra apparentemente più calma: ad agosto l’inflazione si è fermata all’1,6% su base annua, un soffio in meno rispetto all’1,7% di luglio e sotto il 2% fatto registrare a inizio anno, come riportato da Investing.Com Italia.

Sulla carta può sembrare una buona notizia: i prezzi non crescono più a ritmi da capogiro come nel recente passato. Basta però andare al supermercato o pagare una bolletta per accorgersi che il conto rimane salato, soprattutto per chi vive con stipendi bassi o pensioni minime.
Come è possibile questo scostamento?


C'è inflazione ed inflazione...

La verità è che alcuni settori continuano a tirare dritto con gli aumenti: l’energia regolamentata, vale a dire luce e gas, pesa come un macigno sulle tasche dei cittadini, con aumenti a doppia cifra (picco di 12,9%, fortunatamente in lieve calo dal mese di luglio). Anche la spesa quotidiana non perdona: frutta, verdura e alimenti freschi sono rincarati oltre il 5% rispetto a un anno fa, secondo i dati di teleborsa.ansa.it. Quelli citati sono piccoli numeri sui fogli dell’ISTAT ma diventano enormi quando a fine mese non si riesce a far tornare i conti, specialmente se gli stipendi sono quelli medi italiani. 


Qualche esempio

Per una famiglia media, nei primi mesi del 2025 il caro-vita è costato fino adesso oltre 500 euro in più all’anno, una cifra che sale a più di 700 euro per chi ha due figli. 
Sono soldi che spariscono dai conti senza accorgersene: tra la bolletta del gas, la cassa al supermercato e la benzina, il portafoglio si svuota. E spesso bisogna scegliere: riscaldare la casa o comprare cibo fresco di qualità, pagare le medicine o rimandare altre spese. La classica situazione di “coperta troppo corta” che alla lunga finisce per essere estremamente problematica.


Previsioni fosche 

Le previsioni, poi, non sono granché rassicuranti. Secondo quando riportato dal tg di LA7 diretto da Enrico Mentana, gli analisti di OECD (acronimo per Organization for Economic Co-operation and Development) parlano di un’inflazione che resterà intorno all’1,7% per tutto il 2025 e che potrebbe addirittura risalire leggermente nel 2026, fino a sfiorare il 2%. Non numeri drammatici, certo, nel 2023 si era visto di peggio. Eppure, dopo anni di difficoltà economiche, anche un semplice 2% diventa sufficiente per continuare a tenere sempre sotto pressione chi vive con poco. Perché a differenza dei grandi stipendi, ogni piccolo aumento colpisce duro chi non ha margine di manovra.

Il governo e l’Europa confidano nei tagli dei tassi da parte della Banca Centrale, che dovrebbero ridare fiato all’economia, così come auspicato anche dai vertici di Confindustria in un recente comunicato stampa. I benefici però, sempre ammesso che arrivino, si faranno sentire molto lentamente. Troppo lentamente per chi è costretto già oggi a fare la spesa con la calcolatrice in mano.Insomma, l’inflazione rallenta, ma non molla e continua a rimanere un problema per gli italiani meno abbienti. Mentre i dati, se letti senza approfondire, fanno pensare a una normalizzazione, la vita reale racconta altro: quella delle famiglie che ogni giorno devono stringere la cinghia. 

La sensazione è che la ripresa vera non sia ancora cominciata.

 

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