Non sono poche le grandi città che stanno perdendo abitanti, anno dopo anno. A fronte di alcuni casi in controtendenza (li vedremo tra poco), altre realtà stanno perdendo via via residenti. I motivi sono per lo più noti: aumento dei prezzi delle case, diffusa riscoperta delle aree interne e rurali, possibilità di lavorare in smart-working rimanendo a casa, fuori dal caos della città. É fuori discussione, insomma, che la pandemia possa aver inciso nel calo della popolazione urbana. Siamo però sicuri non ci sia altro?
I dati, infatti, non segnalano la pandemia come elemento predominante nel calo, anzi: città colpite duramente dal Covid (come Bergamo e Brescia) non sono tra le principali in declino demografico. Anzi: alcune di esse, come Milano, Verona, Bologna, Parma e Modena, non lo subiscono per niente il calo demografico, nonostante il Covid lì abbia colpito assai duramente. Città che, per contro, stanno aumentando – seppur di poco – la loro popolazione. Siamo quindi sicuri ci sia solo la pandemia dietro al calo di abitanti in città?
Il caso di Firenze
Quello fiorentino è un caso particolarmente interessante. Firenze è una delle città d'arte più famose al mondo, con una quantità di opere d'arte architettoniche e figurative da far impallidire qualsiasi città al mondo. Eppure, nel giro di un decennio, gli abitanti sono passati dai 375.479 del 2013 agli appena 366.628 del 31 agosto 2023. Dati alla mano, parliamo di 8.851 fiorentini fuggiti dalla città in dieci anni. In termini percentuali, il calo è del 2,4% di residenti in meno rispetto a dieci anni fa. Questi dati ne fanno la città del centro Italia con il più alto numero di abitanti “persi” negli ultimi dieci anni. Il calo è ancora più massiccio se si considera che il picco di abitanti venne raggiunto nel 2015, con 378.174 residenti in totale. Da allora, però, la curva è demografica è lentamente scesa nel suo complesso. Eppure non è stato lo smart-working o la pandemia ad aumentare il calo.
Una (piccola) risalita anomala
Negli anni del post-pandemia da Covid-19, si è paradossalmente registrato un lieve accenno di risalita: negli ultimi cinque anni siamo passati da 376.529 residenti del 2018, ai 372.685 del 2019, ai 365.046 del 2020, ai 365.878 nel 2021 fino (piccola risalita) ai 367.425 dell’anno scorso. La fuga della città, insomma, non è avvenuta in seguito alla riscoperta delle campagne durante il periodo pandemico. É una dinamica più ampia, che parte più da lontano, che appare essere più sistemica di quanto si pensasse (tra poco vedremo perché). In questo 2023 il trend al ribasso sembra confermato: nei primi otto mesi dell'anno si sono di nuovo persi altri 872 residenti.
Andamento inaspettato
Che li stessi amministratori della città di Firenze abbiano fatto male le loro proiezioni ce lo conferma lo stesso bollettino demografico che viene annualmente pubblicato dall'ente.
Nel settembre 2013, il bollettino riportava una stima al 2025 di 398.754 residenti in città, con un aumento dell’8,2% rispetto al 2010. Un picco rivelatosi inesistente.
Una nuova geografia
I residenti nelle città non sono un ammasso di persone numericamente stabili. In Italia, quando si parla di popolazione, occorre analizzare un elemento importantissimo: la bassa natalità. L'anno scorso (2022) sono nati 393mila bambini, mentre nel 2008 il dato era di addirittura 576mila nuove nascite. Un calo estremamente importante, che -al netto del fenomeno dell'immigrazione- potrebbe far diventare l'Italia, nel lungo periodo, una nazione da 30 milioni di abitanti, non più di 60 come adesso. Nelle città assisteremo, nel lungo periodo, a sempre più immobili che rimarranno vuoti, che andranno ad affiancarsi a quelli nelle aree rurali già disabitati. Anche in questo senso, la geografia italiana subirà importanti cambiamenti a ritmi insospettabilmente veloci.



