Immaginate una città grande, una capoluogo di provincia sicuramente, abitato solamente da persone adulte che non sono riuscite a pagare il mutuo nel corso del 2023. Una città che, ad esempio, potrebbe essere delle dimensioni di Brescia, Padova o Taranto. Secondo un'indagine commissionata da Facile.it a Mup research e Norstat, sono circa 200mila le famiglie italiane con un mutuo a tasso variabile che non sono riuscite a rimborsare una o più rate nell'ultimo anno.
L'aumento dei tassi d'interesse è stato un disastro per il portafoglio di chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile. Considerando un finanziamento medio, infatti, da gennaio 2022 a oggi le rate sono cresciute fino al 65%, con una maggiorazione media complessiva di oltre 3mila euro a famiglia. Non solo: tra chi ha un mutuo a tasso variabile, la metà dichiarano di avere seri problemi con i pagamenti se le rate rimarranno a lungo su questi livelli.
Una condizione di “cappio al collo” per buona parte dell'economia italiana: con i tassi che stritolano i conti di coloro che hanno un mutuo acceso si bloccano consumi e prospettive. E proprio questo “cappio al collo” si traduce in una fragilità finanziaria delle famiglie italiani. Altri dati interessanti ci vengono forniti dall'istituto Esdebitami Retake con Nomisma: secondo quanto dichiarato, l’88% delle famiglie partecipanti all'indagine hanno dichiarato di aver affrontato il 2023 con prudenza e risparmio. Rispetto al 2022, inoltre, il 37% delle famiglie dichiara di aver tagliato le spese per il tempo libero, il 36% per le attività culturali e il 21% per quelle sportive.
Non è tutto. Gli organizzatori dell'indagine hanno posto una domanda molto interessante ai partecipanti: come farebbero le famiglie a far fronte ad una spesa imprevista di 5mila euro? Soltanto il 17% degli intervistati si dichiara pronto a gestirla senza nessuna difficoltà, mentre il 21% non saprebbe proprio come fare.
Tassi di inflazione (stabilmente) alti
Molto, se non tutto, ruota attorno ai tassi di inflazione. La Bce, nel recente meeting pre-natalizio, ha deciso di lasciare i tassi di riferimento invariati. Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale è rimasto fermo al 4,5%, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 4,75% e il tasso di interesse sui depositi presso la Bce al 4%.
L'obiettivo, dichiarano da Bruxelles fonti interne Bce, è il raggiungimento del target di inflazione del 2% nel medio termine. Per il 2024 la previsione è del 2,7%, mentre per il 2025 l’inflazione complessiva e di fondo sono attese al 2,1% e al 2,3%, contro il 2,1%-2,2% di settembre e per il 2026 all’1,9% e al 2,1%. Stime che, come sempre, dovranno essere poi confermate nei fatti nei prossimi anni.
Previsioni poco lusinghiere
Come sappiamo, infatti, spesso le stime non vengono esaudite. É il caso, ad esempio, che le ultime proiezioni Bce mostrino, ad esempio, un peggioramento delle prospettive sulla crescita economica rispetto alle stime di settembre. Per il 2023 si passa dallo 0,7% allo 0,6%, per il 2024 dall’1% allo 0,8%. Invariati, per ora, i dati del 2025 e 2026, rimasti invariati nelle stime a1l’1,5%.



