La Pianura Padana è una delle zona più inquinate d'Europa se non al mondo. Inoltre, sul suo territorio, ospita le città più costose di tutta Italia, Milano in primis.
É evidente che, a fronte di servizi al cittadino non paragonabili con quelli di una metropoli, molte persone stiano pensando di trasferirsi in zone fuori dai centri abitati. Ma quanti sono quelli che veramente lo fanno?
Migrazioni climatiche
C'è anche un'ulteriore motivo che rende meno appetibile di un tempo il vivere in città: l'aumento delle ondate di calore (come durata e intensità) che colpiscono il nostro paese nel corso dei mesi estivi. Gli effetti di queste fasi di caldo anomalo sono particolarmente dure da sopportare in città: in collina e montagna le estate, invece, sono molto più gestibili e gradevoli, anche senza aria condizionata continuamente accesa.
Proprio la presenza di migrazioni climatiche anche in area Padana è il centro di un lavoro di ricerca coordinato dall’Associazione italiana del Patto per il Clima e sostenuto da Fondazione Cariplo. Si chiama “Miclimi”, acronimo che significa “Migrazioni climatiche e mobilità interna nella metromontagna padana”. Nello studio vengono presi in considerazione fattori come il desiderio, l’opportunità o anche la necessità di lasciare un luogo quando le condizioni di vita in esso si fanno troppo difficili o addirittura impossibili.
I risultati del report
Il report ha analizzato le tendenze demografiche di Milano e Torino: ogni anno, una percentuale compresa tra il 2% e il 3% dei residenti nei due comuni metropolitani decidono di spostare la loro residenza altrove (dati Istat del 2022). La percentuale di individui che hanno cancellato la propria residenza dal comune di Milano e che hanno scelto di iscriversi presso un comune montano ammonta al 7%, dato che sale al 9% per chi lascia Torino. Parliamo, in totale, di meno di ventimila persone in cinque anni. Poche, ma c'è una tendenza. Chi alla città non sceglie la collina bensì la montagna, vale a dire la residenza in un territorio col municipio sopra i 700 metri di quota, scende al 1,5% a Milano e al 2,2% di Torino. Tradotto: circa un migliaio di persone in un quinquennio.
La percezione del rischio
Il report propone anche i dati di un indagine condotta nel maggio del 2023 con oltre 2000 soggetti di tra i 18 e i 70 anni d’età, residenti nei comuni di pianura nelle aree metropolitane di Torino, Milano, Padova, Treviso, Venezia e Bologna. In media oltre il 62% dei soggetti si dichiarano molto o abbastanza preoccupati sul cambiamento climatico, con un leggero squilibrio tra donne e uomini (rispettivamente il 64,1% e il 60% di coloro che si dicono molto preoccupati).
Preoccupazione molto alta tra i più giovani (fascia di età 18-34 anni) per l’abitabilità quotidiana nei grandi agglomerati urbano-metropolitani di pianura: si dichiarano preoccupati il 68,4% degli intervistati. A fronte di una preoccupazione sulla vivibilità della città che sfiora il 70%, solo il 35% delle persone desidererebbe trasferirsi effettivamente in montagna. Segno evidente che, nonostante condizioni di vita criticabili, molte poche persone pensano davvero a trasferirsi in altura e, ancora meno, lo fanno effettivamente.
Conclusioni: alla montagna manca ancora appeal
É evidente che nonostante i mille problemi della città (spazi stretti, costi, stress, inquinamento, ondate di calore), la montagna ancora non rappresenti una soluzione percorribile dalla maggior parte di coloro che criticano la città. Trasferirsi in montagna o collina, al di là del desiderio di molti e di singoli casi particolari, non rappresenta ancora una vera tendenza.
Una realtà confermata in molte parti dello stivale che deve far riflettere chi quei territori li amministra: dai semplici sindaci (probabilmente i più consapevoli delle mancanze di certi territori) ai governatori di regione fino a chi ci governa.



