Parlare o scrivere degli eventi meteorologici in Italia in questi giorni è molto complicato. C'è il rischio di cadere nel banale catastrofismo che non rende giustizia alla pesantezza della situazione. Da una parte ci sono fenomeni estremi, testimoniati da fotografie e video inequivocabili. Dall'altra c'è la maledetta tendenza da parte dei giornalisti a estremizzare tutto quanto, a prescindere dalla reale entità dei fatti.
Risultato: gli eventi estremi risultano quasi essere “i soliti eventi estremi” agli occhi dei lettori, andando dunque a perdere la loro effettiva eccezionalità e portata. Eppure ci sono elementi oggettivi che testimoniano quanto il cambiamento climatico sia ormai sfuggito di mano in questo angolo di Europa. Proveremo a raccontarvelo, con dati oggettivi e senza catastrofismi di sorta, in questo articolo.
Grandine record, stavolta davvero
Quante volte abbiamo sentito parlare di “grandine record”? Sui giornali centinaia di volte e, quasi sempre, il record non c'era. Stavolta la cosa è diversa: la sera del 24 luglio un devastante temporale a supercella ha colpito il comune di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone. Nella frazione di Tiezzo è caduto un chicco di grandine di 19 cm di lunghezza, misurato lungo l'asse maggiore. Il pezzo di ghiaccio (chiamarlo “chicco” ci pare privo di senso) è il più grande mai caduto in Europa, ad appena un centimetro dal record mondiale.
Non solo: prima del pezzo di ghiaccio friulano da 19 centimetri, il record di grandezza per la grandine apparteneva ad un temporale scatenatosi in provincia di Vicenza appena pochi giorni prima, il 19 luglio (16 centimetri). «Rendiamoci conto – scrive l'esperto di meteorologia Alberto Gobbi – che stiamo battendo in contemporanea con una progressione paurosa record di caldo e record di grandine, due facce della stessa medaglia. Non c'è da stare affatto tranquilli osservando i dati di temperatura registrati (soprattutto quelli del mare) poiché, ricordiamocelo, se aumenta la temperatura aumenta anche la disponibilità di vapor acqueo per i temporali».
Mare in ebollizione
Gobbi centra il punto: tanta energia ai temporali viene soprattutto data dalle acque superficiali del Mediterraneo, già adesso più calde di come del picco annuale che di solito si registra a fine agosto. Immaginate la quantità spaventosa di energia necessaria a tenere dentro una nuvola, a chilometri di altezza, un pezzo di ghiaccio largo quasi venti centimetri: ecco, quello è quanto è capace di fare uno specchio di acqua in costante sopra-media termica di fronte alle nostre coste.
«Il Mediterraneo è ora completamente fuori da tutti i precedenti record – scrive il meteorologo scozzese Scott Duncan –. Non abbiamo mai misurato questo livello di calore attraverso il bacino in nessun periodo dell'anno. È solo luglio. Solitamente vediamo il massimo annuale ad agosto. Le temperature superficiali del mare sono ampiamente sui 20 gradi Celsius, in alcuni punti si si raggiungono i 30-32 gradi, come ad esempio nello specchio di mare tra Sicilia e Calabria».
Catastrofismo? No, semplice realtà
Un tale surplus di calore, in qualche modo, dovrà essere smaltito. La natura punta sempre a riequilibrare le temperature e trova sempre il modo per farlo nella maniera più rapida. Tradotto: dobbiamo mettere in conto nuovi fenomeni estremi. Tornado, cicloni extratropicali, alluvioni non possono essere affatto esclusi nelle prossime settimane. Purtroppo non ci sono soluzioni a questo situazione: un tale surplus di calore globale non si elimina facilmente.
Visto che sul clima direttamente non si può agire in tempi rapidi, occorre agire soprattutto sui noi stessi. La cosa migliore da fare è acquistare consapevolezza. Capire l'eccezionalità del momento che stiamo vivendo e prepararsi, ognuno di noi, ad affrontare eventi meteorologici estremi. Noi, nel nostro piccolo, ci impegneremo a riportare passo dopo passo le novità e gli sviluppi di questa dinamica globale sul nostro sito. Senza catastrofismi e riportando dati oggettivi.



