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Mente l'Europa si prepara a vivere una fase invernale con temperature da primavera inoltrata, è tempo di riflettere su quanto deciso nell'ultima conferenza dell'Onu della Cop28, tenutasi a dicembre 2023. I dati parlano chiaro: le analisi delle comunità scientifica dimostrano che quanto più a lungo aspetteremo a ridurre le emissioni e a passare a un’economia più verde, tanto più elevato sarà il prezzo da pagare in termini di estremizzazione del clima, caldo invernale compreso.

La Cop28 Onu si era posta come obiettivo di fare il punto sulla situazione riguardo agli accordi di Parigi del 2015. Nove anni fa, la maggior parte delle potenze industriali mondiali sottoscrissero un impegno a mantenere l'innalzamento della temperatura sotto i 2 gradi e, se possibile, sotto 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Viste le premesse, le conclusioni della Cop28 sono risultate piuttosto deboli rispetto alla velocizzazione del cambiamento climatico a cui il mondo ha assistito negli ultimi anni. 

Qualcuno ha parlato di «compromesso al ribasso»: le conclusioni della conferenza cercano, per quanto possibile, di tenere insieme posizioni per molti versi inconciliabili. Tuttavia c'è anche qualcosa che lascia ben sperare nel futuro: formalmente, nel documento si legge l'inizio della fine dell'era dei combustibili fossili. Questo perché, per la prima volta, la parole “fossil fuels” entrano in un testo finale. L'ipocrisia, piuttosto, è realizzare che i combustibili fossili siano entrati nelle conclusioni della conferenza solo nel 2023.

Le conclusioni della Cop28
Il documento finale risulta scritto fin troppo “a maglie larghe”: i vari obiettivi vengono descritti in modo molto sfumato, senza obbligare i paesi firmatari a impegni troppo stringenti nei prossimi anni. Uno dei pochi elementi chiari risulta il traguardo delle “emissioni zero” fissato per il 2050. Il testo originale, in lingua inglese, dice: «Transitioning away from fossil fuels in energy systems, in a just, orderly and equitable manner, accelerating action in this critical decade, so as to achieve net zero by 2050 in keeping with the science».

Il concetto non è più quello della riduzione del consumo dei combustibili fossili (mal visto dai paesi produttori, ad esempio l'Arabia Saudita che ospitava la conferenza) bensì di “transizione” verso l'uscita dell'uso dei combustibili fossili. Sembra quasi dire, esagerando ma nemmeno tanto: «Usciamo dall'utilizzo del combustibili fossili ma con calma, la data del 2050 è ancora lontana».

Gli altri punti del documento
Le restanti parti del documento sono obiettivi giusti, di buonsenso ma rimangono piuttosto vaghe le dinamiche per raggiungerle. Vediamo alcuni punti.

1. Rafforzamento degli Obiettivi di Riduzione delle Emissioni
La COP28 ha sottolineato l'importanza di intensificare gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra. Molti paesi hanno presentato nuovi piani di azione climatica, impegnandosi a raggiungere obiettivi più ambiziosi entro specifiche scadenze.

2. Finanziamenti per l'Adattamento
È stata posta una particolare attenzione sulla necessità di finanziamenti adeguati per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. La COP28 ha visto il rafforzamento degli impegni finanziari da parte dei paesi sviluppati per sostenere le iniziative di adattamento nelle regioni più vulnerabili.

3. Preservare la Biodiversità
L'importanza della conservazione della biodiversità è stata al centro delle discussioni. La COP28 ha sottolineato il ruolo cruciale degli ecosistemi nel mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici. Si è enfatizzata la necessità di proteggere le foreste, gli oceani e gli habitat naturali.

 

 

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