- Almeno 16 vittime accertate, devastazione in almeno cinque nazioni
- In un giorno caduta la pioggia di un mese e mezzo
In natura nulla si crea e nulla si distrugge. Questa frase rappresenta una delle leggi fondamentali della fisica terrestre. Questa regola vale anche per il vapore acqueo immagazzinato dal Mar Mediterraneo e dal Mar Nero nel corso di una delle estati più calde della storia (la terza più calda in Italia, dopo 2003 e 2022, ma una delle più calde globalmente anche nell'intera Europa). Lo scenario è questo: tanta acqua molto più calda del normale contenente dunque un quantitativo di vapore acqueo, quello immagazzinato, molto più alto del normale, direttamente proporzionale al quantitativo di calore anomalo fatto registrare in più in Europa.
Risultato? Un alluvione con almeno 16 vittime in Romania, Repubblica Ceca, Polonia e Austria causate dalla tempesta Boris.
Le zone con più danni sono la regione di confine tra la Polonia e la Repubblica Ceca e la regione di Galati, Vaslui e Iasi, nell’est della Romania. Danni e feriti anche in Slovacchia, Ungheria, Germania e Austria.
Cosa è successo nel cielo del Centro Europa
La tempesta Boris non è stata la classica perturbazione di fine estate. In alcune zone sono cadute in un giorno le precipitazioni che di solito cadono in un mese e mezzo autunnale.
A scatenare piogge così intense in un'area così estesa è stato lo scontro tra masse di aria fredda proveniente dal nord Europa (la stessa che aveva investito l'Italia a inizio settembre, provocando un repentino calo della temperatura) e aria calda e umida in risalita dal Mar Mediterraneo e dal Mar Nero, come detto molto più caldi della media del periodo.
A completare lo scenario disastroso ci ha pensato la sfortunata presenza di un'anticiclone di blocco che ha impedito alla tempesta di muoversi, rimanendo bloccata per molte ore sulle stesse zone.
Da un lato, insomma, le condizioni meteorologiche hanno causato una persistenza della tempesta sulle stesse aree, dall’altro le alte temperature delle settimane passate hanno favorito una particolare intensità delle precipitazioni. Da qui il disastro. L'area colpita dall'alluvione è estremamente vasta. La zona più martoriata è stata quella lungo il corso del fiume Prut in Romania, dove si registrano sei vittime accertate. Le autorità locali e internazionali stanno cercando di affrontare l'emergenza, ma i danni alle infrastrutture e il rischio di ulteriori inondazioni rimangono alti, complicando gli sforzi di soccorso.
Il cambiamento climatico c'entra?
É probabile che il cambiamento climatico abbia giocato un ruolo significativo nella formazione e nell'intensità della tempesta Boris.In molte delle regioni interessate dalla tempesta si parla delle peggiori alluvioni da almeno vent’anni. Le statistiche confermano questa visione. Come detto, l'aumento delle temperature globali, causato appunto dal cambiamento climatico, sta rendendo più frequenti e violenti eventi atmosferici di questo tipo, con piogge più abbondanti e condizioni meteorologiche estreme sempre più comuni in aree vaste come in questo caso.
Come anticipato in apertura, le temperature più alte permettono all'atmosfera di trattenere più umidità, che si traduce in precipitazioni più intense quando queste vengono rilasciate, come avvenuto appunto con la tempesta Boris. A preoccupare gli esperti non ci sono solo gli effetti immediati delle tempeste ma anche la difficoltà nel poterle prevedere in futuro.
Da tempo, infatti, i meteorologi sottolineano come il riscaldamento globale stia anche modificando i pattern climatici, vale a dire quelli utilizzati dai modelli matematici per prevedere dove e quanto pioverà. Così facendo diventerà sempre più difficile prevedere e gestire tali eventi, e aumentando il rischio di disastri naturali di proporzioni maggiori.
In Romania le precipitazioni hanno fatto inondare i campi di circa 6mila aziende agricole – le alluvioni hanno interessato prevalentemente zone rurali – e più o meno 300 persone sono state evacuate. Delle 15 persone morte, 6 si trovavano in Romania.
La regione di confine tra la Polonia e la Repubblica Ceca, i Sudeti, è quella dove nel corso del fine settimana ci sono stati maggiori danni alle infrastrutture, con vari ponti collassati, e ai centri abitati. Tra le località più interessate ci sono le città ceche di Jeseník, che ha 12mila abitanti, Krnov e Český Těšín, che ne hanno circa 24mila ciascuna, e Opava dove a diecimila dei 56mila abitanti è stato raccomandato di spostarsi in zone meno esposte all’acqua. Krnov è stata quasi completamente allagata. Domenica 260mila abitazioni ceche erano rimaste senza corrente elettrica e il traffico era stato interrotto su molte strade, tra cui l’autostrada D1.
In Polonia è stata confermata la morte di cinque persone a causa delle alluvioni, ha riferito l’agenzia di stampa PAP. Per quanto riguarda la Repubblica Ceca per ora è stata confermata la morte di una sola persona, ma è probabile che nelle prossime ore il numero dei morti aumenterà. A Jeseník, dove ormai l’acqua si sta ritirando, tre persone sono state trascinate via dall’acqua. Complessivamente in Repubblica Ceca ci sono 7 dispersi.
La situazione è difficile soprattutto a Litovel, una città di circa 10mila persone 230 chilometri a est di Praga: circa il 70 per cento della città è allagato e sia le scuole che le strutture sanitarie sono state chiuse. Nel capoluogo della regione, Ostrava, si è dovuto chiudere una centrale elettrica e due impianti chimici.
Sono tuttora attese forti precipitazioni in varie città, tra cui Breslavia, la terza città più grande della Polonia (ha 600mila abitanti). Il sindaco Jacek Sutryk ha detto che ci si aspetta che il livello dell’Oder, il fiume che la attraversa, raggiunga il livello massimo mercoledì 18.
Anche nel nord-est dell’Austria ci sono stati dei danni a causa delle alluvioni e si prevede che la situazione possa peggiorare. Circa 1.100 case sono state evacuate. Un vigile del fuoco è morto mentre lavorava per rimuovere l’acqua di una cantina allagata nella città di Tulln; due uomini di 70 e 80 anni sono stati trovati annegati nelle proprie case. Il comune di Lilienfeld, attualmente isolato, ha detto ai suoi 25mila abitanti di bollire l’acqua di casa come precauzione. Gran parte di Vienna è stata protetta dall’esondazione del Danubio grazie a un canale, il Donaukanal. Almeno 16 persone sono morte in Romania, Repubblica Ceca, Polonia e Austria, a causa delle alluvioni provocate da una combinazione di fenomeni atmosferici diversi



