L'Italia, Sicilia e Sardegna in primis, sono le aree più a rischio siccità dell'intero bacino del Mediterraneo. A rilevarlo un recente studio condotto dal “World Weather Attribution”, prestigiosa organizzazione scientifica che indaga il legame tra eventi meteorologici estremi e il cambiamento climatico di origine antropica. Il report ha evidenziato come la crisi climatica abbia aumentato significativamente la probabilità di siccità, specialmente in Sardegna e Sicilia, con un incremento del 50% rispetto al recente passato. Tali eventi siccitosi, inoltre, si aggraveranno con ogni ulteriore grado di riscaldamento globale, sottolineando l'urgenza di azzerare le emissioni. «È ormai reale il pericolo che il cambiamento climatico mini le basi stesse dell’economia e della competitività italiana, a cominciare dal turismo e dall’agricoltura» ha scritto il WWF in una nota stampa di fine settembre 2024.
Il punto del WWF
Proprio per questo il WWF chiede di agire alla svelta. «Le siccità stanno peggiorando in molte aree del mondo – afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia –, ma il Mediterraneo, e in particolare l'Italia, è una delle aree più vulnerabili. Senza l’influenza del cambiamento climatico, le attuali fasi di siccità non sarebbero così intense. Il WWF ribadisce l'importanza di affrontare rapidamente le cause del riscaldamento globale, soprattutto riducendo l'uso di combustibili fossili».
Il caso Italia
In Italia da anni le associazioni ambientalistiche chiedono l'attuazione del “Piano nazionale di Adattamento”, garantendo priorità di azione e fondi adeguati alla transizione ecologica. Dall'altra parte, il rischio è quello di affrontare emergenze climatiche continue, con conseguenze sempre più gravi. «Questo allarme non è nuovo – prosegue Midulla – : già 20 anni fa il WWF Internazionale aveva lanciato un simile avvertimento in una conferenza stampa a Roma. Tuttavia, poco è stato fatto da allora. La quasi totalità delle forze politiche ha spesso negato l’evidenza del cambiamento climatico, rallentando l'adozione delle misure urgenti necessarie. Anche oggi, l’Italia è tra gli ultimi paesi europei per sviluppo delle energie rinnovabili, nonostante faccia parte del G7. Il WWF si aspetta che nella prossima legge finanziaria vengano previste misure per sostenere la transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio, insieme a piani concreti per l’adattamento ai cambiamenti climatici».
Il caso Sardegna
Il WWF auspica anche che i governi regionali affrontino seriamente la questione climatica. «In Sardegna, ad esempio, esiste un'opposizione diffusa alle energie rinnovabili – concludono i vertici del WWF –, alimentata da interessi economici legati a gas e carbone».
La Sardegna, infatti, è la regione che produce più emissioni di gas serra per abitante. Con 12,11 tonnellate per abitante, la Sardegna supera ampiamente le altre regioni in termini di emissioni di gas serra per abitante. Seguono il Friuli Venezia Giulia (9,99), la Puglia (9,6) e l'Emilia Romagna (8,98). «Non a caso la presenza di rinnovabili in Sardegna è ancora limitata, e la regione dipende fortemente dal carbone, con emissioni di CO2 pro capite tra le più alte d’Italia. La lunga sequela di eventi estremi collegabili direttamente alla crisi climatica impone coerenza e scelte tempestive nella riduzione dello sfruttamento di combustibili fossili».



