Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Mentre gli USA si ritrovano nel bel mezzo di un'ondata di gelo, l'Europa meridionale continua a trovarsi con temperature miti ed un clima di stampo atlantico, con poca neve e solo relegata ad alta quota, Alpi comprese. Anzi: a soffrire maggiormente i capricci dell'inverno sono prorpio le Alpi, dove il riscaldamento atmosferico, salito di circa 2°C nell'ultimo secolo, ha accorciato in media di un mese la durata del manto nevoso negli ultimi cinquant'anni. Le abbondanti nevicate tardive della scorsa primavera non sono riuscite a compensare le perdite accumulate inverno dopo inverno. 


A confermare questo preoccupante trend c'è anche Legambiente, che in occasione della Giornata Mondiale della Neve (tenutasi il 19 gennaio) ha pubblicato un report dettagliato sulla situazione neve di questo inizio 2025. O, per meglio dire, della neve che non c'è. Senza dimenticare che l’Italia è tra i paesi alpini più dipendenti dall'innevamento artificiale, con il 90% delle piste coperte da neve prodotta. Detta in parole povere: in montagna nevica sempre meno ma l'industria del turismo invernale passa sempre dal solito schema “montagna = neve = sci”. Per Legambiente, invece, occorre iniziare a ripensare l'offerta turistica invernale, promuovendo un modello "slow" che valorizzi la bellezza della neve naturale con sobrietà. Sarà veramente possibile?

Il drammatico calo della neve sulle Alpi
Gli studi più recenti confermano una tendenza ormai evidente: sulle Alpi italiane la quantità di neve si è ridotta del 50% rispetto a un secolo fa. Uno studio pubblicato nel dicembre 2024 sull’International Journal of Climatology ha rilevato un calo del 34% tra il 1920 e il 2020, con differenze significative tra le Alpi settentrionali (-23%) e quelle sudoccidentali (-50%). Un altro dato che conferma come le aree mediterranee soffrano un aumento maggiore delle temperature rispetto alle altre, ad esempio, dell'Europa Centrale. 


Un altro studio, apparso su Nature Climate Change nel 2023, ha evidenziato che il manto nevoso delle Alpi centrali degli ultimi dieci anni è il più effimero degli ultimi sei secoli per durata. L’innalzamento delle temperature ha accorciato la durata della neve di circa un mese in media, con gravi conseguenze per l’ambiente e, in prospettiva, anche per l'economia. Sugli Appennini la situazione è peggiore: vista la minore altitudine, i dati dell'innevamento naturale sono ancora più drammatici. 


Il ginepro, un indicatore del cambiamento climatico
Ci sono anche segnali empirici che qualcosa sta cambiando a livello climatico. Uno, chiarissimo, lo troviamo sulle Alpi. Secondo il report Nevediversa di Legambiente, il ginepro comune (Juniperus communis L.) è un arbusto che riflette con precisione i cambiamenti ambientali in alta quota. Questo arbusto, tipico delle altitudini superiori ai 2.000 metri, cresce a pochi decimetri da terra a causa delle dure condizioni climatiche. Quando la neve persiste a lungo, il ginepro limita la fotosintesi e cresce poco; al contrario, una minore copertura nevosa favorisce il suo sviluppo in altezza. Ed è esattamente ciò che i ricercatori hanno individuato su molti esemplari giovani che crescono sulle Alpi. 


Un futuro da ripensare
«Il riscaldamento globale sta riducendo in modo costante e senza precedenti il manto nevoso» afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. «Non intervenire significa lasciare che queste trasformazioni abbiano un impatto devastante sull’ambiente e sull’economia delle comunità montane».  Anche Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, sottolinea l'importanza del manto nevoso come “serbatoio d'acqua” per miliardi di persone in tutto il mondo. «Una riduzione persistente della quantità e della durata della neve produrrà probabilmente effetti profondi sugli ecosistemi, con gravi ripercussioni a cascata sul benessere umano e sulla fruibilità della montagna.


Questo aspetto non può più essere ignorato nella pianificazione politica della gestione delle risorse idriche, con una particolare attenzione alle Alpi come agli Appennini» ha detto. 
Secondo il rapporto Lost Winter di Climate Central (dicembre 2024), ogni aumento di 1°C della temperatura globale ridurrà dell’8% la copertura nevosa nell'emisfero settentrionale. 
La sfida è quindi chiara: servono azioni rapide e incisive per proteggere la montagna, un ecosistema tanto prezioso quanto fragile.


La politica, però, da questo orecchio sembra proprio non volerci sentire. E, a livello globale, la recentissima elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti potrebbe allontanare ancora di più reali prospettive di impegno politico per contrastare l'abbassamento dei gas serra nell'atmosfera. 

 

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