Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Erbe della salute: trovata pubblicitaria o fondo di verità? Più la prima che la seconda, e l'abbondanza di essenze sulle nostre montagne lo testimonia. Dal Medioevo al Rinascimento, ma praticamente fino all'età moderna, la conoscenza e la manipolazione delle erbe officinali sono state appannaggio  di due estremi della società: da una parte i monaci delle comunità monastiche e dall'altra le streghe, o nei casi migliori, le guaritrici. Ripulita dalla patina di superstizione, la scienza erboristica è stata riscoperta ai giorni nostri ed ha raggiunto un'ampia diffusione. La montagna, infatti, è una grande dispensatrice di "materia prima".


Nell'auspicabile ipotesi di un allentamento della pandemia e, conseguentemente, di un ritorno alla possibilità di vita all'aria aperta, proviamo a vedere quali sono le dieci piante officinali non protette più comuni che le nostre montagne possono offrire! Insieme a loro, vediamo anche le loro principali proprietà.  

  • Achillea millefolium (Achillea millefoglie): favorisce la digestione, migliora la circolazione ed è un coadiuvante contro i disturbi del menarca.
  • Arnica montana (Arnica): cresce spontanea al di sopra dei mille metri ed e una delle piante officinali più conosciute. Il suo nome dovrebbe derivare dal greco “ptarmica” - starnuto - ma le sue proprietà sono ben note a chi soffre di mal di schiena. Infatti è uno degli ingredienti principali per unguenti e pomate lenitive per contusioni e per i dolori articolari e muscolari di carattere infiammatorio.
  • Malva sylvestris (Malva): pianta molto comune, sicuramente abbiamo visto i suoi fiori rosa-violacei. A contatto con l'acqua, la pianta rilascia dei principi attivi emolienti, base per preparati erboristici utili alla protezione della mucosa gastrica e alla motilità intestinale. 
  • Pinus mugo (Pino nano): reintrodotto nella zona del Lago Nero, i suoi olii essenziali sono alla base della preparazione di sciroppi e unguenti molto utili per liberare le vie respiratorie superiori e facilitare la fluidità dei bronchi.
  • Ruscus aculeatus (Pungitopo): pianta che non ha bisogno di presentazioni: più o meno tutti conoscono le foglie acuminate e le bacche rosse di questa pianta diffusa dalla pianura agli 800 metri. In erboristeria viene utilizzato il rizoma, che ha proprietà toniche e protettive per il sistema circolatorio, soprattutto in caso di gambe gonfie, vene varicose, emorroidi e geloni.
  • Sambucus nigra (Sambuco): pianta molto diffusa fino ai 1500 metri. Mentre le bacche viola scuro sono note per le macchie difficilmente lavabili, i fiori essiccati sono la base per tisane invernali ad azione diaforetica, lenitiva e protettiva delle alte vie respiratorie. 
  • Silybum marianum (Cardo mariano): la pianta ha assunto il nome di "mariano" perché secondo la tradizione popolare, le sue foglie vennero macchiate da alcune gocce del latte della Madonna. Le foglie sono molto amare ed hanno proprietà digestive, le radici hanno proprietà drenanti e febbrifughe, mentre i fruttisono utilizzati per la loro azione protettiva e depurativa del fegato.
  • Taraxacum officinale (Soffione o Dente di leone): i Denti di leone sono diffusissimi anche in pianura e tutti conoscono i suoi fiori. Le foglie sono ricercate per la preparazione di gustose insalate e di frittate, mentre l'erboristeria utilizza le radici per le loro importanti proprietà diuretiche e depurative.
  • Urtica dioica (Ortica): anche questa pianta non ha bisogno di presentazioni, poichè praticamente tutti, fin da bambini,  abbiamo avuto contatti con lei e - dolorosamente -con l'acido formico contenuto nelle bolle apicali dei peletti di cui sono cosparse le foglie. Riscoperta dalla gastronomia (condimento per risotti e pasta), il suo uso in erboristeria si basa sulle sue proprietà rimineralizzanti per le ossa e depurative per l'intero organismo.

Ovviamente, niente preparati  "fai da te", ci raccomandiamo. Con la dovuta preparazione professionale, però, è indubbio che la raccolta, la preparazione e la commercializzazione delle piante officinali e dei loro derivati possono rappresentare un settore lavorativo con grandi margini di sviluppo. La natura, specialmente in montagna, sa dare tanto chiedendo indietro solo un po' di attenzione e cura.


 

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