L'idea nasce da un gruppo di cinque giovani che già prima della pandemia avevano desiderato mollare la città per lavorare in aree rurali lontane dal caos, dallo smog e dai prezzi cittadini. Così è nata la rete di Nat Working, che ad oggi conta decine e decine di sistemazioni prenotabili (in condivisione o in esclusiva) per poter lavorare in smartworking fuori dalle città, per migliorare la qualità del tempo dedicato al lavoro e al tempo libero, generando un impatto positivo nelle aree extraurbane del nostro paese, specialmente quelle sottoutilizzate.
É la dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il sistema cittadino sia sopravvalutato in molti contesti, specialmente quelli dove la presenza fisica sul posto di lavoro non è richiesta.
«Effettivamente – raccontano gli organizzatori – già nel novembre 2019, prima che la pandemia facesse sperimentare lo smart working a milioni di italiani sognavamo di scappare dalla città continuando a fare il nostro lavoro. Partendo dai nostri bisogni e il mondo in evoluzione, abbiamo immaginato un servizio capillare che mettesse a sistema tre fondamentali ingredienti: il mondo del lavoro in cambiamento, il patrimonio inesplorato del territorio, lo sviluppo locale di piccole comunità. C’è bisogno di nuovi orizzonti, a partire da quelli oltre lo schermo del nostro pc acceso in smartworking o per studiare. Per questo invitiamo tutti a pensare ad una bella scrivania con vista su splendidi panorami naturali di Valle d’Aosta, Piemonte o Toscana, giusto per fare qualche esempio».
Con la loro attività, i ragazzi e le ragazze di Nat Working hanno creato una comunità di persone che vogliono migliorare le proprie condizioni di vita, di lavoro e di tempo libero, arricchendo le relazioni individuali. «Il nostro obiettivo è mettere in rete risorse e territorio. Per fare questo riattiviamo spazi adeguati per chi, come noi, ha la possibilità di lavorare e studiare da remoto. Spazi che mancano fuori dalle grandi città e che rappresentano luoghi ibridi di aggregazione e confronto fondamentale per le comunità. Così facendo, abbiamo scoperto che possiamo dedicare più tempo a noi stessi: per seguire le nostre passioni, per esplorare nuovi mondi, confrontarci con le culture del territorio e riscoprire la possibilità di scegliere. Vogliamo stare bene e non ne possiamo più di sentir parlare di burnout o di stress lavoro-correlato».
Altro obiettivo è quello di rispondere fattivamente allo spopolamento delle aree interne, andando a recuperare spazi sottoutilizzati (ma con potenzialità altissime, come buona parte delle aree montane) entrando in relazione con partner territoriali in maniera da poter essere conosciuti e utilizzati da tutti, anche da chi viene da altre aree di Italia.
Il progetto mette in rete persone con esigenze diverse insieme a luoghi e sistemazioni con le giuste caratteristiche: il movimento ha dato il via a residente più o meno temporanee nei territori della montagna sfruttando la prima rete interregionale di spazi dedicati allo studio e al lavoro immersi nella natura. La rete, piuttosto capillare tra Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, si propone di costruire una comunità di individui che offrono spazi per lavorare e studiare e/o posti letto, enti territoriali che offrono servizi complementari di attività culturali o sportive immerse nella natura e utenti interessati a conciliare lavoro e tempo libero esplorando il territorio.
Il sito di Nat Working è visitabile qui https://www.natworking.eu/nat e merita un plauso in quanto rappresenta un modo nuovo, al passo coi tempi, per avvicinare le nuove generazioni alle zone rurali extraurbane che -senza un'attività di promozione come questa- rischiano di vedere inespresse le loro enormi potenzialità in questa fase storica.



