«Dieci anni fa piantare a Pistoia queste piante di avocado sarebbe stato considerato poco più che uno scherzo. Con quello che sta succedendo con le temperature, invece, occorre fare un tentativo». Francesco Mati è titolare della Mati Piante, una delle aziende vivaistiche più importanti dell'intero distretto vivaistico pistoiese. Sotto la sua direzione sono stati progettati migliaia di giardini in tutta Italia negli ultimi 40 anni. Quello che ha fatto però nel suo di giardino, a pochi passi dalla sede dell'azienda, non ha proprio precedenti.
«Nelle ultime settimane le temperature in Toscana si sono mantenute costantemente almeno dieci gradi sopra la media. Il primo gennaio a Pistoia ho registrato 17 gradi con la mia stazione meteorologica professionale, qualcosa di mai visto. Già settimane prima, però, avevamo deciso di provare a coltivare piante tropicali come l'avocado, e vedere cosa succede nel nuovo clima toscano. Non è detto che faccia i frutti, anzi: il nostro è un esperimento ma è comunque molto interessante perché, col cambiamento climatico, potremo vedere come si comportano qui certe specie che qui non sono mai state».
L'avocado, infatti, è originario dei paesi tropicali del Centro America, dal Brasile al Messico passando da Colombia al Cile. Alcune varietà sono state coltivate con successo in India, Indonesia e Palestina. In Italia i primi a tentare la coltivazione di questa specie sono stati i siciliani. Mai nessuno prima adesso, però, aveva fatto lo stesso tentativo in Toscana. «Questa pianta ha quattro anni – prosegue Mati –. Di solito producono frutti intorno ai cinque anni, per cui ci siamo. Se farà davvero i frutti sarà clamoroso!».
Toscana come Sicilia, Sicilia come Nord Africa
Il tentativo Mati non è affatto un caso isolato: sono numerosi i territori del sud Italia che stanno sperimentando con successo nuove specie di coltivazioni. «In Sicilia ad esempio sono già attive da qualche anno produzione di banane, ananas, papaya, mango. Il clima sta cambiando e con lei cambiano le coltivazioni. A livello di clima, sembra che ogni territorio italiano sia come scivolato 6/700 chilometri più a sud. Non deve sorprendere che il clima siciliano sia ormai quasi diventato nord africano».
Stagione invernale 'saltata': i nuovi rischi
La frutta esotica al centro nord non è il solo segnale del clima che sta cambiando. A guardare bene, la Natura racconta anche altre storie: nei vivai pistoiesi sono numerose le specie che hanno germogliato senza ancora aver perso le vecchie foglie, che appaiono ingiallite come ad inizio ad autunno (ed invece siamo a gennaio). Ciò che si vede ha dell'incredibile: rose, cornus e spinee metà germogliate e metà ancora con le foglie gialle. La fase di riposo invernale della pianta, indotta dal clima teoricamente più rigido, è stata saltata a piè pari. «A questo punto la pianta è esposta a più rischi – sottolinea Mati –: quello meno preoccupante è dato dalla possibilità che una gelata, assolutamente normale tra gennaio e febbraio, possa bruciare i germogli appena nati prematuramente.
Anche in quel caso, comunque, la pianta può sopravvivere». Il rischio maggiore secondo Mati è altrove. «L'azzeramento o quasi della stagione invernale può far sopravvivere più a lungo le patologie delle piante che, con queste temperature, rischiano di ripresentarsi ancor più forti e vigorose nel corso della prossima estate. Teniamo le dita incrociate, stiamo monitorando con attenzione le nostre piante per verificare ogni possibile principio di problema».
Ufficiale: in Toscana il 2022 è stato l'anno più caldo di sempre
I dati numerici confermano ciò che la natura manifesta con fioriture fuori stagione e fuori zona. Il consorzio regionale toscano Lamma, a chiusura del 2022, ha ufficializzato un dato molto allarmante. «Si è appena concluso l'anno più caldo mai registrato sulla nostra regione – hanno dichiarato i meteorologi del consorzio – . A livello annuale, nel corso del 2022, abbiamo avuto temperature massime fino a 2 gradi superiori a quelle tipiche del periodo; un dato che risulta decisamente sorprendente e straordinario se si considera che questa è una anomalia mediata su ben 365 giorni. Ancora più marcate risultano le anomalie sui settori montani: oltre 1500 metri siamo infatti a circa 3 gradi oltre i riferimenti climatologici. Segno inequivocabile della persistenza di masse d'aria in quota ben più calde di quelle che insistevano fino a pochi lustri fa».
Con queste premesse, l'estate 2023 fa già paura: il grande surplus termico dell'estate passata non è stato del tutto smaltito con l'inverno in corso e la nuova estate potrebbe iniziare già con condizioni iniziali più calde del solito. Per chi abita in pianura occorre pensare di investire seriamente in un impianto di condizionamento valido o valutare un trasferimento sopra i 500/600 metri di quota almeno, così da ridurre gli effetti negativi del caldo asfissiante.



