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L'autunno da qualche giorno è finalmente arrivato, con pioggia e temperature finalmente consone al periodo su tutta Italia.  Questo primo assaggio di cambio di stagione arriva, però, dopo quasi cinque mesi filati di estate, con temperature oltre la norma da fine giugno 2023 fino metà a ottobre. Lo ricorderete, solo la prima parte di giugno si è “salvata” dalle temperature record. Per quanto le piante siano uno degli esempi più estremi di resilienza vivente, alcune di loro sono in sofferenza e faticano a trovare un modo per adattarsi a cambiamenti così repentini. 

La situazione nel centro Italia: il caso della Toscana
La Toscana è stata una delle regioni più colpite da una prolungata siccità unità a temperature costantemente sopra le media anche di 6/7 gradi. 
Secondo molti agricoltori, il cambiamento climatico potrebbe portare progressivamente anche a cambiamenti delle nostre abitudini alimentari. Ovviamente non è un anno o due di siccità o caldo anomalo a modificare la flora di una regione. Il problema è che in Toscana, così come in buona parte d'Europa, sono anni che le temperature (specialmente nei mesi estivi) si stanno costantemente allontanando, verso l'alto, dalle medie climatiche. 

Castagne, grandi assenti
Nei negozi e nelle fiere specializzate le castagne sono davvero poche per il momento. Secondo gli esperti di Coldiretti, le piante sono in sofferenza: lasciano cadere le foglie mentre i ricci restano attaccati ai rami. Coldiretti Toscana, insieme all’associazione nazionale “Città del Castagno”, stima una riduzione media del 50% dei raccolti negli oltre 30mila ettari di castagneti censiti in regione. Una produzione che per quest'anno, insomma, si prospetta particolarmente bassa, non abbastanza per i fabbisogni dei consumatori. Ecco perché, con ogni probabilità, nelle prossime settimane arriveranno sui banchi dei supermercati prodotti dalla Grecia, dalla Turchia o dalla Spagna per sostenere la domanda interna. 


Solo la zona della Garfagnana, in provincia di Lucca, sembra avere una buona quantità di castagne pronte da cogliere. Un po' poco per soddisfare il fabbisogno anche solo regionale. «Per le castagne, così come è stato per vino, olio, frutta ed altre colture, è stata un’annata complicata condizionata da una primavera eccezionalmente piovosa, un’estate torrida e da un autunno eccezionalmente caldo – spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana –. Condizioni che stanno avendo conseguenze molto pesanti sulla sostenibilità economica delle imprese agricole che hanno sostenuto il 30% in più di costi di produzione raccogliendo molto meno delle attese».


Cesani citava, non a caso, l'olio, altro bene la cui produzione appare in crisi in questo 2023: 36mila le aziende che si dedicano alla raccolta delle olive, ma le condizioni climatiche sfavorevoli fanno temere un calo della produzione tra il 10 e il 50% a seconda delle zone. In altre parole, le stime parlano di 12mila tonnellate di olio totali prodotte contro le 18mila del 2022. Al consumatore, un chilo l'anno scorso costava 12-13 euro in Alta Toscana e sugli 8-9 euro in Bassa Maremma. Quest'anno, invece, le prospettive parlano di 18-19 euro nel primo caso e di 11-13 euro nel secondo.

Non è solo questione di castagne o olio: i rischi per il territorio
Continua Coldiretti: «I contraccolpi economici che, soprattutto nelle aree più marginali, possono arrivare dopo raccolti poco favorevoli, possono favorire l’abbandono e lo spopolamento. Purtroppo senza reddito non c’è futuro». Meno castagne, meno olio, meno prodotti della terra, infatti, vogliono dire non solo meno scelta sul banco del fruttivendolo o in bottega alimentare: significa, in prospettiva, meno lavoro nelle zone rurali e di campagna. Anche da questo punto di vista, l'attenzione nei confronti dei cambiamenti climatici va mantenuta alta e occorre, uno per uno, iniziare a prendere consapevolezza dei grandi cambiamenti in atto a livello climatico e naturale. «L’impatto dei cambiamenti climatici – conclude Coldiretti – tocca già il nostro presente e ci impone di accelerare sugli investimenti per ricerca, tecnologia, infrastrutture per lo stoccaggio delle acque piovane e la selezione delle varietà più resistenti. E dobbiamo farlo in fretta». 

 

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