«Forse fino a dieci o quindici anni fa sarebbe stato ancora possibile negare l'esistenza del cambiamento climatico e affermare che si trattava di episodi occasionali. Adesso quel tempo è finito». A lanciare l'allarme è il comitato “Un Altro Appennino è possibile”, riunitosi dal 2020 per iniziativa di un gruppo di cittadini e associazioni da tempo impegnati nel contrastare la realizzazione della seggiovia “Polla - Scaffaiolo”, un nuovo impianto di risalita sul Corno alle Scale. L'attività del comitato, come si legge sul loro sito ufficiale, passa anche da «immaginare insieme il futuro della montagna e del suo rapporto con la metropoli, con particolare attenzione al territorio bolognese».
Proprio il futuro della montagna, in rapporto ai cambiamenti climatici, è la questione su cui il comitato si interroga. «La forte anomalia climatica di questo inverno 2023-2024 ha messo nuovamente in grandi difficoltà tutto il comparto interessato dal turismo invernale. Negli ultimi due mesi, che dovevano essere importanti per le attività nelle stazioni invernali, si è invece registrata la mancanza di precipitazioni e l’aumento delle temperature medie del periodo. Tutto questo non ha reso possibile neppure l’innevamento artificiale delle piste».
I comprensori sciistici tra Emilia Romagna e Toscana, a parte due brevi parentesi felici a inizio dicembre e fine gennaio, hanno vissuto fino adesso una stagione da incubo. «I gestori degli impianti di risalita – proseguono i portavoce del comitato – hanno evidenziato tutte le difficoltà del settore e formulato proposte di miglioramento per sostenere l’innevamento programmato nei pochi giorni in cui si dovessero verificare le condizioni meteo per attivarlo. La loro preoccupazione è anche la nostra perché siamo pienamente consapevoli che questo clima anomalo mette in grave difficoltà economica la sopravvivenza di tante imprese impiantistiche, dei servizi turistici e commerciali ad esse collegate».
Secondo il comitato, insomma, continuare sulla strada del turismo invernale senza considerare i cambiamenti climatici è anacronistico ed, economicamente, rischioso. «I dati raccolti dimostrano che siamo nel pieno del cambiamento e sappiamo bene che per cominciare a invertire questa tendenza a livello globale occorreranno decenni. Continuare a sperare nel ritorno della neve come avveniva in passato è fuorviante».
Da qui, la necessità di iniziare a cambiare strategia a livello economico su queste aree. «Il contesto è cambiato e anche le nostre strategie devono cambiare. É necessario fin da ora prevedere nuove modalità di investimento pubblico, capaci da un lato di sostenere e migliorare le prestazioni delle strutture già in essere, finché ciò sarà ragionevolmente possibile; nel frattempo dovrà essere fermata la costruzione di nuovi impianti che sarebbero assolutamente ingiustificati; parallelamente e da subito occorre lavorare per il graduale passaggio verso un sistema turistico fondato su altri presupposti, dato che nel prossimo futuro nulla sarà più uguale a quello che abbiamo visto in passato».
Una visione economica diversa in prospettiva che, tuttavia, non può far mancare sostegni e aiuti agli operatori attualmente sul mercato. «Finché le condizioni meteo lo consentiranno – proseguono dal comitato –, a nostro parere devono essere messe in atto tutte le azioni per sostenere le imprese del settore sciistico ed il sistema di infrastrutture funzionali agli impianti e piste oggi esistenti, per i quali nel passato sono stati fatti ingenti investimenti pubblici. Contestualmente però deve essere chiaro che non è più sostenibile né ragionevole destinare risorse pubbliche per nuovi impianti, ormai anacronistici, costosi e fortemente impattanti sull'ambiente e sul paesaggio, che per di più sarebbero di ostacolo allo sviluppo di un turismo lento e naturalistico».



