A modo suo è già un fatto storico: la Commissione Europea sta per presentare ai paesi membri dell'Unione Europea un piano volto a potenziare l'industria bellica. Un'affermazione che riecheggia tremende dinamiche storiche che si credevano passate e impossibili da rivivere. Eppure, a 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'economia di guerra torna ad affacciarsi nel panorama europeo nel 2024.
Il fronte ucraino preoccupa
Secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters, Thierry Breton, commissario europeo per l'industria, ha pronte una serie di proposte per incentivare gli stati membri a aumentare gli acquisti di armamenti dalle imprese europee e a sostenere tali imprese nell'incrementare la loro capacità produttiva. Breton ha sottolineato la necessità di cambiare l'approccio economico verso uno militare, affermando che l'industria europea della difesa dovrebbe assumere maggiori rischi con il supporto dell'UE. Il fronte a cui si guarda con una certa preoccupazione è quello ucraino. Il piano europeo per una progressiva economia europea vuole essere una maggior presa di posizione in quello che potrebbe essere un allargamento del conflitto. Il piano prevede di aumentare la preparazione alla guerra, con sussidi per far crescere la capacità produttiva, accumulare scorte, incoraggiare gli investimenti e uno stretto coinvolgimento dell’Ucraina.
Maggiore responsabilità UE nella guerra
Breton ha enfatizzato che, nel contesto geopolitico attuale: l'Europa, secondo lui, deve assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza, indipendentemente dagli esiti elettorali nei paesi alleati. Il riferimento è alle elezioni USA previste per fine 2024. Il pacchetto di aiuti finanziari proposto da Breton prevede una prima tranche di finanziamenti di 1,5 miliardi di euro fino al 2027, considerata modesta nel panorama degli appalti per la difesa su larga scala, ma che creerebbe un quadro giuridico per una spesa coordinata più consistente in futuro. Breton ha anche richiesto la creazione di un fondo speciale dell'UE da 100 miliardi di euro per progetti di difesa.
Per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla strategia di "economia di guerra", gli stati membri dovranno compiere azioni specifiche. Queste includono l'acquisto congiunto di almeno il 40% delle attrezzature per la difesa entro il 2030, il raggiungimento di scambi commerciali interni nel settore della difesa pari al 35% del valore totale del mercato della difesa dell'UE entro il 2030, e la destinazione di almeno il 50% del budget complessivo per la difesa all'interno dell'UE entro il 2030, con un aumento al 60% entro il 2035. La Commissione auspica che l'Ucraina partecipi ai nuovi programmi proposti per aumentare gli appalti congiunti e la capacità produttiva, anche se il paese non è membro dell'UE. Le proposte di Breton includono la creazione di una versione europea del piano statunitense per la vendita di armamenti all'estero e la possibilità per l'UE di dare priorità agli ordini europei durante periodi di crisi e gravi carenze di produzione.
Per ora sono solo proposte
La situazione è molto tesa e altrettanto tesa potrebbe diventare nei prossimi mesi. Quanto descritto, però, è ancora a livello di proposta. Tutte le idee dovranno ottenere l'approvazione del Parlamento Europeo e dei governi nazionali dell'UE, che sono spesso riluttanti a cedere poteri in materia di difesa e questioni militari. Da tenere di conto, nell'equazione, anche al posizione della Nato. Tutto quanto, però, concorre ad aumentare la tensione nello scacchiere geopolitico europeo a livelli inimmaginabili fino a solo 10 anni fa.



