La necessità di evitare gli sprechi alimentari è doppia in questi ultimi tempi, sia per la nostra salute che per quella dell'ambiente. A ben guardare è anche una necessità per le nostre tasche, alle prese con una congiuntura economica sempre più complicata. Rimaniamo, però, sulla questione degli sprechi. Attualmente, le pratiche agricole, la pesca e gli allevamenti intensivi rappresentano una fonte significativa di inquinamento ambientale globale, minacciando la diversità biologica e contribuendo all'esaurimento delle risorse idriche e del suolo. Sono attività che vanno a favore dei cambiamenti climatici e che aumentano l'impatto ambientale complessivo della nostra specie. Un impatto che, visto il livello di riduzione globale delle risorse, non possiamo più permetterci. Il punto cruciale risiede nel modificare le nostre abitudini alimentari e i processi agricoli e di allevamento che le sostengono da subito. Come possiamo fare?
Risorse non più illimitate
La rivista scientifica Lancet ha riunito una commissione di più di 30 esperti internazionali per rivalutare radicalmente il modo in cui produciamo e consumiamo cibo, al fine di ottenere una dieta che sia sia più sana che più sostenibile. Tenete conto che la caratura dello studio è internazionale: noi italiani siamo molto avanti rispetto ad altre culture, in primis quella americana, in termini di sprechi. Un aggiornamento, comunque, non ci farà affatto male. Serve inoltre capire che poco possono fare 60 milioni di italiani rispetto a tutto il resto del mondo occidentale: il cambiamento nei consumi occorre sia globale. Il documento scaturito dal comitato scientifico ha come titolo "Dieta per la salute del pianeta", con una serie di indicazioni e pratiche per rendere la dieta, appunto, globale più salutare e sostenibile.
Le priorità
Una delle priorità evidenti, soprattutto nei paesi industrializzati, è ridurre in modo significativo il consumo di alimenti potenzialmente dannosi, come zuccheri, farine raffinate e prodotti animali. Secondo le raccomandazioni degli esperti, il consumo di tali alimenti dovrebbe diminuire almeno del 50% entro il 2050, al fine di raggiungere gli obiettivi della dieta per la salute del pianeta. Al contempo, dovrebbe aumentare l'assunzione di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, semi oleosi e pesce. Queste raccomandazioni, se attuate su vasta scala, potrebbero portare a un notevole miglioramento della salute globale degli essere umani, laddove ci sia accesso a queste risorse.
I paradossi del settore alimentare
Non va dimenticato che oltre un miliardo di persone nel mondo (un ottavo dell'intera popolazione mondiale!) soffre di malnutrizione a causa di un accesso insufficiente a cibo di qualità,... mentre circa il 50% del cibo prodotto nel globo attualmente viene sprecato e non consumato. É evidente che un rapporto in questi termini, con l'aggravante del continuo aumento della popolazione mondiale, non può durare in eterno.
Sostenibilità non solo per scelta ma per necessità
La sfida consiste nel produrre cibo in modo sostenibile, senza superare i limiti del nostro pianeta. Ciò richiede un focus su alcune aree cosiddette “critiche”: cambiamenti climatici, consumo di suolo, risorse idriche, perdita di biodiversità. Tale transizione richiederà cambiamenti significativi non solo nelle nostre abitudini alimentari personali, ma anche nei sistemi di produzione e distribuzione alimentare.Questo cambiamento deve coinvolgere tutti i livelli della società. È necessario avviare un circolo virtuoso che coinvolga le abitudini alimentari individuali dei cittadini, politiche a sostegno della produzione sostenibile e della lotta agli sprechi a livello nazionale, e politiche internazionali che favoriscano la transizione verso un nuovo sistema alimentare.
I nuovi numeri della produzione del cibo
Sul fronte produttivo, il rapporto traccia una roadmap dettagliata per guidare il settore alimentare fino al 2050. Questo comprende la de-carbonizzazione della produzione agricola, il dimezzamento degli sprechi alimentari, la necessità di non aumentare il consumo di acqua e suolo e di eliminare la perdita di biodiversità. Questa strategia mira a garantire un approvvigionamento alimentare sostenibile per 10 miliardi di persone e migliorare contemporaneamente la salute globale. Fattibile, teoricamente, ma molto complicato da un punto di vista pratico.
Sensibilizzare e favorire il dibattito
Sebbene la direzione da seguire sia chiara, il percorso sarà inevitabilmente impegnativo e richiederà cambiamenti profondi non solo nelle abitudini quotidiane, ma anche nei sistemi produttivi e commerciali che regolano il settore alimentare. L'obiettivo è stimolare una discussione su larga scala e raggiungere un accordo sull'alimentazione, simile a quanto avvenuto con l'accordo di Parigi sul clima.
È evidente che saranno necessari incentivi economici per spingere i produttori a modificare le proprie strategie agricole e garantire a tutta la popolazione l'accesso a materie prime di qualità, anche se ciò comporta un costo maggiore rispetto alle alternative meno salutari. Ciò che è certo è che, fin da subito, è necessario avere la consapevolezza che le risorse alimentari mondiali a cui abbiamo avuto accesso per un secolo non potranno più essere sfruttare come è stato fatto fino adesso. E agire di conseguenza.



