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I numeri dell'economia italiana raccontano una nazione complessivamente in discrete condizioni di salute. La nostra è, e rimane, comunque una delle economie più avanzate del mondo. A fianco di dati oggettivamente incoraggianti (o quanto meno “non preoccupanti”), ci sono altre dinamiche tutt'altro che buone che riguardano da vicino gli ambiti dell'ambiente, della sicurezza e della salute. Dinamiche preoccupanti, che spesso non vengono lette dalla maggior parte delle analisi macroeconomiche. Senza contare il rischio povertà, che riguarda un quinto della popolazione italiana: un po' tanto, se si considera il benessere presunto dell'Italia del 2024. 

I risultati del report
Questi sono i dati raccolti dall'undicesimo “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile”, apparso anche in una delle ultime edizioni del Sole 24 Ore. Uno degli elementi più allarmanti del report riguarda i 4.5 milioni di cittadini che sono stati costretti a rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici. Parliamo del 7,6% della popolazione, percentuale in aumento rispetto al periodo pre-pandemia. Nel 2019, ad esempio, erano 500mila persone in meno ad aver rinunciato. 

Molto vicina alla condizione di dover rinunciare alle cure per problemi economici, c'è il cosiddetto “rischio di povertà”, il cui indici appare in lieve ascesa. L'indice di povertà, lo ricordiamo, è rappresentato da una soglia limite di 1150 euro per una famiglia di due componenti. Nel 2019, con l'introduzione del tanto discusso reddito di cittadinanza, la fascia di popolazione considerata “povera” arrivò al 7,6%, per poi salire fino al 9,7% nel 2023 soprattutto a causa dell'alta inflazione fatte registrare nella zona Euro.

Altra “zavorra” sociale: in Italia si studia poco rispetto all'UE
C'è anche un'altra questione che “appesantisce” la nostra condizione attuale: il livello (relativamente) più basso di istruzione da parte della popolazione. Un dato importante anche in prospettiva futura. L'anno scorso si è registrata una partecipazione inferiore alla media UE nell'ambito dell’istruzione e della formazione tra gli individui italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Con poco più di un terzo della popolazione coinvolta attivamente nella formazione attiva, l’Italia si posiziona al di sotto della media europea di addirittura 11 punti percentuali. 

Ancor più preoccupante la fascia di età che abbraccia i neo-maggiorenni, ovvero tra i 18 e i 24 anni. In questo ambito il 31% dei giovani non è impegnato in alcun percorso educativo o formativo, distanziando notevolmente l’Italia dalla media europea del 20,2%. Dati significativi e preoccupanti, che dimostrano uno scarso interesse nei confronti dell’istruzione e della formazione tra i giovani italiani.

Prospettive future
Alla luce di quanto analizzato sopra, resta comunque importante continuare ad osservare e analizzare i dati macroeconomici che, in fin dei conti, stabiliscono la solidità generale del sistema economico di una nazione. Ecco che, sempre il Sole 24 Ore, ha tracciato una serie di proiezioni sul futuro dell'economia italiana nel biennio 2024-2025. Si tratta di previsioni a livello macro, che quindi vanno prese come linea di tendenza soggetta a variazioni e a picchi (positivi e negativi) in alcuni ambiti specifici, come quelli ad esempio di cui ci siamo occupati in questo articolo: accesso allo studio, alle cure mediche, livello di povertà. 

Il Centro studi di Confindustria ha previsto, per il prossimo anno, una crescita economica del +1,1%. Confindustria si dice ottimista riguardo due fattori che potranno sostenere ancora la crescita italiana: il taglio dei tassi da parte della Bce e l'attuazione del Pnrr. Condizioni, queste ultime, da considerarsi sempre, lo ripetiamo per un'ultima volta, con tutti i “se” e i “ma” del caso.

 

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