La sfida degli studiosi di economia è quella di avere a disposizione strumenti quanto più possibili efficaci per “fotografare” lo stato dell'economia e dei risparmiatori. In Italia uno degli strumenti più interessanti per tale scopo lo ha teorizzato Confcommercio. Partiamo dalla definizione: il “Misery Index Confcommercio” (acronimo MIC) è l'indicatore del disagio sociale causato dal tasso di disoccupazione esteso (che comprende disoccupati, sottoccupati, cassaintegrati e scoraggiati) in rapporto alla variazione dei prezzi dei beni e servizi acquistati ad alta frequenza (ricavati dai dati Istat).
Le dinamiche di prezzo di questo paniere influenzano in modo diretto la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie. Le due componenti prese in considerazione dall'Ufficio Studi di Confcommercio differiscono dal “Misery Index” tradizionale, utilizzato per anni prima dell'avvento del MIC. Il MI, infatti, assegna pesi uguali ai due mali e tende a sottostimare i costi economici, psicologici e sociali (diretti ed indiretti) della disoccupazione. Il MIC, invece, assegna pesi diversi alle due componenti, disoccupazione ed inflazione (rispettivamente 1,2647 e 0,7353).
Osservatorio mensile
La serie completa dei report sul MIC è consultabile e scaricabile a questo sito, che contiene anche gli altri report prodotti dall'Ufficio Studi Confcommercio: https://www.confcommercio.it/ufficio-studi. Occorre sottolineare che il report esce aggiornato ogni 30 giorni.
Marzo 2024, la situazione aggiornata
Il MIC di marzo 2024 si è attestato a 12,0, in riduzione di sei decimi di punto rispetto al mese prima, febbraio 2024. «Nonostante le contingenze negative nell'economia internazionale – si legge nel report –, la tendenza è verso il ridimensionamento dell’area del disagio sociale. Un miglioramento iniziato già ad agosto dello scorso anno».
A pesare sul calo del MIC è il mercato del lavoro che ha ripreso a “tirare” a partire dal febbraio 2021, dopo aver toccato i minimi storici proprio in quel frangente. Oltre a questo, c'è anche il leggero ma costante rientro dell’inflazione. Le due componenti hanno permesso il ritorno dell’indicatore su livelli che non si registravano dall’inizio del 2009, in una fase comunque non particolarmente buona per l'economia italiana ed internazionale (eravamo appena due anni dopo la crisi immobiliare degli USA).
Il lavoro “salva”, almeno nei numeri
Dalla rilevazione continua sulle forze di lavoro si registra, a marzo 2024, un aumento di 70mila occupati sul mese precedente e una diminuzione di 53mila persone in cerca di lavoro.
A questi andamenti si è associato un lieve aumento degli inattivi (+12mila persone in un mese). Queste dinamiche hanno portato a un ridimensionamento del tasso di disoccupazione ufficiale, sceso al 7,2%. Nello stesso mese le ore autorizzate di CIG sono state circa 39 milioni, a cui si sommano poco più 968mila di ore per assegni erogati dai fondi di solidarietà.
É lavoro di qualità?
Per il momento ci limitiamo a registrare che la disoccupazione è in calo e che questo incida positivamente sullo stato dell'economia italiana. Il MIC, però, considera ogni posto di lavoro allo stesso modo. Non si cura, insomma, di teorizzare se quel posto di lavoro e pagato sufficientemente o meno. Sulla qualità del lavoro del nostro paese dedicheremo, nelle prossime settimane, un articolo specifico.



