Una città fatta di 17mila fondi vuoti, senza più merci o persone. Ambienti che prima del 2013 erano negozi dove si vendeva merce, magazzini con alle spalle titolari e dipendenti che adesso sono solo posti vuoti. I dati, non troppo incoraggianti, sono quelli forniti da Infocamere, pubblicati dal Sole 24 Ore del Lunedì. La dinamica di chiusura sembra interessare soprattutto le grandi città, ma anche in questo la crisi di negozi e negozianti non ha colpito in modo omogeneo. La statistica ha considerato sei grandi città, da nord a sud. Ecco i centri analizzati con, tra parentesi, la percentuale di negozi chiusi nell'arco di dieci anni: Bari (-22%), Roma (-18%) e Torino (-17%), Milano (+3%) Napoli (+7%) e Reggio Calabria (+5%).
Le cause del declino
Secondo Mariano Bella, direttore dell'ufficio studi Confcommercio, la densità commerciale si riduce meno dove la capacità di attrazione della struttura cittadina è maggiore.
Il commercio online, invece, taglia appetibilità ai negozi fisici in maniera indiscriminata, sia nelle grandi città che nei paesi. Non ultimo, incide anche la perdita di potere d'acquisto dei consumatori che oggi, per alcune categorie di beni, cercano soluzioni più economiche, solitamente non trovabili nei negozi veri e propri.
Moda, edicole, arredamento in sofferenza
Come riportato in un recente approfondimento sul Sole 24 Ore, nelle grandi città sono spariti in totale più di 2mila negozi di mobili e arredamento,1.198 ferramenta, 1.400 edicole, più di mille cartolerie. La moda è tra le categorie più colpite con circa 5.500 esercizi in mento in 14 città medio-grandi dello Stivale. Uno delle pochissime tipologie di negozio che porta in alto il rapporto tra esercizi aperti e chiusi è quella dei grandi magazzini. Ricordiamo che, per definizione, per 'grande magazzino' si intende un negozio con una superficie di vendita di almeno 400 mq e cinque distinti reparti di vendita di prodotti non alimentari. A Roma, ad esempio, le aperture dei grandi magazzini in dieci anni hanno fatto registrare un +118%.
Anche il turismo modella il commercio
In barba a quello che gli anni della Pandemia ci hanno insegnato, sempre più città italiane stanno subendo situazioni legate all'over-tourism e agli assembramenti in centro città.
Questo ha comportato, dai centri storici, una progressiva scomparsa di una serie di esercizi commerciali: parliamo, ad esempio, di ferramenta, i gioiellieri, i negozi di articoli sportivi, profumerie e librerie. Categorie, queste, che sempre più spesso trovano una loro collocazione negli hinterland, magari all'interno dei grandi magazzini di cui abbiamo parlato poche righe sopra.
Online e negozi fisici: integrazione possibile?
La tendenza attuale vede una crescente integrazione tra il commercio online e i negozi fisici, attraverso modelli come il "click and collect", ma occorre stare al passo coi tempi e abbandonare il concetto di negozio “classico” destinato ad una progressiva sparizione. I negozi fisici più attenti alle tendenze stanno implementando tecnologie digitali per migliorare l'esperienza d'acquisto e utilizzare i dati per comprendere meglio i clienti. Allo stesso tempo, molte piattaforme di e-commerce stanno aprendo punti vendita fisici per offrire un'esperienza più completa, anche se da questo punto di vista siamo ancora agli inizi. Per i negozianti, la capacità di adattamento e l'attenzione al cliente saranno i fattori determinanti per la “resistenza” di questo modello di business.



