Puntuali, come temevamo, sono arrivate le primissime conseguenze sul nostro territorio della guerra in Ucraina. Da subito, il settore delle piante tanto importante per Pistoia e del suo territorio, ha già fatto registrare perdite importanti. E, purtroppo, è solo l'inizio.
«Purtroppo quel che prefiguravamo nei giorni scorsi si è inevitabilmente concretizzato - dichiara Coldiretti Pistoia -. Non solo i mercati dell’area ‘ex-sovietica’ del continente europeo sono bloccati. È bloccato anche l’export di piante da Pistoia verso i Paesi ex sovietici asiatici: Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan. Il volume d’affari dell’export di piante vive del polo pistoiese verso il paesi ex sovietici nei primi mesi del 2021 è stato di 13,5 milioni di euro».
Un export che in questo 2022 appena iniziato rischia di attestarsi a quota zero. Gli imprenditori di questo settore sono estremamente preoccupati.
«Il mercato dell'area russa – commenta Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia – aveva mostrato rispetto al 2021 un +72% rispetto al 2020».
In totale, solo nel settore dell'export delle piante andranno in fumo 13,5 milioni di euro. La provincia di Pistoia, che vede nel vivaismo uno dei settori più importanti in assoluto, rischia di subire le perdite più forte sotto questo punto di vista. In queste ore decine di tir diretti originariamente in Russia e Ucraina trasportanti piante sono sulla strada di ritorno con il loro carico non consegnato. Le piante, essendo beni deperibili, torneranno a Pistoia praticamente inutilizzabili e non più vendibili.
Una volta che le ostilità belliche verranno limitate (potrebbero volerci mesi se non anni) le rotte verso le aree ex sovietiche Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan dovranno essere pesantemente modificate (e allungate) per evitare le zone di guerra, mentre il mercato ucraino e russo appare letteralmente cancellato nel futuro prossimo se non a medio termine. Maggiori costi e minori ricavi equivalgono ad aziende sempre più in difficoltà. Un circolo vizioso, in cui alle difficoltà dell'export andranno aggiunti e considerati i danni dovuti all'aumento del costo dell'energia (carburanti in primis) già iniziata prima della guerra.
Come sempre, in condizioni estremamente difficili come quelle che si prospettano, occorrerà ripensare a numerosi paradigmi della nostra vita economica, nel vivaismo come altrove. Di certo, non la narrazione che avremo voluto raccontare dopo due anni terribili di pandemia.



