La foresta come “salvezza scientifica” dalla pandemia e dall'ansia e dalla nevrosi che ne conseguono. Lo riporta un interessante articolo pubblicato da La Nazione, nel quale si legge dell'esperimento scientifico dello psicologo Francesco Becheri effettuato durante il lockdown. Non si fa fatica a credere che i boschi della Riserva dell’Acquerino e della Calvana potrebbero salvarci dall’ansia da Covid. Come ben sappiamo, infatti l’emergenza sanitaria ha imposto distanze sociali e cambiato il rapporto con il mondo esterno. Se abitiamo in città, questo ha significato anche allontanarci dalla natura e dai suoi benefici.
Esiste, non a caso, una precisa denominazione di tutto questo:“terapia forestale”
Il dottor Becheri ha lavorato su un campione di cento volontari dividendoli a metà. Un gruppo è stato sottoposto alla visione ripetuta di un video con immagini e suoni del contesto urbano. L’altro gruppo invece ha visto e rivisto un video con immagini girate nei boschi dell'Appennino tosco-emiliano, con i suoni della flora e della fauna. Il test ha dimostrato una sensibile riduzione dei livelli di ansia misurati fra i componenti di questo secondo gruppo. La natura, dunque, avrebbe un potente impatto sulla salute delle persone anche attraverso la semplice osservazione.
Esiste, non a caso, una precisa denominazione di tutto questo:“terapia forestale”. Una disciplina che analizza la relazione terapeutica tra uomo e ambiente forestale ed i suoi effetti benefici. Certo, non serviva forse una ricerca scientifica per mettere nero su bianco come il verde possa rilassare e far bene, soprattutto in periodi di stress da pandemia, ma è altrettanto vero che solo la scienza può far diventare fatti quelle per molti sono sensazioni. Il futuro, insomma, noi ce lo immaginiamo sempre più così: lontani dallo stress e dal caos della città, più vicino alle alture, alle colline, ai boschi. In altre parole: vicini al centro del mondo con internet e vie di comunicazioni adeguati, lontani chilometri e chilometri dal cemento e dal traffico.



