Al tempo di TikTok e Instagram pare incredibile, ma un tempo la comunicazione viaggiava anche tramite poesia. Non solo: un tempo la poesia si cantava. Per il popolo era la migliore forma di fruizione delle creazioni poetiche. Anche Dante Alighieri era ampiamente utilizzato come paroliere - un Mogol ante litteram - dagli stornellatori e cantastorie, prima fiorentini e poi di tutte le corti medievali italiane. Anche la montagna pistoiese ha la sua "poesia cantata", forse più recente, forse meno nobile, ma testimone certamente di un patrimonio culturale a "grave rischio di estinzione" perché basato su tradizioni orali.
I canti della montagna pistoiese sono sonetti, stornelli, rispetti, ottave rime e semplici - ma non banali - filastrocche, che ebbero la loro più grande espressione nella voce e nell'ingegno di Beatrice di Pian degli Ontani, al secolo Beatrice Bugelli (Cutigliano, 1802-1885) che ebbe nel Tommaseo il maggiore estimatore e primo "collezionista". Si tratta di poesia caratterizzata da canoni estetici semplici, che facevano - e fanno tuttora - dell'immediatezza e dell'esperienza quotidiana, i principali elementi di presa sul pubblico. Anche Giuseppe Tigri, l'autore del romanzo storico "Selvaggia de' Vergeolesi", pubblicò nel 1856, nel 1860 e nel 1869, tre raccolte dei canti popolari appenninici pistoiesi, attribuendo loro addirittura un valore trascendente, quale simbolo di purezza e semplicità.
I canti della montagna pistoiese sono sonetti, stornelli, rispetti, ottave rime e semplici - ma non banali - filastrocche...
Il medico pistoiese Filippo Rossi Cassiglioli, pubblicò un'ampia raccolta di "maggi epici" recitati sulle nostre montagne e sul finire dell'Ottocento, Francesca Alexander pubblicò due volumi di canti. Michele Barbi di Taviano condusse la prima ricerca con criteri scientifici sulla "poesia (in)cantata della montagna" in gran parte inedita, ma depositata presso la Scuola Normale di Pisa. Ma per gli appassionati della materia, anche solo per i semplici curiosi di oggi, l'opera fondamentale è il volume "Non son poeta e non ho mai studiato, cantate voi che siete alletterato" di Sergio Gargini, fondatore del "collettivo Folcloristico Montano", scomparso nel 2006.
Il volume di 206 pagine, edito per la prima volta nel 1986 a cura del Comune di San Marcello, il cui titolo intero è: "Non son poeta e non ho mai studiato (cantate voi che siete alletterato). Canti della tradizione popolare ed altre notizie e documenti raccolti, come contributo per lo studio della cultura della montagna pistoiese" con la presentazione di Tullio Seppilli, è stato ristampato nel 2019 e rappresenta un prezioso scrigno di tradizioni folcloristiche delle nostre montagne. I testi dei canti sono stati messi in musica negli anni passati dal Collettivo Folcloristico Montano in suggestive performance ma, fino a quando la pandemia non sarà sconfitta e permetterà a tutti di fruire di nuovo appieno dei tesori della montagna, non resta che leggere - ognun per sé - i testi di questi gioielli, ingiustamente classificati come "letteratura minore".



