Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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«I soldi dall'Europa per il Pnrr saranno un'opportunità che capita una volta sola nella vita: le aziende e gli imprenditori devono coglierla ma siamo in ritardo con le progettualità».

Lo dice Marco Buonomini, presidente della Cna (Confederazione Nazionale dell'artigianato e della Piccola e Media Impresa) della montagna pistoiese. Un territorio, quella dell'area montana, che ha “tenuto botta” nonostante il dramma del Covid. Proprio da qui inizia la nostra chiacchierata col presidente.

Buonomini, le aziende sul territorio stanno affrontando il post Covid. Qual'è la situazione economica?
«Nonostante la pandemia e il lockdown, le imprese sono più o meno le stesse di febbraio 2020, prima che iniziasse il disastro. Chiusure, insomma, ce ne sono state poche o nessuna. Le aziende artigiane hanno avuto cali di fatturato, è vero, ma mi risulta che molte si stiano riprendendo. Vedendo cosa è successo altrove, questo della montagna è già un ottimo risulto, a nostro modo di vedere».


Purtroppo la grande industria se n'era andata dalla montagna ben prima del Covid...
«Quando Kme ha chiuso i battenti è stato un duro colpo. I posti di lavoro persi in quell'occasione non sono stati più recuperati ma il mondo cambia e l'industria anche. Ormai però è inutile piangersi addosso, quella fase industriale è passata. Adesso occorre guardare avanti, alle nuove sfide e alle nuove opportunità. C'è chi l'ha fatto anche in montagna con risultati eccellenti».


Ad esempio?
«Ci sono molte imprese imprenditoriali. Ne cito un paio: la B.G. Legno di Campo Tizzoro, che da semplici falegnami si sono specializzati nell'industria degli infissi con ottimi risultati. Un'azienda che è rimasta al passo coi tempi ed ha saputo approfittare della situazione innescata dagli ecobonus, che hanno smosso il mercato. Oppure la ditta meccanica dei Fratelli Martinelli, sempre a Campo Tizzoro, che tra l'altro lavora nell'indotto dell'industria dell'auto a livelli molto alti. Chiaro che, nell'era  dell'energia green e del digitale, l'industria qua non può tornare ai numeri degli anni '70. Anche il complesso del Dynamo Camp, che di certo non è industriale, ha creato una dinamica lavorativa straordinaria, che coinvolge forza lavoro da tutta Italia, oltretutto con un nobile intento».



Partire da zero per un imprenditore in montagna è possibile?
«Sia in montagna che in pianura viviamo in una cultura che da almeno 50 anni penalizza gli imprenditori, talvolta considerati come 'prenditori'. Gli stessi giovani non sono molto inclini ad assumersi il rischio di impresa e iniziare qualcosa di loro. Ed è un peccato, sopratutto in una fase di grandissime occasioni come quella in arrivo».


Vale a dire?
«I soldi del Pnrr. Sono tanti e verranno assegnati alle migliori progettualità. Tocca ai giovani interpretare il presente e soprattutto il futuro. Sono loro che devono cogliere il cambiamento richiesto dall'Europa, visto che i fondi verranno assegnati ai progetti più rispettosi per l'ambiente e, in genere, a quelli più innovativi. Pensiamo alla 'green economy', alle energie rinnovabili: qui avremo le potenzialità per utilizzare entrambi, servono però i progetti giusti. La nostra associazione è felice di affiancare e guidare coloro che vogliono mettersi in gioco con le proprie idee imprenditoriali. Insieme possiamo svilupparle e rafforzarle, ma occorre spirito di iniziativa».


La montagna è pronta a raccogliere questa sfida irripetibile?
«Difficile da dire. La sensazione mia è che le progettualità siano un po' indietro rispetto ad altri territori, dove sono già nero su bianco idee e destinazioni dei fondi. Qua, per ora, si naviga un po' a vista. Tempo per rimettersi in pari c'è, ma occorre fare presto. Il Pnrr sarà qualcosa di simile al Piano Marshall, impossibile pensare di crescere in futuro senza coglierlo. La Cna presto si riunirà in presenza, finalmente, è proporrà i suoi progetti alle amministrazioni del territorio».


Progetti che non snaturino il territorio...
«Esatto, questo è da evitare. Ma non a caso potremo puntare su quello che il nostro territorio può offrire: energia green e legno su tutti. Il nostro territorio è la risorsa più grande, guai a snaturarlo. Quassù si vive bene sopratutto grazie al territorio che abbiamo».


Infatti, non c'è solo il lavoro. Le aree montane offrono una qualità della vita più alta?
«É soggettivo, la vita in montagna o collina può non piacere, per carità. Occorre però uscire dagli stereotipi di una montagna senza servizi. Quelli in montagna ci sono, non serve adattarsi così tanto come sembra. Di sicuro non abbiamo smog, non abbiamo traffico e siamo immersi nella natura. Personalmente, non mi paiono aspetti di poco conto».


C'è anche una questione economica: la vita in montagna costa meno...
«Gli affitti e le case di sicuro si. In città si arriva anche a 2mila euro al metro quadro, in montagna si arriva a cifre cinque volte più piccole. E, ribadisco: i servizi ci sono anche qui. La scorsa estate abbiamo visto una riscoperta della montagna da un punto di vista turistico, ma era un'estate sicuramente particolare».


E da un punto di vista abitativo? Le persone stanno tornando a vivere qui?
«Sono dati difficile da avere, il territorio è molto vasto. Per certo so di persone che si sono stabilite da noi, più che in passato. Parliamo di poche persone però, non è un esodo, per il momento. Le prospettive per avere ancora più persone, però, ci sono».


Certo, qualcosa manca ancora per rendere la montagna più competitiva. Le strade, ad esempio?
«É un discorso che va avanti da decenni ma purtroppo è vero: con infrastrutture all'altezza, l'intera montagna diventerebbe estremamente appetibile per abitarci. Esiste già un patrimonio edilizio disabitato su tutto il territorio che sarebbe prontissimo a ricevere nuovi arrivi. Il Covid, d'altronde, ha dimostrato che le persone non possono abitare solo in città. Anzi, in certe situazioni le zone di campagna, di collina e montagna hanno una marcia in più rispetto ai grandi centri urbani».

 

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