In Pianura Padana e in alcune regioni di pianura del centro Italia si respira l'aria tra le peggiori d'Europa. É un dato che allarma la popolazione da decenni ma che, fino adesso, non ha trovato ancora soluzione: le polveri sottili in pianura sono e rimangono un enorme problema per la salute della popolazione. Secondo uno degli ultimi studi sull'argomento, redatto dalle Università di Harvard, Birmingham, Leicester e dell’University College di Londra, nel 2018 l’inquinamento atmosferico prodotto dalla combustione di combustibili fossili ha causato ben 8,7 milioni di morti a livello globale. Persone rimaste uccise da malattie dove l'inquinamento atmosferico ha rappresentato un «contributo chiave al carico globale della mortalità delle malattie».
In particolare, a mietere vittime sono alcuni agenti: le polveri sottili (PM10 e PM2.5, con queste ultime che non dovrebbero superare una concentrazione di 10 microgrammi per metro cubo, in media). Mentre il biossido di azoto (NO2) dovrebbe rimanere al di sotto dei 40 microgrammi. Si tratta, infatti, di sostanze che possono provocare, specialmente nelle grandi città inquinate dal traffico stradale e dai sistemi per il riscaldamento delle abitazioni,gravi ripercussioni sulla salute pubblica, malattie cardiovascolari e respiratorie, problemi legati alle gravidanze o ancora alla crescita del feto e dei bambini. Le aree più inquinate sono quelle in pianura, solitamente non vicine al mare a meno di trovarsi in città portuali industriali come Taranto, Mestre o Livorno. Il vero problema è la Pianura Padana: l'enorme area di pianura è in tutto e per tutto un catino, in cui l'aria ristagna per giorni protetta ad ovest, a nord e a sud dalle montagne.
Secondo uno studio pubblicato da dalla rivista scientifica Lancet Planetary Health Journal, Brescia, Bergamo e Vicenza sono risultate rispettivamente al primo, secondo e quarto posto in termini di morti causate dalle polveri sottili. Al terzo e quinto posto dei decessi attribuibili al biossido di azoto figurano le italiane Torino e Milano. Un altro fatto che non aiuta il diradamento dello smog è il clima delle nostre aree di pianura, che prevede in maggioranza lunghi periodi di stabilità atmosferica che non permettono il normale ricircolo d'aria come accade, ad esempio, alle latitudini più alte o più vicini alle coste Atlantiche sferzate da venti pressoché costanti. Basta elevarsi di qualche centinaio di metri è le cose migliorano sensibilmente: salvo casi particolari legate ad industrie particolari o agenti inquinanti, lo strato di smog si dirada sensibilmente già a partire dai 150 metri di quota, con qualità dell'aria migliore via via che si sale di quota. Ovvio, che occorrono dei distinguo: Torino città si trova a circa 240 metri di quota ma è comunque posta ai piedi delle montagne su un territorio sostanzialmente pianeggiante.
In questo caso per trovare aria in media molto più pulita rispetto alla città bisognerà alzarsi fin sui 400 metri sul livello del mare. In Toscana la piana fiorentina (che comprende le città di Pistoia, Prato Firenze) è un'altra zona ad alto rischio, con svariati sforamenti dei valori delle polvere sottili specialmente nel periodo invernale. Le aree di bassa collina, appena sopra i 200 metri, respirano tutta un'altra aria. Per tenere sotto controllo costante la qualità dell'aria che respiriamo, e rendersi conto in tempo reale delle differenze tra zone e zone, esiste il sistema MonIQA. Si tratta di una mappa interattiva sulla quale vengono indicati i valori della concentrazione delle sostanze come particolato atmosferico, biossido di azoto, monossido di azoto, ozono, monossido di carbonio, biossido di zolfo e benzene in tutta Italia.
Cliccando sulla varie città viene fuori una finestra in cui sono indicati i risultati della misurazione delle sostanze inquinanti con il relativo limite di riferimento, quindi l’indice percentuale e il giudizio globale. Il link, che consigliamo vivamente di inserire tra i propri preferiti, si trova a questo indirizzo https://moniqa.dii.unipi.it/#mappa Noi, intanto, vi consigliamo di tenere sotto controllo la vostra zona di residenza e di verificare quante volte, in un anno, la qualità dell'aria scende sotto i livelli accettabili. Ricordatevi che quando alla vostra quota si respira aria poco sana, solo 300 metri più in alto c'è tutta un'altra situazione.



