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«La logistica è la nota dolente non della nostra azienda, ma di tutto il comparto agricolo montano. Trovare una sintesi tra tutte le aziende sarebbe stata cosa buona, ma non ci siamo riusciti».
Parla Fabio Bizzarri, titolare dell'azienda “Il Sottobosco” di Cireglio, che da anni opera nel settore biologico con la coltivazione di piccoli frutti destinati al consumo fresco, propagazione e vendita in vaso di piante di frutti di bosco completamente biologiche, corsi e attività formative per agricoltori.

«La distanza dai punti vendita non ci aiuta. Da Cireglio i nostri prodotti vanno a Prato, Firenze, Pistoia. I frutti di bosco li possiamo portare in modo relativamente facile con il nostro mezzo refrigerato. Per le piante o i carichi più grandi le cose si complicano un po'. Vendiamo le nostre piante in tutta Italia ma la strada dove si trova la nostra azienda, pur essendo una strada pubblica e comunale, è sterrata. Furgoni e tanto più i camion fanno fatica. Quindi sono io che con il mio pick-up carico le casse con le piante e le porto al punto di conferimento dello spedizioniere, a Pistoia. É dispendioso ma non c'è alternativa».


Un punto di consegna per le spedizioni in montagna non c'è, quindi occorre fare riferimenti a quelli della pianura, distanti anche un'ora di auto.
«Da anni chiediamo un centro spedizioni anche per la montagna, servirebbe decine di aziende in tutta l'area. Ma fino adesso non se n'è fatto di nulla, tocca andare a Pistoia».



Pensare di poter cooperare tra le aziende del territorio per poter trasportare tutti insieme le merci a valle, se non tutta, almeno in parte? Sulla carta sembrerebbe un'ottima idea, ma fino adesso la quadra tra i vari titolari non è stata trovata.
«Negli anni ci sono stati vari tentativi – sottolinea Bizzarri – ma purtroppo nessuno ha preso piede. Qui in montagna si producono frutti di bosco e formaggi. Sarebbe possibile organizzarsi e fare meno viaggi per portarli ai punti vendita in pianura? Certamente. Però non è così facile mettere d'accordo decine di aziende. Quindi ognuno continua a fare per sé stesso e trasporta i propri prodotti a valle con i suoi mezzi».


Quella della logistica, secondo Bizzarri, è un nodo fondamentale.
«Inutile pensare a superstrade, a trafori o chissà quali nuove strade che ci colleghino alla pianura. Sono trent'anni che se ne parla, se non di più, e le strade sono sempre quelle. Potremo intanto partire con la collaborazione nella logistica, ma finora non è stata trovata la formula che funzionasse».


Se per la logistica esiste questa dinamica del «si potrebbe fare meglio, ma non lo facciamo», sulla qualità dei prodotti non si scende a compromessi.
«La nostra produzione si basa su quantità relativamente basse, senza andare a sfruttare oltremodo il terreno come accade più frequentemente nelle aree di pianura. Significa non fare coltivazioni fuori-suolo o automatizzazioni su larga scala. Produco meno ma produco meglio. Oggigiorno una parte di mercato è pronto a ricevere prodotti più genuini e 100% biologici come i nostri anche se ad un prezzo più alto della media. La montagna pistoiese da questo punto di vista è una garanzia. I prodotti che facciamo qui sono un'assoluta eccellenza e il loro apprezzamento sul mercato ci da una grande forza».


Il comparto, dunque, potrebbe vedere un ulteriore espansione a causa anche del cambiamento climatico in atto. Un caso esemplificativo: le zucchine.
«Diverse aziende – rivela Bizzarri – hanno già adesso enormi difficoltà a coltivare zucchine in pianura nel mese di agosto, che si bruciano e non riescono a crescere. Nella stagione estiva, invece, i terreni in quota offrono un prodotto di qualità estrema, anche se con volumi più bassi data la pendenza del terreno e i campi solitamente di dimensioni più piccoli. Ma fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile, già solo dieci anni fa sarebbe stato un fallimento economico. Adesso non lo è più. Il cambiamento climatico sta portando questi mutamenti che, per un'area come la nostra, significano anche opportunità che prima non c'erano. Allo stesso modo i frutti tropicali stanno iniziando a venire coltivati in Sardegna o Sicilia, altra cosa impensabile prima».


Il clima cambia e cambiamo le culture: le aree più in quota saranno le poche al riparo dalle ondate di caldo estive che stanno già rendendo la vita difficile in pianura nei mesi di luglio e agosto. Anche in questo risiedono le opportunità imprenditoriali future delle aree montane.

 

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