Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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«Trovare personale per la stagione turistica? Praticamente impossibile. Devo rinunciare ai clienti e ai progetti di investimento, è assurdo».
Non nasconde il suo disappunto Davide Gavazzi, che da decenni gestisce l'hotel ristorante “Regina” ad Abetone e che, come molti altri locali e alberghi di Toscana ad Emilia Romagna, fatica fortemente a trovare personale per la sua attività.
Una situazione paradossale: non solo nella nostra montagna, ma nell'intera Italia dove si contano quasi nove milioni di disoccupati su quasi 60 milioni di abitanti, migliaia di imprenditori nel settore turistico faticano a trovare forza lavoro anche non specializzata.


«Io vorrei investire sul territorio e sulla mia attività, ingrandendomi e offrendo un servizio migliore ai turisti. Sono però frenato perché mi manca personale, non da ora ma da mesi. E sono già in difficoltà per quella che sarà la stagione estiva. In Italia ci sono nove milioni di disoccupati, ma com'è possibile che nessuno voglia più lavorare in albergo o nel ristorante?».
La dinamica vissuta dal signor Gavazzi è purtroppo comune a decine di attività non solo della montagna ma anche di pianura, sia di Toscana che di Emilia-Romagna.

«Nel solo comune di Abetone Cutigliano – continua Gavazzi – ci sono una cinquantina di attività turistiche, tra alberghi e ristoranti: a tutti mancano 1-2 persone nell'organico. Questi sono 100 posti di lavoro vacanti solo nel nostro comune».
Non sembra essere una questione di richieste troppo esose da parte dei titolari o di stipendi troppo bassi. Anzi:
«Con un contratto stagionale – sottolinea –, un cameriere arriva anche a superare i 1600 euro netti al mese, compreso vitto e alloggio. Parliamo di contratti regolari stagionali, niente contratti a chiamata o tanto meno lavoro non regolarizzato. Ho nove persone che lavorano al 'Reigna', quasi tutti stranieri, gli italiani sono una minoranza. Li ringrazio tantissimo perché senza di loro avrei già dovuto chiudere».
Hotel e ristorante rimangono aperti e lavorano bene, sì, ma potrebbero fare di più.



«Mi mancano due persone: mi sono mancate quest'inverno e mi mancheranno quest'estate. É frustrante perché non penso che il lavoro che offriamo sia così penalizzante. É vero, c'è da lavorare a turni il sabato e la domenica compresi, ma la stagione turistica è così e non mi pare la fine del mondo, anche perché in quei giorni si viene retribuiti di più».
Il pensiero va anche ad alcune forme di assistenzialismo, reddito di cittadinanza su tutti, che avrebbero un po' disincentivato la ricerca del lavoro.


«Avevo capito che il reddito di cittadinanza si poteva prendere solo per un determinato periodo di tempo e, comunque, non dopo aver rifiutato almeno una di tre offerte di lavoro congrue. Ma io come faccio a intercettare questi ragazze e ragazzi? Come faccio a proporgli il mio lavoro? Li formo io, non c'è problema: mi bastano persone con buona volontà, anche senza esperienza, da formare. Eppure, non trovo dipendenti. Non so da cosa dipenda, ma credo che anche le istituzioni locali debbano sensibilizzarsi su questo problema, altrimenti le attività non possono crescere e allo stesso modo non può la montagna tutta».
Il paese di Abetone è stato recentemente dichiarato comune toscano dello sport 2022. Un'onorificenza che vedrà Abetone impegnata in oltre mille eventi da qui a fine anno, tra fiere, appuntamenti enogastronomici, campi di allenamento sportivi ma anche competizione sportive. Un momento di grande lustro per il territorio, dopo oltre due anni di blocco causato dalla pandemia. Qualcuno li chiamerebbe “tempi di vacche grasse”, ma senza forza lavoro diventa difficile per gli imprenditori del territorio fare quel “plus” per andare a tamponare eventuali futuri momenti di stanca.


La montagna rischia di mancare una bella occasione di tornare ai fasti di un tempo non tanto per colpe proprie ma soprattutto per un sistema politico-assistenziale nazionale che permette queste storture: poca richiesta di lavoro in una fase in cui la disoccupazione è tutt'altro che bassa. In tutto questo, gli imprenditori non possono nemmeno accedere alle liste di collocamento per andare a proporsi a potenziali lavoratori interessati. Risultato: tutto rimane così e la potenziale crescita va a farsi benedire. La crescita e il rafforzamento dei nostri territori più decentrati geograficamente passa anche da questo. Un'occasione che il territorio sta sprecando in una fase in cui sprecare occasioni di crescita può essere un peccato mortale. La politica, a livello nazionale e regionale, pensi a questo grosso rischio.

 

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