«Un presunto punto di debolezza è diventato un nostro punto forte. Così abbiamo sviluppato le nostre aziende rimanendo molto radicati sul territorio».
A raccontarci questo è Nicolò Savigni, titolare dell'omonima azienda agricola di Pavana che iniziò le attività nel 1985. Partiti da una semplice Bottega sulla strada tra Porretta e Pavana, il gruppo Savigni si è sviluppato negli anni ed oggi conta 15 persone nel 'quartier generale' di Pavana e arriva a ben 90 dipendenti contando anche le persone dislocate nelle altre sedi. L'azienda da alcuni anni ha intrapreso anche un percorso di sviluppo del sistema turistico ma ulteriori investimenti stanno maturando nell'area di San Marcello Pistoiese, come ci racconterà tra poco lo stesso titolare.
«La nostra è un'azienda agricola – racconta Savigni –, il legame stretto col territorio in cui siamo nati è la nostra forza, un nostro simbolo. Un percorso così in un'area di città non sarebbe stato possibile: per gli allevamenti che abbiamo occorre spazio e spazio di qualità. A Pavana questi due elementi non mancano di certo, ma nemmeno nell'area di San Marcello dove due anni fa abbiamo rilevato la fattoria Bonaria, nella zona di Montaglioni. In questi termini, abbiamo fatto della nostra posizione un punto di forza determinante».
Come avete concretizzato questo punto di forza?
«Una cosa che ci rende fieri è stata l'innovazione. Adesso gli allevamenti biologici sono entrati nel parlare comune e sono visti quasi come 'normali', ma un tempo non era affatto così. Noi abbiamo iniziato con gli allevamenti biologici nel 2002, quasi vent'anni fa, quando il mercato italiano non era assolutamente pronto per recepire quel tipo di prodotto. L'Italia no, ma altri mercati più attenti, come quello mitteleuropeo o elvetico, sì. Qualcuno ci ha preso per pazzi, ma eravamo convinti che il biologico fosse la strada giusta molto prima che il mercato italiano se ne accorgesse».
Come mai quel salto nel vuoto del biologico?
«Il nostro è un prodotto di pregio legato al territorio, che si doveva distinguere dagli altri realizzati in altre aree. Per questo abbiamo scelto di puntare tutto sulla qualità, anche a fronte di costi e impegno maggiore. É stata la scelta giusta. Abbiamo anche puntato sulla certificazione europea “Prodotto di Montagna”, che viene riservato ai prodotti realizzati seguendo determinate caratteristiche tipiche di un territorio come il nostro».
Cosa manca alle aree montane per poter pensare ad un salto di qualità imprenditoriale generale?
«Ritengo che le strade siano un fattore dolente. Noi operiamo nei comuni di Sambuca Pistoiese e San Marcello Pistoiese ed in entrambi i casi abbiamo quotidianamente a che fare con strade non all'altezza. La 'Porrettana' e la 'Lizzanese' sono spesso in condizioni malconce, la qualità del manto stradale non aiuta gli spostamenti dei prodotti ma anche l'afflusso di clienti e turisti. Quest'ultimo fattore ci è particolarmente caro, visto gli ultimi sviluppi della nostra azienda».
Ci spieghi meglio...
«Qualche anno fa abbiamo rilevato a San Marcello la fattoria Bonaria, che è diventato un allevamento e un agriturismo. Abbiamo avuto un bel successo di clientela e anche per questo abbiamo scelto di investire ulteriormente sul comparto ricettivo, andando a realizzare una ventina di posti letto e una serie di spazi adatti ad attività ricettive molto richieste specialmente per le aziende, come quelle del team bulding. I lavori partiranno a breve, questione di giorni».
Un investimento importante. Questo significa che credere nello sviluppo del territorio...
«Assolutamente. Ci abbiamo sempre creduto, ma in questi due anni ancora di più. Abbiamo visto tantissime persone riscoprire la nostra montagna, non solo da Pistoia o Porretta, ma da tutta Italia per non dire da tutta Europa. La nostra è una zona estremamente richiesta e pensiamo abbia ancora potenzialità inespresse. Il trend, comunque, è molto positivo. Vicino al nostro ci sono altri due agriturismi e anche loro sono praticamente sempre pieni».
Tutto questo nonostante un'accessibilità non al top.
«Tutt'altro che top. L'accessibilità è sempre stato un problema ed è invece un elemento estremamente importante per le aziende del territorio. Venire dove siamo noi significa viaggiare su un manto stradale pietoso. Chi ha un'auto sportiva o una spider sono sicuro che qualche voglia di tornare indietro gli viene. Ed è un peccato, visto la qualità di quello che possiamo offrire in termini di prodotti gastronomici, ospitalità e spazi all'aperto. Per questo occorrere che le persone siano capaci di raggiungerci facilmente».



