Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Da un punto di vista dell'accesso ai servizi le città sono senza dubbio il top della comodità. Dal punto di vista salutistico, questa comodità (talvolta eccessiva) non porta buone cose. 
Lo stile di vita cittadino, in Italia e nel mondo, tende infatti a portare le persone ad assumere uno stile di vita scorretto per la propria salute, collegato quasi sempre all'inattività fisica. 
Da qui, lo sviluppo tra le persone di diabete, obesità, malattie cardiovascolari ed altro ancora. 


Per una volta, la tanto vituperata aria inquinata di città non è la principale indiziata, ma solo la seconda. «I dati che abbiamo a disposizione – riporta Andrea Lenzi, vice Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e la Scienze della Vita – indicano che solo un terzo del problema sia legato all'inquinamento atmosferico; ben i due terzi, invece, sono correlati a comportamenti individuali che spesso lo stile di vita cittadino porta ad adottare e che mettono in serio pericolo la salute». 


Altri dati legati al nostro paese confermano questa visione. «Basti pensare al fatto – sottolinea Francesco Purrello, presidente Società italiana di diabetologia (Sid) – che il 65% delle persone con diabete vive in ambiente urbano e ben il 44% di tutti i casi di diabete tipo 2 è attribuibile proprio all'obesità e al sovrappeso, malattie legate soprattutto agli stili di vita scorretti e all'inattività».

 

Considerazioni sul sistema-città
Il nostro non è un mero tentativo di demonizzare la città. Sottolineiamo, anzi, come non sia tanto la città il problema in sé, bensì come la maggior parte delle persone vive all'interno della città. La città “invita” ad uno stile di vita poco sano, ma quasi sempre noi abbocchiamo. 
Negli ultimi anni di boom tecnologico, siamo sempre più abituati -erroneamente- a considerare gli sforzi fisici e l'attività all'aperto come dei disagi più che come delle buone abitudini. Da qui il trend negativo sulla nostra saluta globale quando si vive in città. 

 

Ulteriori dati scientifici
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health ha confermato questa teoria: vivere vicino al verde aumenterebbe la possibilità di fare attività fisica, un vero toccasana per la salute cardiovascolare. Come se non bastasse, la vicinanza con la natura aiuta a prendere decisioni migliori e a comunicare meglio, grazie a valori generalmente inferiori di stress psicologico. A trarne beneficio, insomma, sarebbero anche le relazioni interpersonali delle persone. Rifugiarsi nel verde quando è possibile, insomma, aiuta in tutto e per tutto. 

 

La campagna e i suoi problemi 
Se la città porta le persone a muoversi meno del dovuto, cosa succede in campagna e nelle aree rurali fuori dalla città? Ci sono i pro e i contro. Chi pensava fosse tutto “rose e fiori” rimarrà deluso. Anche la vita in campagna, infatti, presenta delle negatività che si ripercuotono sulla salute media degli abitanti, specialmente quelli non più giovanissimi. 
Le persone che abitano fuori città, infatti, risultano in media con tassi di povertà più elevati e opportunità di lavoro più limitate, difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e legati a fattori ambientali a rischio, come l’isolamento e la mancanza di trasporti efficienti. Lo studio da cui abbiamo preso spunto per questo paragrafo (raggiungibile a questo link  AARP - Rural–Urban Health Disparities among US Adults Ages 50 and Older) è stato condotto negli USA, ma troviamo molte affinità anche con la situazione italiana. Attenzione però: l'indagine è stata condotta tra ultra-65enni. Persone più giovani consapevoli di queste dinamiche possono facilmente ovviare a molte delle problematiche elencate, minimizzandone gli effetti negativi. 

 

Aria? Non c'è paragone. 
Le aree fuori città vincono a mani basse nella qualità dell'aria. Citiamo un sondaggio effettuato da Legambiente: su un campione di 97 città italiane, comprendente tutti i centri più grandi della Penisola, risulta che la stragrande maggioranza di esse sfora il limite suggerito dal Ministero della Salute per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10. 
L'85% del campione delle città risulta avere in media una qualità insufficiente dell'aria: Torino, Roma, Palermo, Milano e Como sono risultate essere le peggiori in assoluto. Solo il 15% si salva: Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo, L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani. 


La vicinanza al mare e l'altitudine aiutano moltissimo: il primo è garanzia di venti più forti rispetto all'entroterra durante tutta l'anno. La seconda è una garanzia ancor più grande per avere aria pulita, visto che la polveri sottili tendono ad essere più pesanti e a “scivolare” a valle con facilità, lasciando puliti gli strati superiori. Spesso infatti, quella dell'aria inquinata non è solo una questione tra campagna e città: risulta essere, di più, una questione tra differenti altitudini. Sopra i 300 metri di quota, infatti, l'aria si rimescola (e quindi si pulisce) molto più di frequente rispetto alla pianura. 

 

La chiave di tutto? La consapevolezza
Uno stile di vita sano può essere condotto anche in città, seppur con molta più fatica rispetto alle zone rurali. Risiedere in un'area fuori dalle grandi metropoli risulta essere un vero e proprio invito per condurre uno stile di vita più attivo e salutare, mentre in città il rischio è di essere “risucchiati” dal sistema-metropoli, capace di portarti tutto quanto alla porta di casa. Comodo sì, ma alla lunga dannoso per la nostra specie. 

 

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