Chi è un nostro lettore dagli inizi probabilmente conosce uno degli obiettivi originari di questo portale di informazione: far conoscere al pubblico le possibilità e potenzialità (spesso inespresse) delle aree rurali interne italiane. Lo dice il nostro nome stesso: Metropoli Rurali. Una metropoli rurale noi ce la siamo sempre immaginata in Appennino, tra Toscana ed Emilia Romagna, dove si trova la nostra sede.
Durante e subito dopo il Covid-19 il momento per iniziare a realizzarla sembrava davvero arrivato. Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia rendeva le città letteralmente “strette” e non più a misura di uomo. La mancanza cronica di spazi verdi e l'impossibilità di muoversi liberamente durante i lockdown fece il resto: la città divenne improvvisamente poco appetibile e iniziò una veloce riscoperta e rivalutazione della aree rurali montane e collinari.
Sempre più aziende, agevolando lo smartworking a causa della pandemia, dettero in pratica il “via libera” a tanti lavoratori per potersi trasferire anche lontano delle loro sedi di lavoro: in molti pensarono fosse il momento giusto di allontanarsi dalla città, trasferendosi nelle zone di campagna sfruttando anche un mercato immobiliare che garantiva belle case a prezzo molto più basso rispetto alle aree urbane. Sembrava l'inizio di una nuova era per i territori rurali interni, dopo anni di emigrazione e svuotamento dei servizi. Appunto, sembrava.
Occasione sprecata?
A più di due anni dagli ultimi lockdown, cosa è rimasto di quel ritorno alla montagna? Purtroppo ci tocca dirlo: poco. L'ondata di quella che sembrava essere una clamorosa contro-tendenza verso una migrazione dalle città si è interrotta progressivamente in molte parti d'Italia. Anzi: in alcune zone la migrazione è rimasta più un'eventualità che una reale dinamica sul territorio.
La situazione attuale
Così dove tutto era cominciato, oggi vogliamo fare il punto di quanto sta accadendo nella “nostra” Metropoli Rurale, quella dell'appennino tosco-emiliano, prendendo ad esempio il comune di San Marcello Piteglio, poco distante da Pistoia. Come riporta un interessante articolo pubblicato sul quotidiano La Nazione, nel 1998 il comune di San Marcello e quello di Piteglio (ai tempi due comuni diversi, oggi sono un comune solo) contavano la nascita di 63 nuovi cittadini. Oggi, dati 2023, siamo a soli 28 bambini nati.
Il sindaco Luca Marmo, più volte da noi interpellato nel corso degli anni, non è ottimista: «Il dato è preoccupante, specialmente per quanto riguarda la tenuta dei servizi. Tutta la montagna italiana è in sofferenza a causa della diminuzione della popolazione residente con effetti negativi anche sulla tenuta dei servizi. Quelli che mi preoccupano di più sono quelli scolastici, sanitari e la tenuta degli uffici postali. Purtroppo comuni, province e regioni – continua Marmo – non hanno risorse sufficienti a risolvere il problema senza un robusto intervento da parte del governo centrale».
Già il governo centrale. Noi, con alcuni articoli, abbiamo passato in rassegna alcuni bonus e incentivi per agevolare economicamente imprese e cittadini stabilitesi in montagna. Non sempre, però, questi hanno avuto impatti benefici sul territorio, soprattutto perché alcuni di essi erano mal scritti e poco alimentati da risorse economiche.
Il “famoso” Decreto Legge Montagna
Attualmente è fermo in parlamento il “Decreto Legge Montagna”, misura già approvata ma che ora necessità di trasformarsi in legge. «In questa legge, lo dico come esempio – continua Marmo –, sono previsti incentivi per i medici e gli insegnanti, di fatto le due categorie che hanno più bisogno di forse fresche. Guai però a dimenticarsi delle imprese: senza imprese non c’è futuro. La legge sulla montagna sarebbe l'ideale per introdurre meccanismi di sgravio fiscale all’indirizzo degli imprenditori montani». La legge però è ferma e non pare essere proprio tra le priorità del governo in questa fase.
Nel frattempo, la montagna, in Toscana come in altre regioni, continua la sua lenta emorragia. E noi, a questo punto, chiudiamo con mestizia il nostro “cerchio”.



