Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Sabato 23 aprile ore 18:00 Don Chisciotte, via Bolognese 2 Pistoia; segue “Cena Conviviale”;
Sabato 30 aprile ore 16:30 Circolo Agorà, via Mammianese, 100 Pietrabuona - Pescia;
Sabato 2 lugio ore 16:30 Hotel La Pace, via della Vittoria, 4 Maresca – San Marcello Piteglio.

Come un Astolfo, l'autore ci invita su quella Luna che iniziò a frequentare trent'anni fa quando avvió la prima stesura di quei testi oggi resi editi. Con questa raccolta l'autore ci vuole riportare all'inizio della esperienza di scrittura dove già si può riconoscere alcuni semi di sperimentazione che sono poi fioriti nel corso della sua produzione. Possiamo ritrovare i primi versi da lui composti subito dopo l'esperienza traumatica del coma che ha segnato la sua esistenza e toccato profondamente la sua percezione del mondo in “Diamante” composte da versi tronchi e rime in libertà, che sono rimaste una sua costante. “Il Grido”, “Manifesto di Pace” e “Boom!” rappresentano invece il personale modo di ripercorrere le storiche esperienze di poesia visiva dalle parole in libertà di futuristica memoria alle sperimentazioni degli anni '60.


“Percezione del tempo” si configura come la prima creazione di un lavoro sul percorso immagine-pensiero-parola-pensiero-immagine, o più semplicemente sulla figuratività della parola creatrice di nuove immagini secondo quella linea-guida che ha accompagnato l'autore nel corso degli ultimi trent'anni nella ricerca di “Formule di Pensiero” alla base di “Poesie Mute”. Rendere pubblico una raccolta di poesie che parlano dei pensieri, immagini e sensazioni che si è avuto da adolescente è, simbolicamente per l'autore, chiudere un cerchio di un cammino di sfide iniziate molti anni fa. È come aprire un vecchio album di famiglia pieno di immagini che ormai sono sbiadite nella memoria e riallacciare i vari frammenti e le varie tappe della propria storia. Carradori sceglie per questa raccolta una foto probabilmente forte che lo ritrae durante il suo battesimo teatrale sotto la regia del Maestro Pier Luigi Zollo, ”Linea di Condotta” di Bertold Brecht, un giovane soldato pieno di paura e al contempo di determinazione nel non sprecare quella tanto attesa occasione di poter parlare davanti alla giuria del Partito del Pubblico.



Per l'autore l’Arte nella sua forma letteraria e teatrale è stata strumento di crescita morale e spirituale, un ancora di salvezza di fronte un disagio che trova le sue radici da una necessità di comunicare ad un ambiente governato da Eris e a lui alieno dall’infanzia. L’incontro con la Parola, questo strumento di un immenso potere, capace di trasformare come Astolfo dell’Orlando Furioso di L. Ariosto, il vento del parlato in oggetti veri ed animati, è avvenuto con l’incontro alle Medie con in suo Mago Atlante, la Prof.ssa Rossella Bonacchi di cui è stato un piccolo apprendista affascinato dal significato e dalla storia che ogni singola Parola racchiude in sé, elemento comunicativo che riusciva a dar risposta a tutte le sue esigenze non solo di comunicare, ma anche di trovare una radice, un essenza ad ogni pensiero, la cui padronanza era la chiave di volta ad ogni forma di incomprensione. L’incontro con Rossella e successivamente con il Maestro Pier Luigi Zollo sono stati provvidenziali nel suo cammino artistico ed espressivo, fiancheggiato dall’affetto di un solido e ristretto gruppo di Amici “F.A.M.E.J” tanto da diventare una sorta di para-famiglia, di cui si vuol citare solo il più importante se è vero che un giovane per diventare uomo deve fare incontro con tre Maestri, Franco Salvadori.


La ricerca della radice del pensiero, di cui la parola è lo strumento, assieme al sincero affetto e sostegno di queste tre figure citate, è stato un mezzo di riscatto personale nei confronti della società e una spinta alla ricerca di chiavi concettuali che portassero a Quadri di Parole capaci di fornire al prossimo una nuova via, seppur faticosa, di comprensione olistica della comunicazione e del mondo in cui viviamo. Negli anni seguenti, oltre ad un primo approccio con il mondo figurato della poesia, esperimenti successivi sono continuati in “Per altri Versi”, arrivando progressivamente a definire l'essenza da cui ogni pensiero parte e che giustifica il creato. sconfiggendo una volta per tutte Eris.

 

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