Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
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«Non credo alla isole felici, non mi illudo. Qua la situazione rischia di appoggiare velocemente». Non nasconde la sua preoccupazione Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca Pistoiese. Nel suo comune si sono già registrati una manciata di casi di Covid-19 della seconda ondata. Seppur un misura infinitesimale rispetto alle zone di pianura, si tratta di un chiaro segnale che il virus circola ormai ovunque. «Ad una prima occhiata, la situazione pare buona: noi siamo pochi quassù, non ci sono situazioni di assembramento e anche dalle scuole non mi risultano al momento situazioni problematiche.
Però non mi illudo: qualche caso lo abbiamo avuto anche da noi e sempre che questa seconda ondata, in generale, stia coinvolgendo le zone collinari e montane di più rispetto alla prima ondata. Non possiamo far altro che continuare a tenere massima l'attenzione e osservare giorno dopo giorno la curva dei contagi». I numeri, insomma, per il momento non sono drammatici nelle zone dell'Alto Reno ma purtroppo potrebbe essere una situazione temporanea. «Qua siamo pochi e le persone sono soprattutto anziane. Le persone si muovono poco, ed è più facile mantenere il distanziamento. Sappiamo però che non possiamo abbassare la guardia neppure qua».
Purtroppo questo virus va a colpire non solo il fisico, ma anche la stabilità economica delle persone
Una delle cose che spaventa di questa seconda fase è la velocità con cui il contagio si sta propagando nel nostro paese. «Basti pensare che nella provincia di Pistoia – sottolinea il sindaco – meno di un settimane fa avevamo una trentina di nuovi casi. Adesso sono quasi 200 e la curva in crescita. Sono preoccupato, inutile girarci intorno. Purtroppo se le cose non cambiano e i contagi non calano, non vedo come potremo evitare un nuovo lockdown. In parte è già iniziato: l'altra sera mi trovavo a Bologna in via dell'Indipendenza, dove di solito si deve fare a 'sportellate'. Erano le 21 e non c'era nessuno. La gente ha paura».
Un problema non solo sanitario ma anche economico. «Purtroppo questo virus va a colpire non solo il fisico, ma anche la stabilità economica delle persone. Chi è più fragile da un punto di vista economico e più fragile anche nel combattere il virus. D'altronde la prospettiva di perdere il lavoro o di dover stare a casa per i giorni dell'isolamento può davvero mettere in ginocchio persone e famiglie. Questo è uno degli aspetti più spaventosi della pandemia».
Non si sono dati per vinti e hanno ricominciato da zero, in montagna. La loro è stata una scommessa che può dirsi vinta, visto che hanno trasformato una grande difficoltà come la perdita del lavoro nella svolta della loro vita.
È la storia di Stefano e Marianna, giovane coppia titolare dell'agriturismo “La Felce” di Femminamorta, nel comune di Marliana. Un'attività nata per caso, in circostanze tutt'altro favorevoli come ci raccontano loro stessi. «Abitavamo vicino a Prato, a Seano. La nostra vita era lì - racconta Marianna -. Poi Stefano ha purtroppo perso il lavoro, visto che l'azienda per la quale lavorava ha chiuso i battenti. A Prato e dintorni, quindi, non avevamo più sbocchi lavorativi. Occorreva prendere una decisione sul da farsi».
Quella decisione, piano piano, si è materializzata prima sotto forma di desiderio, poi di concreta possibilità. «La montagna ci è sempre piaciuta – racconta Stefano –, andavamo spesso in ferie in Trentino o sulle Dolomiti quando abitavamo in città. Certo, da andarci in ferie a trasferirsi ce ne passa! Però alla fine così abbiamo deciso e ci siamo re-inventati. Non è stato facile all'inizio: ricostruirci una vita, tutte le abitudini. Con la buona volontà, però ci siamo riusciti. Abbiamo preso un terreno abbandonato da anni, ripulendolo con le nostre mani metro per metro. Era un disastro: rovi e sterpaglia ovunque.
Un cambiamento completo, che ha significato una nuova prospettiva lavorativa ma soprattutto una svolta nella qualità della vita della coppia e della loro figlia Alice, visto che tutti ora risiedono a Femminamorta immersi nel verde dell'Appennino.
Il duro lavoro però ha premiato, e nel giro di poco tempo siamo riusciti ad aprire un'azienda agricola, con allevamento di animali, ortaggi e frutta». Ma Marianna e Stefano non si sono fermati lì. «Abbiamo rilevato e ristrutturato anche un casolare, anche questo abbandonato da tempo. Lo abbiamo sistemato ed è qui che è nato il nostro agriturismo». Un cambiamento completo, che ha significato una nuova prospettiva lavorativa ma soprattutto una svolta nella qualità della vita della coppia e della loro figlia Alice, visto che tutti ora risiedono a Femminamorta immersi nel verde dell'Appennino. «Se mi mancano i ritmi della città – dicono – Per niente. Non tornerei indietro per nessun motivo.
Quassù c'è un'altra vita, tranquilla. All'inizio è stata difficile, siamo partiti da zero. Ma adesso la cosa sta andando bene ed il passato appare davvero lontano». La vita in montagna, come testimoniano loro stessi, non è tutta rosa e fiori. Ma le soddisfazioni sono impareggiabili. «Non è sempre semplice la vita dell'agriturismo e dell'azienda agricola: la mattina alle sei siamo in piedi a dare da mangiare e pulire gli animali e le loro stalle; la sera fino a mezzanotte non finiamo il servizio al punto ristoro. Il lavoro c'è ed è tanto, ma a noi piace e siamo molto felici di quella nostra scelta di puntare sulla montagna».

In questa calda estate 2020, c'è un luogo dove andare a colpo sicuro per scappare dall'arsura: Abetone, con i suoi 1388 metri di quota sul livello del mare, assicura in media circa 10 gradi in meno rispetto alle zone di pianura.
visitabile ogni giorno dalle 16 alle 19 ad ingresso libero presso le scuole elementari di Abetone, in via Brennero 241
Quest'estate, poi, c'è un valido motivo in più per visitarla: la mostra dedicata a Zeno Colò, visitabile ogni giorno dalle 16 alle 19 ad ingresso libero presso le scuole elementari di Abetone, in via Brennero 241.
Abbiamo parlato con una delle curatrici della mostra, Clarissa Tonarelli, grande esperta di Abetone e del campionissimo Zeno. Ecco cosa ci ha raccontato.
Antonio G., manager pistoiese di primario istituto di credito internazionale, ha eletto Posola, frazione del comune di Sambuca Pistoiese come luogo per ritemprarsi e ritrovare se stesso in una vita altrimenti fatta di lavoro frenetico e di stress. Non solo, ha deciso di mettere la propria esperienza e una parte del proprio tempo libero a disposizione della locale Pro Loco di cui è attualmente consigliere. Abbiamo provato a rivolgergli qualche domanda.
D.: Lei potrebbe essere definito un “perfetto cittadino pistoiese”. Perché ha sentito la necessità di tornare alla montagna?
R.: Abito a Pistoia e la amo nonostante la vita di città sia a volte pesante. Traffico, smog, rumore, tante persone in spazi ristretti. L’occasione per scegliere la montagna è nata da una visita ad un carissimo amico una decina di anni fa. Lui aveva una casa a Posola e in quell’occasione io e mia moglie ci siamo resi conto che la vita in quella frazione era veramente diversa: niente rumori, smog, persone moleste e soprattutto una natura quasi incontaminata. Boschi, animali selvatici, silenzio, aria buona e vita a misura d’uomo.
D.: Ovviamente la sua scelta ha coinvolto anche i componenti della sua famiglia. E’ stata una scelta condivisa da tutti? E a distanza di anni è una scelta che rifarebbe?
R.: La scelta è stata ovviamente condivisa e, sicuramente, alla luce anche dei drammatici eventi che hanno coinvolto l’umanità intera, la rifaremmo senza ombra di dubbio.
"L’acquisto di un immobile sulla montagna pistoiese non è un investimento solo economico, ma rappresenta un vero e proprio investimento sulla qualità della vita"
D.: Ci racconti una sua tipica giornata in montagna: come occupa il suo tempo nella bella e nella brutta stagione?
R.: Le giornate sono lente ed è possibile gustare il trascorrere del tempo senza stress. Anche in caso di brutto tempo ci sono sempre tante cose da fare. Ma anche il solo non fare niente, guardar piovere standosene in poltrona, seguendo lo spettacolo di un bel temporale. Nelle giornate di sole è possibile fare escursioni, curare gli orticelli, cucinare all’aperto e grazie alla Pro Loco, organizzare feste e intrattenimenti di tutti i generi, da quelli enogastronomici a quelli culturali.
D.: La montagna come luogo fisico o anche come luogo dello spirito?
R.: In queste piccole realtà si può ritemprare sia il fisico che lo spirito. E’ indubbio che si viva una vita più salutare. I periodi che trascorro sulla mia montagna sono vere e proprie ricariche di energie fisiche e spirituali.
D.: Lei si occupa attivamente della promozione del territorio montano del suo paese di adozione, quindi la domanda potrebbe risultare ovvia. Ma perché consigliare ad altri di investire tempo, soggiorni e vacanze, e risorse economiche, magari l’acquisto di un immobile, nella montagna pistoiese?
R. L’acquisto di un immobile sulla montagna pistoiese non è un investimento solo economico, ma rappresenta un vero e proprio investimento sulla qualità della vita. Non consiglio di acquistare una casa in questi luoghi se non si ama la natura e soprattutto se si hanno intenti solo speculativi. La montagna significa partecipare alla vita del paese e lavorare per valorizzarlo e soprattutto per mantenerlo con l’amore dei i vecchi.
D.: A suo giudizio cosa dovrebbero fare le amministrazioni locali per promuovere lo sviluppo della comunità montana e per renderla più accattivante agli occhi dei potenziali fruitori?
R.: Noi “delle seconde case” siamo i veri soci di capitale dei comuni montani. Purtroppo non possiamo pretendere molto in fatto di servizi, in quanto i bilanci sono veramente poveri dal punto di vista delle entrate e ogni servizio è costoso a causa della vastità e della complessità del territorio. Per valorizzare questi territori dovrebbero senz’altro sostenere le casse delle Pro Loco che sono le vere e proprie amministrazioni di queste piccole realtà.