Sono molte le leggende che ruotano intorno alla Genziana: una pianta difficile da scovare, ma che cresce spontanea nei prati d’alta quota. Non è raro, anche nel nostro comprensorio, poterne scorgere il piccolo fusto che si erge dai 50 cm al metro e mezzo di altezza, con foglie larghe e piuttosto ovali. La sostanza largamente contenuta da questa non frequente erba montana è la amarogentana: un succo amaro, che permane come gusto preponderante anche nei suoi decotti e tisane. Oltre a tale principio attivo, i componenti della Genziana si rivelano davvero utili ai fini digestivi: il processo da lei scaturito, porta infatti ad un aumento della produzione di muco gastrico che fornisce un concreto supporto in caso di problemi di stomaco o intestino.
Non solo: la Genziana è anche molto utilizzata in caso di infezioni e febbre (in passato, si narra fosse usata in particolar modo per alleviare quella del cane!). Anche in questo caso, come sempre, consigliamo di evitare la raccolta fai da te a meno che non si sia esperti; le controindicazioni sono presenti (specialmente per chi è in dolce attesa), tuttavia essendo specie protetta la sua “libera” raccolta è strettamente regolamentata. Contro astenia e stanchezza, si consiglia di far bollire 2 grammi di radice secca in 250 ml di acqua per circa un minuto, prima di filtrare la bevanda ottenuta. Una tazza al giorno andrà benissimo: rivolgiamoci in erboristeria per l’acquisto giusto! Ma parlavamo di leggende, giusto? Su questa affascinante e ritrosa erba di montagna sono molte le storie provenienti da tutto il mondo ed epoche storiche.
Il suo primo utilizzo è datato II secolo a.C., quando il re dell’Illiria (Gentius, e da qui il nome) ne scoprì le virtù terapeutiche proprio a fronte di un brutto mal di stomaco. In Ungheria, si tramanda che tale pianta avesse salvato il popolo da una grave carestia; in Francia, veniva trattata in modo tale che i suoi infusi creassero incantesimi d’amore che inducevano i cavalieri ad innamorarsi delle dame prescelte. E in Italia? Anche nel nostro folklore, in quanto a storie la Genziana non è da meno! Dunque, sulle Dolomiti, si narra vivesse un tempo una pastorella dallo stesso nome dell’erba in questione e dagli occhi color cielo davvero molto belli.
In paese, si diceva ne avesse rubato la tonalità al lago, il quale di tutte queste chiacchiere rimase non poco contrariato, al punto che scurì la sua acqua e pianificò vendetta. Dalla sua furia emerse un giovane dio il quale, una volta scorsa Genziana, ne rimase a prima vista innamorato. Ma la pastorella era giovane e ancora non ne voleva sapere di lasciare il tetto materno, rifiutandone la corte. Il dio, che altro non era che il lago fatto carne ed ossa, innalzò furioso un’onda enorme su Genziana, che morì di colpo. A seguito della sua morte, sulle rive del lago nacque d’improvviso una pianta nuova, che nessuno aveva mia visto prima di allora: il suo colore, era lo stesso degli occhi della giovane bella pastorella.
Leggi anche:
"Tesori di montagna": i benefici dell'ortica e i suoi derivati



