Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Dieci di qua, venti di là, non di più: al momento il flusso dei profughi ucraini verso la Toscana e l'Emilia Romagna è un rivolo, ma potrebbe trasformarsi presto in un fiume in piena se la guerra dovesse proseguire a lungo. Eventualità, purtroppo, da mettere in conto. Mentre sono già 1 milione e 600mila le persone che hanno lasciato l'Ucraina invasa per mettersi in salvo in Europa, nelle nostre zone le prime accoglienze passano dalla solidarietà delle singole persone, molto spesso di nazionalità ucraina e residenti in Italia da anni che aiutano parenti e amici a raggiungerli e a trovare un alloggio. Un'accoglienza fai-da-te che sta piano piano coinvolgendo tutti i territori. Un flusso di persone silenzioso e lento che, tuttavia, potrebbe ben presto diventare un'emergenza umanitaria anche nel nostro paese: i profughi di guerra, infatti, non potranno rimanere per mesi nei centri di accoglienza temporanea dei paesi confinanti con l'Ucraina, Polonia e Romania su tutti.


Il flusso dei profughi ha iniziato a coinvolgere anche le aree collinari e montane. A Castelnovo Monti, nel reggiano, nel fine settimana sono arrivati i primi 8 profughi di guerra. Ne ha dato notizia il sindaco, Enrico Bini. Tre di loro avevano parenti nel comune montano, altri cinque verranno ospitati in altrettanti appartamenti organizzati per l'occasione da comune e Prefettura. Anche sulla montagna pistoiese e bolognese si segnalano i primi arrivi: sono pochi, pochissimi, per ora. Ogni persona si è organizzata sostanzialmente da sola, prendendo contatti con amici e parenti e trovando alloggi in maniera autonoma. Questa dinamica è destinata a ripetersi, giorno dopo giorno, in sempre più comuni e con un numero di sfollati sempre maggiore. Le istituzioni devono essere pronte a saper gestire, nelle prossime settimane, quello che potrebbe essere un fiume umano di persone bisognose di aiuto e di un riparo.

 

 

Fare rete”, come si dice in questi casi, sarà fondamentale. Un pensiero degno di nota lo ha avuto Elio Moretti, presidente della provincia di Sondrio.
«Dobbiamo capire quello che serve e quello che non serve, quello che va fatto e quello che non va fatto per non sprecare energie, risorse e tempo. Dobbiamo coordinare gli sforzi per evitare cose che non andrebbero fatte. Le iniziative partono, anche, in maniera spontanea, animate da voglia di fare. Meritano tutte rispetto ma devono, necessariamente, esser coordinate dalle istituzioni, che servono proprio a questo». Le regioni iniziano a muoversi armate di buona volontà ma, un po' come successe nelle prime fasi della pandemia, in ordine sparso.


Il governatore del Veneto Zaia ha detto:
«Se la situazione dovesse aggravarsi non escludo di chiedere l'aiuto delle famiglie venete: chi ha una casa spaziosa, una seconda casa al mare o in montagna può intanto valutare la possibilità di accogliere dei rifugiati. Poi Faremo un numero verde apposito per le candidature».

 

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