A voglia che scrivere dei servizi della montagna, delle grandi opportunità che offre, della possibilità di ribaltare il paradigma città-centrico che sta mostrando tutti i suoi limiti e le sue controindicazioni: è tutto inutile se ai cittadini vengono tolti servizi primari, come quello di un dottore, dall'oggi al domani. Dopo la “storia infinita” attorno all'ospedale Pacini di San Marcello, oltre mille pazienti tra Borghetto e Orsigna, Lagacci, Pracchia, Cireglio, Piazza e Campiglio resteranno senza assistenza sanitaria. Il dottor Iadevaia ha reso noto che dal 3 novembre non sarà più in grado di fornire loro assistenza dopo aver vinto un concorso ed aver scelto di dimettersi dal ruolo di medico di medicina generale.
Salvo dietrofront, praticamente impossibili, dell'ultima ora, ai pazienti non rimarrà che trovarsi un medico a Pistoia e scendere a valle ogni volta che avranno bisogno di cure mediche. Un qualcosa di estremamente problematico -se non impossibile- per centinaia di persone, oltretutto molte di una certa età. La questione del diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, risulta pressoché sospeso su buona parte della nostra montagna. Il sindaco di Pistoia Tomasi non c'ha girato intorno.
«Assegnare a chi vive a Cireglio, Le Piastre, Pracchia e Orsigna un medico di medicina generale che ha l’ambulatorio altrove, nella piana, significa di fatto togliere il servizio agli abitanti della montagna. Quello che sta accadendo è preoccupante e saremo ancora una volta in prima linea, così come due anni fa, per chiedere a chi di dovere di trovare una soluzione al problema».
L'Azienda Usl Toscana Centro ha già parzialmente replicato al primo cittadino e soprattutto ai tanti residenti giustamente preoccupati. L’azienda sanitaria, infatti, ha informato che è in corso un bando per l’assunzione di altri cinque medici di medicina generale nell’ambito di Pistoia e che tre di questi avranno vincoli territoriali, tra cui Cireglio - Le Piastre - Pracchia-Orsigna. I problemi, però rimangono: non è detto che qualcuno si faccia avanti (anzi, è probabile che nessuno si faccia avanti...) e, comunque, anche se così non fosse, il medico non prenderebbe servizio prima della prossima primavera. L'inverno, dunque, passerebbe senza dottore per circa 1400 pazienti.
La situazione è sconfortante per non dire drammatica e ci si attende che, chi di dovere, corregga questo squilibrio inaccettabile tra l'accesso alla sanità tra montagna e aree cittadine.



