Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Quello tra gli italiani e la propria casa è un rapporto davvero particolare, che va oltre il mero abitare dentro un'abitazione fatta di quattro mura ed un tetto. La casa è e rimane un bene rifugio (per quelle famiglie che se la possono permettere, si intende) ma anche uno specchio della propria identità, quasi uno status symbol. Quello che accade in Italia è un legame con la casa di proprietà molto più che in altre aree dell'Europa e del mondo, dove possedere una casa non è che sia chissà che cosa. 


Nei giorni scorsi è stato pubblicato il primo Rapporto Federproprietà-Censis sugli italiani e la casa, redatto con la collaborazione della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e con Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Da questo rapporto sono usciti dati estremamente interessanti. Tanto per cominciare, il 70,8% degli italiani è proprietario della casa in cui vive, mentre il 20.5 % si trova in affitto. Ciò che rimane in percentuale, meno del 10%, sono persone che hanno un appartamento in usufrutto o a titolo gratuito, mentre i rimanenti sono senza tetto. 


Storicamente si è assistito ad un'evoluzione del rapporto tra italiani e casa: chi è stato adulto negli anni '80 e '90, fino ad inizi 2000, poteva permettersi di accedere a un mutuo e poi comprare una casa anche senza stipendi alti. Anzi, in quegli anni bastava veramente poco per potersi comprare casa. Adesso, a cavallo di 2022 e 2023, anche semplicemente affittare un immobile diventa estremamente complicato se non si hanno grosse liquidità, specialmente nelle grandi città. Lo sanno bene gli studenti fuori sede, obbligati per seguire le lezioni a rimanere nelle vicinanze degli atenei delle grandi città. 


Gli altri, adulti, famiglie, anziani, che motivi hanno per rimanere in città? Lavoro nelle vicinanze, qualcuno dirà, servizi. Laddove, però, la vita in città risulti eccessivamente costosa, l'idea di una casa (magari più grande di quella in città) ad un prezzo sensibilmente inferiore nelle zone di collina o montagna può diventare la pensata giusta. Secondo gli ultimi dati del portale Immobiliare.it, a novembre 2022 nelle grandi città (considerate quelle con 250 mila abitanti o oltre) il prezzo medio delle case in affitto al mq è di 15,2 euro, vale a dire lo 0,6% in più rispetto al mese di ottobre dello stesso anno e ben il 9,2% in più rispetto al 2021, prendendo in riferimento lo stesso periodo. Un aumento monstre che sfiora il 10% solo nel giro di un mese.


Secondo le ultime rilevazioni, aumentano le persone che fanno parte delle fasce intermedie, quelle che si trovano in un limbo ben poco invidiabile: vale a dire, persone che hanno un Isee troppo alto per accedere all’housing popolare (e alle altre formule di abitazioni a prezzo agevolato) ma comunque troppo basso per richiedere un mutuo o dare garanzie per andare in affitto verso abitazioni di altro tipo. Soggetti “ne di qua, ne di la” che si trovano in grosse difficoltà per trovare un proprio posto nel mondo. 


Chi può, la casa se la tiene come una vera e propria tana, dotata di tutti i comfort. Sempre più persone la usano come vere e proprie estensione della personalità: gli italiani (quelli che possono) la casa la fanno diventare centri multifunzionali, uffici, università, scuola, cinema, ospedale, palestra. Una situazione figlia delle abitudini recenti, scatenate anche dal Covid e dai conseguenti lockdown. Basti pensare che ben il 41,7% degli italiani continua a stare in casa per lavorare da remoto, mentre il 78,0% predilige la propria casa per passare del tempo libero. Non a caso, gli italiani nelle proprie abitazioni fanno sport (una percentuale che arriva al 60% tra i giovani) e coltivano le proprie relazioni sociali (fino al 90% tra i giovani, un po' meno per gli adulti: l'84% del totale).


Con una prospettiva di casa così cangiante ma sempre così importante per gli italiani, perché non pensare di abbattere il costo generale delle abitazioni volgendo il proprio sguardo sui territori meno battuti dalla massa, fuori dalla grandi città che ormai hanno mostrato tutti i loro limiti in termini di costi, inquinamento e qualità della vita?

 

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