Insieme alla crisi economica, corre in parallelo l'ingegno per poterla aggirare o minimizzare. Il co-living va esattamente in questa direzione.
Abbiamo già dedicato alcuni articoli su questo nuovo modo di abitare le case che consiste, sostanzialmente, nella condivisione di alcuni spazi: un sistema che, secondo noi, prenderà sempre più piede in Italia nei prossimi anni. Stavolta vogliamo ampliare ancora un po' di più il discorso, passando in rassegna vari tipi di co-living. Questa terminologia è piuttosto nuova ed occorre fare chiarezza sui diversi significati che questa parola ancora "acerba" può esprimere. Vediamoli insieme.
Tanto per cominciare, possiamo dire che la necessità delle persone di condividere alcuni spazi nasce soprattutto dai costi ormai fuori controllo di affitti e case, specialmente nelle grandi città. Questa condizione di partenza incoraggia moltissimo le persone a trovare sistemazioni comuni per poter dividere parte delle spese di locazione e le utenze. Gli spazi di co-living assumono molte forme: dalle case unifamiliari ristrutturate, ai piani di un grattacielo convertiti in alloggi in stile dormitorio nelle grandi città, così come alle case di campagna che offrono spazi privati ma anche alcune aree in comune di condivisione. Le persone che abitano insieme possono essere gruppi di amici o conoscenti, ma non necessariamente: la presenza di alcune aree private assicura comunque la privacy di ognuno anche in presenza di “sconosciuti”.
I cinque modi di intendere il co-living
Possiamo provare a suddividere il mondo “co-linvg” in cinque macro categorie. La più tradizionale è rappresentata dall'abitazione condivisa in modo informale: un gruppo di persone che volontariamente condividono un contratto di locazione e arredano insieme una casa, gestendosi gli spazi secondo le proprie esigenze. In Italia questo accade sempre più spesso anche tra le persone più anziane: abitare insieme, specialmente se con amici o conoscenti, diventa estremamente pratico per una lunga serie di motivi: su tutti, la questione economica, ma non dimentichiamo la possibilità di potersi aiutare nelle faccende di casa, fare la spesa e, perché no, anche farsi compagnia in una fase della vita che di solito può accompagnarsi alla solitudine.
Esistono anche altri tipi di possibili modalità di co-living. Ne è un esempio il dormitorio, tipico soprattutto delle città più grandi: parliamo di una distesa di camere da letto piccole, ma solitamente private, che fiancheggiano corridoi che portano a spazi comuni condivisi da un gran numero di persone. Questo tipo di abitazione può ospitare fino a un centinaio di inquilini. Difficilmente, a meno di essere universitari, si avrà l'opportunità di risiede in una struttura di questo genere ma era opportuno citarla.
Possiamo poi passare alla terza modalità, le cosiddette case cooperative. Parliamo di un sistema piuttosto poco diffuso in Italia che trascende il concetto stesso di abitare. Nelle case cooperative, gli abitanti si organizzano in turni per pulire, cucinare e gestire la casa e gli spazi condivisi. Le cooperative sono tipicamente governate in modo democratico, hanno assemblee in cui si eleggono i leader e si discutono gli affari della casa. Possono essere definite quasi come delle piccole città autonome, considerando che il numero di residenti può variare da 15 a fino a oltre 100 persone.
Più comune in Europa, ma ancora poco diffuso in Italia, c'è poi il co-housing. Un sistema nato nei paesi scandinavi a partire da metà anni '60, che punta a costruire una comunità e condividere le responsabilità tra le famiglie, ognuna dotata comunque di spazi privati. Queste comunità sono tipicamente multi-generazionali e consistono in case unifamiliari disposte intorno a un edificio comune, con spazi verdi condivisi ed eventi organizzati. Come detto, in Italia fino adesso non ci sono tante comunità organizzatesi spontaneamente in questo modo. C'è da dire, però, che alcune amministrazione comunali in Italia stanno provvedendo alla ristrutturazione di alcune aree dismesse grazie ad una serie di bandi creati apposta per incoraggiare questo tipo di comunità.
L'Unione Europea stessa, infatti, pare voglia incoraggiare questo tipo di modalità abitativa. Su questo argomento specifico ci torneremo con una serie di articoli ad hoc, andando a vedere più da vicino i singoli esempi di co-housing sparsi sul territorio.
Infine, come ultimo esempio possiamo citare le “comuni”, vale a dire comunità poste solitamente nelle aree rurali dove i membri puntano all’autosufficienza e alla condivisione di convinzioni politiche o spirituali. Ne sono un esempio gli “Elfi” della Montagna Pistoiese, che da molti anni formano una comunità semi-stanziale nei boschi tra San Marcello Pistoiese e Sambuca Pistoiese.
La nostra conclusione, al termine di questo articolo, è che le modalità di co-living, specialmente la prima e la quarta che abbiamo elencato, sono destinate ad aumentare sempre di più nei prossimi mesi e nei prossimi anni. D'altronde, con i prezzi delle case e degli affitti sempre più inaccessibili, le persone dovranno comunque potersi assicurare un tetto sulla testa e una qualità di vita accettabile. Una fase, in realtà, molto interessante e con tante opportunità di investimento anche per le aziende immobiliari che, infatti, stanno iniziando ad organizzarsi in quella direzione.



