Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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La montagna è una straordinaria metafora della vita: salite, discese, vette da raggiungere con fatica e ostacoli più o meno proibitivi da aggirare. Non a caso esiste un detto diffuso nella lingua italiana: «montagna fa buon sangue», si dice. Cosa c'è di vero e scientificamente dimostrabile in questo assunto? Un gruppo di ricercatori statunitensi se lo sono chiesto nel 2016. E hanno scoperto alcuni aspetti interessanti.

Lo studio americano
I ricercatori sono quelli dell’Università del Colorado, dipartimento “Altitude Research Center – ARC”. Gli esperti hanno condotto una ricerca in sud America dal titolo: 
“AltitudeOmics: Red Blood Cell Metabolic Adaptation to High Altitude Hypoxia”, pubblicato sul “Journal of Proteome Research”. Il focus, come sottolinea il titolo, è sui globuli rossi e il loro funzionamento alle diverse quote altimetriche.


In questa ricerca, condotta fino a 5200 metri di altitudine, si è accertato come pochi giorni in alta montagna siano un ottimo modo per migliorare la funzionalità dei nostri tessuti e del sangue. La stimolazione dovuta al fattore quota, è stato dimostrato, ha portato i globuli rossi a trattenere maggiormente l’ossigeno trasportandolo ai tessuti. Una tendenza osservata sulla stragrande maggioranza dei 21 volontari portati fino a 5260 metri di altitudine. 

Gli studiosi, una volta analizzati i dati delle analisi del sangue, hanno constatato che effettivamente i globuli rossi ad alta quota migliorano le loro funzionalità, sono più performanti rispetto a quanto rilevato alle quote più basse. Gli studiosi non si sono fermati qui e hanno pubblicato nuove ricerche legate all'altitudine sul corpo umano. Per visionarne i risultati è possibile visitare il loro sito, in lingua inglese, qui https://harcsummit.org/.

Montagna come antidepressivo
Trascorrere del tempo in montagna, anche a quote più basse dei proibitivi (!) 5260 metri dello studio americano, può funzionare da valido antidepressivo e antistress naturale.
Durante le passeggiate sopra i mille metri, allontanandoci dai ritmi frenetici della città, nel corpo troviamo un’aumentata produzione di endorfine e di serotonina, unita a un abbassamento dei livelli di cortisolo nel sangue.


È per questo che camminare ci fa sentire meno e ansiosi e tristi, specialmente in quota. Il camminare stimola sentimenti positivi, propensione all’attività fisica e una migliorata disposizione verso se stessi. Ci sono anche degli aspetti importanti riguardo il nostro sistema immunitario. Il corpo umano viene stimolato dai cosiddetti “terpeni”, un insieme di molecole che si trovano, ad esempio, nella resina di molte piante, in particolare nelle conifere. 

Montagna amica della creatività 
Un altro studio americano, condotto da Ruth Ann Atchley, del Dipartimento di Psicologia dell’Università del Kansas (raggiungibile qui https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0051474) ha dimostrato come soggiornare qualche tempo in montagna aumenti anche la creatività. 
Nello studio citato si legge che praticando trekking, camminando nei boschi e salendo su sentieri di montagna, migliori sensibilmente la creatività e l’ispirazione, raddoppiandole del 50%. Si sottolinea, inoltre, come l'esposizione all’ambiente naturale abbia un impatto sulla corteccia cerebrale pre-frontale, la cui attività è associata alla creatività e al multitasking.


In conclusione: la montagna fa effettivamente bene
Come molto spesso accade, dietro al detto popolare c'è effettivamente una verità incontrovertibile: la montagna fa molto più bene che male. Aggiungiamo anche noi alcuni aspetti salutari del vivere in quota: minore esposizione all'aria condizionata in quanto meno necessaria, tendenza a muoversi di più quando ci si trova in quota, esposizione infinitamente minore a smog e polveri sottili che se ne rimangono a bassa quota. La montagna, insomma, c'è ed offre tante possibilità per viverci e trascorrerci più tempo possibile: ricordiamocelo e la nostra salute ci ringrazierà. 

 

 

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