Si è fatto un gran parlare del “Ddl Montagna”, lo strumento fiscale-legislativo studiato all'attuale Governo che – sulla carta – permetterà di ripopolare gli oltre quattromila comuni che sorgono in territori montani e “bloccherà” a suon di bonus la fuga dei giovani verso le aree di città.
Basteranno le misure introdotte dal Governo a fermare lo spopolamento di queste aree? Obiettivo tutt'altro che facile. La montagna viene da dieci (se non venti) anni di spopolamento continuo, con pochissimi casi in controtendenza. Solo negli ultimi anni di Pandemia qualcuno è ritornato, inspirato dalla voglia di spazi aperti e dal costo delle case molto più contenuto rispetto alla città. Ancora, però, non è un contro-esodo e la stra-grande maggioranza dei giovani non ci pensa due volte nel trasferirsi in città lasciando le loro abitazioni d'origine sulle alture.
Vediamo quali sono gli interventi del Governo e proviamo a commentarli insieme, tenendo presente che per il 2022 in corso sono stati stanziati 100 milioni di euro, per il prossimo anno invece saranno 200. Tanti, ma non tantissimi, se si pensa -ad esempio- che la sola regione Emilia Romagna nel 2021 ha stanziato 20 milioni per il proprio “bando montagna” con la quale ha agevolato l'acquisto di case in montagna fino a 30mila euro a fondo perduto per i più giovani.
Nel Ddl Montagna 2022 sono presenti detrazioni fiscali per favorire le piccole e le micro-imprese di montagna, qualora il titolare delle stesse o almeno uno tra gli esercenti sia un soggetto con meno di 36 anni nell'ordine del 10/15%.
C'è, fortunatamente, altro.
Per coloro che decidono di restare in montagna e di acquistare la propria abitazione in comuni montani nei comuni sotto i duemila abitanti, è possibile una accedere ad una detrazione dall’imposta lorda del 100 per cento su interessi passivi entro un massimo di 500 euro o una detrazione dall’imposta lorda dell’80 per cento su interessi passivi che superano i 500 euro, ma che non superino 1.125 euro. Sconti ottenibili da tutti i contribuenti che abbiano un’età non superiore ai 41 anni nell’anno in cui l’acquisto dell’immobile e quello di accensione del mutuo sono stati rogitati. Una misura, tuttavia, non valida per le ville o le abitazioni accatastate come “di tipo signorile”.
Anche in questo caso, però, parliamo di detrazioni fiscali utili per chi ha già in mente di trasferirsi o rimanere in montagna, non certo delle condizioni che da sole faranno cambiare idea agli indecisi. forme di incentivazione in favore dei medici e degli operatori socio sanitari che prestano la propria attività lavorativa nei comuni montani così come agli insegnanti che prestano il servizio scolastico nelle aree montane, due punti su cui nel recente passato le zone montane si sono trovate anni luce rispetto a quelle “normali” d città. Queste categoria avranno diritto ad un credito d'imposta pari al minor importo tra il 60% del canone annuo di locazione dell'immobile e l'ammontare di 2.500 euro.
Infine viene incentivata per legge la copertura dell’accesso ad internet in banda ultralarga e gli interventi sulle infrastrutture idonei a garantire la continuità dei servizi di telefonia mobile nelle aree montane.
Sostanzialmente, gli incentivi sono questi.
É tanto? É poco? Secondo chi scrive il Ddl Montagna è un discreto inizio, ma forse una misura ancora troppo debole per convincere davvero gli indecisi a scegliere le “terre alte” dove abitare. I soldi messi a disposizione, d'altronde, non sono poi così tanti, come abbiamo detto in apertura: 100 + 200 milioni di euro tutta la montagna d'Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia.
Anche Legambiente, in un interessante articolo rintracciabile sulla “La Nuova Ecologia” (qui il link https://www.lanuovaecologia.it/approvato-ddl-montagna-commento-legambiente/) si è detta non entusiasta riguardo la legge. «Ci sono tanti piccoli fattori utili – si legge nel testo – ma non abbastanza per fornire una “visione” alle nostre montagne e, si tratti della montagna alpina o di quella appenninica, nel testo di legge non si trovano parole come cambiamento climatico, natura, integrazione delle politiche o simili. Tutte parole imponenti come montagne che però nella legge latitano, e queste mancanze rischiano di trasformare la legge in un esercizio burocratico».
Approfondiremo la tematica insieme agli amministratori del territorio e agli enti associativi per capire quanto di buono c'è (o non c'è) in questo provvedimento.



