Sono giorni ricchi di significato quelli che stiamo vivendo per le cosiddette “terre alte”, ovverosia la montagna, quel territorio troppo spesso dimenticato se non per le settimane bianche o le escursioni in vetta. Territori che, tuttavia, con i cambiamenti climatici ed economici in corso stanno diventando sempre più appetibili da vivere 365 giorni l'anno.
L'11 dicembre si è celebrato la Giornata internazionale delle montagne, mentre due giorni è stata la volta dei 70 anni di Uncem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.
«Le sfide dei territori più uniti e più coesi sono le necessità di un Paese che riparte dai Paesi – dice il presidente di Uncem, Marco Bussone, a margine della 70° Assemblea Nazionale dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani –. Lo diciamo oggi guardando ai territori montani come frontiere sulle quali portare innovazione e opportunità. Ci sono 200 milioni di euro che arriveranno nel 2023 e 100 milioni di euro sono appena stati ripartiti. Dobbiamo lavorare per rendere i comuni più uniti e più coesi affinché i sindaci non si chiudano nei campanili e giochino partite importanti a prova di futuro. Nel quadro delle politiche che il governo e il parlamento si apprestano ad approvare a partire dalla legge di bilancio in discussione in questi giorni, abbiamo un'agenda di temi che verso il 2030 ci porterà ad avere una centralità nuova per le aree montane, Alpi ed Appenino, nel cuore di un Paese che riparte a qui».
In occasione del 70esimo compleanno dell'associazione, ha parlato anche Tiziano Maffezzini, presidente di Uncem Lombardia e della Comunità Montana Valtellina di Sondrio.
La sua è regione che ha molte montagne e che, più di altre, è riuscita negli ultimi anni ad attrarre nuovi abitanti, non solo nelle seconde case ma in quelle che poi sono diventate, de facto, prime case di persone che non avevano più interesse o possibilità economiche per rimanere a vivere in città.
«Negli ultimi decenni la montagna italiana è profondamente cambiata, è passata da un posto dal quale fuggire a una comunità non marginale che si pone come alternativa forte e credibile alla città. C'è ancora molto da fare, è vero, ma come amministratori stiamo progressivamente trovando la via per rafforzare ancora questi territori».
Maffezzini parla della “sua” montagna, quella lombarda come un «un laboratorio dove sperimentare soluzioni innovative alle sfide del futuro, come ad esempio la transizione ecologica, energetica, economica e sociale. Per far questo, enti territoriali, Regioni e Stato devono accompagnare la montagna verso vie di sviluppo sostenibile, capaci di creare le condizioni per arrestare lo spopolamento e l’invecchiamento demografico. Servono non solo opportunità economiche e di lavoro, ma anche di sponsorizzare e raccontare la qualità della vita, l'ambiente, il paesaggio, la coesione sociale che ci sono nelle terre alte. La montagna, se saprà cogliere le opportunità offerte dall’economa digitale, potrà diventare davvero un luogo ideale per la vita delle giovani famiglie e per fare impresa, molto di più di quanto non sia già adesso».
Piano piano, la “questione montagna” è entrata nelle agende di governo. Di questo, Maffezzini è convinto.
«La montagna sta diventando centrale nelle agende politiche degli ultimi governi e di quello attuale, grazie anche al lavoro che Uncem sta facendo sul territorio. C'è ancora molto da fare, come ad esempio il personale dei piccoli comuni, che spesso è insufficiente da nord a sud Italia. Una problematiche, quello del personale sottodimensionato, che si ripercuote anche nelle possibile occasioni date dal Pnrr. I fondi ci sono, ma senza personale nei comuni a fare i progetti coi giusti tempi, i bandi verranno vinti da quei comuni che hanno più dipendenti, che sono poi le grandi città».



