Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Che la pandemia abbia iniziato ad invertire la tendenza nello spopolamento delle nostre montagne lo conferma anche il ritrovato slancio alla domanda di residenze secondarie registrata nel 2021 e 2022 in un paese importante come la Svizzera. Parliamo di una nazione diversa dalla nostra, molto più abituata a considerare la montagna una risorsa e non un “peso” e dove molti borghi lontani dalle grande città mantengono servizi e qualità della vita estremamente alti, di livello forse superiori alla città. Un modello virtuoso a livello globale che è bene prendere ad esempio e, quanto possibile, copiare anche a casa nostra.



Lo spostamento verso i borghi in montagna negli anni della pandemia è stato talmente forte e diffuso da provocare un improvviso aumento dei costi delle case, con un segno + nel 2021 rispetto all'anno prima dell'8%. I motivi di questa impennata di richieste di case in montagna sono sostanzialmente due: la voglia delle persone di allontanarsi dal caos cittadino e la diffusione sempre maggiore del concetto di “home office” possibile grazie allo smart working, modalità che nel mondo del lavoro elvetico è tuttora estremamente richiesta. Un'indagine del portale di reclutamento Indeed ha dimostrato che prima del coronavirus, il telelavoro era menzionato solo nel 2,6% degli annunci di lavoro. Nel 2022 questa quota ha raggiunto il 10%. Valori alti di possibilità di lavoro a distanza negli annunci anche per Austria e Germania (smart working menzionato dal 13% degli operatori in cerca di personale), mentre è più bassa in Italia, solo 6%.





In questo scenario in cui lo smart working è stato fortemente agevolato, nella regione alpina elvetica è stato venduto praticamente tutto ciò che il mercato offriva come appartamenti o case di vacanza. In alcune aree i prezzi delle case sono diventati proibitivi per chiunque. Alcuni esempi come St. Moritz, Gstaad o Verbier i prezzi al metro quadro hanno raggiunto i 16mila franchi svizzeri, qualcosa come 15mila e 500 euro. Questa riscoperta delle destinazioni alpine ha d’altro canto inasprito le difficoltà a trovare casa per chi in queste ambitissime mete abita e svolge una normale professione. Le famiglie, i pensionati e le persone impiegate anche nelle attività turistiche sono in seria difficoltà, tanto che alcuni comuni sono intervenuti direttamente nel mercato immobiliare nel tentativo di calmierare i prezzi per coloro che intendono comprare qui la propria prima casa, lasciando inalterati i prezzi di chi acquista in zona per avere una seconda casa di villeggiatura.



In Italia e nelle nostre zone di riferimento, la riscoperta delle zone montane è in corso seppur non (ancora) a questi livelli. Osservare l'evoluzione e le dinamiche di mercati vicini ai nostri può aiutarci a carpire le tendenze anche nel nostro paese, dove il ritorno alle aree rurali in alcuni territori (Porretta, Marliana ad esempio) ha dimostrato di essere più che una possibilità. Noi continueremo a monitorare questa tendenza anche nelle aree di nostra competenza della Metropoli Rurale dell'Alto Reno, sperando che gli amministratori ai vari livelli siano ben consapevoli del cambio di paradigma in corso, dove le piccole aree interne stanno dimostrando qualità della vita maggiori rispetto alle aree cittadine.

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