Ci sono molti indicatori che certificano il cattivo momento dell'economia italiana. Fra questi, il dato Istat pubblicato ad ottobre sulla fiducia delle famiglie e delle imprese nell'economia. Istat ha certificato una fiducia ridotta per il quarto mese consecutivo, raggiungendo il valore più basso da gennaio. Vediamo, nel dettaglio, i vari aspetti analizzati.
Cos'è l'indicatore di fiducia Istat
Una doverosa premessa prima di addentrarci nell'analisi. L'indicatore della fiducia economica serve per capire se i consumatori di un determinato paese hanno una visione ottimistica o pessimistica del futuro e, in seconda battuta, per elaborare previsioni su come evolverà il contesto generale di fiducia dei consumatori. In Italia questo indicatore sintetico viene stilato da Istat, sulla base di un’indagine che coinvolge circa 2mila persone. L'indice verte prende in considerazioni investimenti, spese correnti, spese particolari e risparmi. Questi temi vengono indagati a partire dalla situazione economica del paese per poi passare alla disoccupazione, al momento economico della famiglia, alla possibilità di risparmiare fin da subito o in futuro, alle scelte di acquisto di beni durevoli e al bilancio personale. Quanto emerge viene pubblicato da Istat in un report trimestrale.
Le ultime analisi dell'indicatore
Nell'ultima analisi, Istat ha rilevato un generale peggioramento di tutte le componenti più importanti dell’indicatore. Ci sono solo due eccezioni: le aspettative sulla disoccupazione e i giudizi sulla situazione economica familiare. Per le aziende, invece, l’indice del clima di fiducia ha evidenziato un calo in tutti i settori economici, ad eccezione di quello delle costruzioni in cui sono migliorare tutte le componenti. Nella manifattura è stata rilevata una riduzione meno marcata rispetto a quella dei servizi di mercato con un peggioramento dei giudizi sugli ordini, un aumento delle attese sulla produzione e un giudizio di lieve de-cumulo delle scorte.
Le prospettive internazionali non aiutano
In questo quadro, le prospettive economiche internazionali non possono che rimanere incerte. La guerra in Medio-Oriente e quella in Ucraina continuano a portare alle aziende condizioni finanziarie sfavorevoli. Scende, almeno, l'inflazione: un calo che ha riflesso principalmente nelle quotazioni delle materie prime energetiche, sempre più lontane dai picchi dello scorso anno che, a loro volta, scatenarono una serie di congiunture economiche sfavorevoli.
Crescita Pil: stime intorno al +0,7%
Nel terzo trimestre dell'anno 2023, il Pil italiano appare stabile rispetto ai tre mesi precedenti. La variazione acquisita della crescita del Pil per il 2023 è pari a 0,7%, un valore migliore della Germania ma peggiore rispetto a quello di Francia e Spagna nello stesso periodo. Occorre considerare, però, che valori poco lusinghieri delle nazioni europee di carature simile a quella italiana non sono buone notizie: su tutte, la crisi dell'economia tedesca (vista da alcuni come un competitor della nostra) non rappresenta direttamente nulla di buono anche per la nostra congiuntura economica nazionale.
La nota migliore: il mercato del lavoro pare tenere botta
L'analisi Istat si conclude con valori che rappresentano una buona tenuta, nonostante la debolezza generale della situazione economica, nel mercato del lavoro. A settembre, ad esempio, sono aumentati rispetto ad agosto gli occupati e i disoccupati mentre gli inattivi sono diminuiti. Nonostante questo dato, conclude Istat, la congiuntura economica viene confermata negativa per questo ultimo scampolo di 2023.



