Nei giorni scorsi si è tenuta la riunione annuale di Oltreterra, l'associazione appenninica che ha come scopo la promozione di azioni economiche sostenibili e replicabili per la montagna italiana. Oltreterra, infatti, vuole rappresentare quelle terre “oltre” le pianura italiane che, spesso, si dimenticano dell’importanza che riveste la montagna che vive anche per loro e sopra di loro. Un modo di pensare a cui, noi di Metropoli Rurali, ci sentiamo estremamente vicini.
Oltreterra, nel corso dell'incontro, ha organizzato una serie di tavoli tematici alla quale hanno partecipato 140 delegati dei territori montani. Dalle loro discussioni e confronti sono state stilate una serie di strategie che segnano un vademecum per gli amministratori a vari livello (provinciale, regionale, statale) su cosa serva alla montagna per non spopolarsi.
Anzi: l'obiettivo dell'associazione è quello di far tornare tante persone a vivere in quota, giovani in primis. Vediamole insieme.
Politiche giovanili e defiscalizzazione
L'associazione si propone di creare competenze puntando sui giovani presenti nei territori montani per facilitare la permanenza di chi già in queste terre ci vive. «Solo la presenza di competenze qualificate – riferiscono gli organizzatori dell'evento – può permettere alle risorse rese utili dai diversi canali finanziari di essere trasformate in progetti in grado di essere messe in cantiere, poi correttamente rendicontate. Da lì i posti di lavoro necessari ad uso delle persone che risiedono o risiederanno in montagna». Infine, è stata ricordata la necessità di una fiscalità agevolata per la montagna.
Pascoli e aree aperte
«Sostenere le piccole aziende montane è fondamentale per gestire il territorio – ha sottolineato Davide Alberti, del Parco Foreste Casentinesi –. Attraverso la valorizzazione dei pascoli si possono sposare le esigenze di conservazione con le economie di montagna. È importante affrontare il problema delle frodi nell’aggiudicazione dei contributi europei e dare rilievo ad aziende locali, piccole e sostenibili, promuovendone i prodotti più di quanto già non si faccia».
Turismo forestale del benessere
Lo propone Antonio Brunori, segretario della sezione italiana del Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes): «Se la pratica dell'immersione nella foresta è vista come prodotto turistico, il bosco deve essere fruibile e il suo accesso deve essere garantito, nel tempo e nello spazio. Sarebbe preferibile se i boschi adibiti fossero gestiti con modi sostenibili verificate da enti terzi. Inoltre sarebbe opportuno riconoscere i benefici derivanti dal bosco da parte del Sistema Sanitario Nazionale, come già avviene per altre pratiche legate al benessere, come ad esempio i bagni termali».
Legni storici
Un'altra proposta è quella di valorizzare l’impiego dei legni storici per ristrutturazioni e restauri. Secondo il professore di assestamento forestale Luigi Hermanin «è necessario realizzare una rete di aree forestali che comprende quelle di riserva storica. Tali aree andrebbero individuate in foreste storicamente utilizzate per trarne legname impiegato in grandi edifici pubblici. Per esse può essere creato un marchio di origine garantita».
Crediti di carbonio
Non ne avete sentito mai parlare? Ecco il problema. Un credito di carbonio (o carbon credit) è un certificato negoziabile, ovvero un titolo equivalente ad una tonnellata di CO2 non emessa o assorbita grazie ad un progetto di tutela ambientale realizzato con lo scopo di ridurre o riassorbire le emissioni globali di CO2 e altri gas ad effetto serra.
Secondo l'associazione Oltreterra sono, giustamente, necessari degli accorgimenti per rendere economicamente vantaggioso la vendita dei crediti. La certificazione, il regime fiscale, il costo degli interventi di gestione sono al momento molto onerosi rispetto al guadagno offerto dai crediti di carbonio agli attuali prezzi di mercato. Motivo, fino adesso, del loro modesto successo.



