Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Il mercato immobiliare non conosce momenti di stanca, nonostante le incertezze legate alla guerra in Ucraina e all'onda lunga del Covid che ha letteralmente massacrato migliaia di aziende in tutta Italia e nel mondo.


Nonostante le enormi difficoltà economiche nel paese (e senza contare quelle che potrebbero presto arrivare in seguito alla questione energetica russa), il mercato immobiliare vede nella “casa” un prodotto ancora fortissimo sul mercato italiano, ancora considerato il bene rifugio migliore per milioni di famiglie.


I dati pubblicati dall’Osservatorio Immobiliare Nazionale Fiaip confermano alla grande questa crescita: il report, uscito poche ore fa, evidenzia come, nel 2021, nel settore residenziale siano aumentate sia le compravendite, arrivando a circa 750.000, +34% rispetto al 2020 e + 24% rispetto al 2019. Aumentano anche i valori di mercato, +3% rispetto al 2020.


Il mercato, oltre alla prima casa, è stato trainato da una forte crescita del numero delle compravendite di seconde case salite a circa 190mila unità registrando un +52% rispetto al 2020 ed un +36% rispetto al 2019. Cali, invece, per quanto riguarda i fondi commerciali, dove la riduzione media si attesta al -3,2%, con calo del direzionale del -4,5% e del -5,6% per il produttivo. Bene anche gli affitti rispetto al 2022: residenziale a +12,3%, commerciale +6%, direzionale +5% e produttivo +2%.


Un elemento molto importante certificato dal report è l'aumento della domanda di acquisto nei borghi di collina e montagna. Una scelta dettata dalla crescente volontà di lavorare in luoghi meno affollati della città, più tranquilli e con una qualità della vita superiore anche dal punto di vista ambientale.




Il report registra un +30% nelle trattative per acquisti di immobili in queste aree. Tuttavia solo una su quattro si concretizza. Come mai tre trattative su quattro si arenano ingloriosamente? Il problema, nella maggior parte dei casi, è l’assenza di infrastrutture digitali, come ad esempio la fibra ottica, essenziali per lavorare a distanza in smart working. Un ostacolo che, quanto meno in regione Toscana ed Emilia Romagna, si sta cercando di aggirare in maniera sempre più efficace, seppur non in modo omogeneo sul territorio.


Al link https://bandaultralarga.italia.it/ è possibile infatti consultare una mappa interattiva dell'attuale copertura comune per comune di ogni singola zona d'Italia.


Le aree interne appenniniche al confine tra Emilia e Toscana vanno appunto in ordine sparso (specialmente in quest'ultima): bene l'Emilia con quasi tutto il territorio di confine connesso (a parte l'area di Fiumalbo, Sestola e Fanatno), bene la Garfagnana e la montagna pistoiese, meno bene alcune aree del Mugello.


Per il governo Italiano il 2023 rimane comunque l'anno di conclusione prevista per i lavori di copertura fibra sul territorio.


Un ulteriore motivo, insomma, per prendere in considerazione le aree rurali come luogo di trasferimento e stabilizzazione anche in chiave smart working: le aree da “nessuna tacca” sul telefonino (o sul modem) ben presto diventeranno uno sbiadito ricordo.

 

 

 

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