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Tutti noi abbiamo ancora negli occhi l'escalation generata dalla crisi economica sui mutui sub-prime partita negli Stati Uniti del 2007. Una “fiammata” che ha provocato una tremenda recessione arrivata, forte e chiara, anche in Italia. Da qui le forti preoccupazioni per quanto sta accadendo in queste ultime settimane in Europa e negli USA da un punto di vista finanziario. Il pensiero di molti è il seguente: «Ci risiamo?». Vediamo di capire meglio la situazione che abbiamo di fronte agli occhi. 


La crisi finanziaria è tornata alla ribalta dopo la notizia arrivata dagli USA sul crollo della Silicon Valley Bank. Tempo qualche giorno, ed è arrivata la notizia del crollo di Credit Suisse in Svizzera. Sembrava l'inizio della fine ma, in realtà, in questa fase sembra che il sistema generale abbia retto e non sia sia assistito al tanto temuto contagio. In pratica, come ha spiegato l'economista Orlando Barucci (co-fondatore del gruppo di investimento Vitale & Co.)
«il nervosismo dei mercati si è sfogato finora solo contro gli anelli più deboli, che tutti sapevano essere deboli, o per usare un’altra metafora, che sia rimasto confinato agli angoli del sistema. Le autorità hanno reagito con rapidità e efficacia e a me sembra che sappiano quello che fanno». 


Per autorità si intendono i governi centrali che hanno guidato l'acquisizione dei gruppi bancari crollati in favore di altri capace di assorbirli: Credit Suisse è stata inglobata dentro UBS (per tre miliardi di franchi svizzeri) e la Silicon Valley Bank comprata da First-Citizens Bank negli Stati Uniti. Una crisi assorbita, è il caso di dirlo, nel giro di pochi giorni. Tutti felici? No, perché se la crisi dovesse colpire un grosso istituto bancario europeo la soluzione potrebbe non solo non essere così veloce, ma il contagio verso altri istituti bancari dell'Eurozona sarebbe ben più alto. 


Ne ha parlato in questi termini anche Wolfgang Münchau, grande esperto di finanza e articolista del Financial Times.
«Il governo e la banca centrale svizzera sono riusciti a rimediare al disastro nel giro di un paio di giorni, convincendo la UBS, la più grande banca svizzera, a fagocitare il Credit Suisse. Fine della crisi. Confrontiamo questa situazione con la crisi del debito che ha afflitto per molti anni la zona euro, la quale resta vulnerabile ancora oggi». 


Da qui le preoccupazioni per un possibile ulteriore crisi, stavolta europea, capace di mettere a soqquadro il già delicato equilibrio comunitario nell'era post-Covid.
«Le crisi finanziarie – prosegue Münchau – non si ripetono mai esattamente nello stesso modo, motivi per cui difficilmente ripartirà qualcosa in Grecia. Tra tutti i possibili scenari della crisi futura, arrivo ad ipotizzarne uno: una crisi del debito che si innesca nel punto nodale tra banche di stato, industrie superate e governi che lottano disperatamente per proteggere il proprio modello economico. L’industria automobilistica tedesca, per fare un esempio, potrebbe facilmente dare avvio a una crisi nei prossimi anni».


Perché proprio il mondo dell'auto tedesco, una delle industrie più solide al mondo? Perché l'industria automobilistica europea, in particolar modo tedesca, sta arrancando a fatica nella transizione verso il mondo delle auto elettriche e dell’intelligenza artificiale. La Germania, così come l'Italia, non sono America o Svizzera: le banche più solide sono sotto la sorveglianza della BCE ma possono rivelarsi molto vulnerabili durante una situazione di contagio in quanto tutte, de facto, sono nazionalizzate a seguito della crisi del 2007/2008, anni in cui vennero immessi nei sistemi bancari ingenti quantità di soldi pubblici per evitarne il crollo.
«Nell’unione monetaria – sottolinea Münchau –, siamo davanti alla follia assoluta, fonte di persistente vulnerabilità. E non tutti i governi sono in grado adesso di salvare una grossa banca. Persino la Germania si ritroverebbe in difficoltà in alcuni casi».


E l'unione bancaria dell'Unione Europea, concepita appunto per evitare contagi irrefrenabili tra istituti bancari in caso di crisi? Secondo Münchau
«si tratta di unione bancaria soltanto nel nome visto che non si è dotata di tutela comune dei depositi e vista la mancanza di un regime di risoluzione bancaria. Quanto fatto, ad esempio, tra Credit Suisse e UBS non sarebbe possibile tra banche di nazionalità diversa dentro l'Unione Europea, questo è il guaio».

Il motivo? Convincere i diversi governi nazionali ad accollarsi i debiti di un istituto bancario straniero per evitare il contagio. Una missione praticamente impossibile. 
Ovviamente, a Metropoli Rurali non siamo in grado di poter profilare il futuro della finanza globale: le previsioni sono difficilissime anche per gli esperti del settore e, oltretutto, abbiamo alle spalle 15 anni in cui ne abbiamo viste di tutti i colori. 


Quel che possiamo concludere è che Credit Suisse e Silicon Valley Bank sono stati due fulmini a ciel sereno che non possono non preoccupare i risparmiatori europei, ma quanto meno per ora sembra escluso l'effetto domino. La situazione rimane instabile e soggetta a cambiamenti, pertanto l'attenzione sui possibili rischi del sistema bancario europeo rimane alta e tutta da monitorare. Noi, per lo meno, continueremo a farlo. 

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