Metropoli Rurali
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La crisi economica sta mordendo a causa delle lunghe restrizioni anti-covid, soprattutto legate al lockdown dello scorso anno. Come hanno “incassato” il colpo risparmiatori e aziende della Montagna Pistoiese?
Ne parliamo con Stefano Tonarelli Direttore Agenzia HUB di Maresca di Banca Alta Toscana.
Direttore Tonarelli, la crisi economica come sta colpendo gli abitanti della montagna?
«La crisi economica sta colpendo le attività e gli abitanti della montagna al pari delle zone di pianura per quanto attiene alle attività commerciali ed ai servizi, mentre è molto più gravemente incidente sulle attività legate al turismo, soprattutto quello del settore invernale. Le attività manifatturiere e produttive che invece storicamente hanno investito in qualità e professionalità, sono risultate, almeno ad oggi, meno penalizzate dalla crisi».
Sono cambiate le dinamiche dei risparmiatori? Come banche state prevedendo aiuti ai clienti?
«Anche le dinamiche economiche e le movimentazioni personali, da un anno a questa parte, sono ridotte all’essenziale, quale diretta conseguenza delle restrizioni di libertà sociale applicate dal Governo.
Per quanto attiene alle famiglie, la nostra Banca aveva, già dal marzo 2020, concesso la possibilità di “moratoria” dei mutui per un anno, per fornire, viste le riduzioni delle entrate familiari mensili, un aiuto concreto nella sostenibilità delle rate mensili».
C'è stato un boom di fallimenti o le aziende della montagna "reggono"? Quali sono i settori più in sofferenza? Quali, invece, si stanno sviluppando?
«Le aziende di tutti i settori economici della Montagna, in genere, non sono state interessate, per quanto ci risulta, da gravi crisi di dissesto finanziario tali da registrare un incremento particolare di procedure concorsuali rispetto ad altre zone e alla Piana vicina».
Che ruolo può avere una banca come la vostra per aumentare o supportare le nuove imprese che decidono di investire su un territorio particolare (per non dire svantaggiato) come quello della Montagna Pistoiese?
«Il ruolo di banca del territorio, con le tre agenzie dislocate a Maresca, San Marcello Pistoiese e Cutigliano sempre aperte anche al pomeriggio, si è declinato, come sempre, nel raccogliere le istanze provenienti da tutti i nostri clienti, persone e aziende, e di valutarne insieme e coerentemente le problematiche esposteci, per fornire, come è stato sempre fatto, le azioni successive di aiuto. Molto impegno è stato investito nel potenziamento della banca “digitale”, restando ferma la volontà di favorire la popolazione più anziana».
Da quello che vedete come istituto bancario, avete registrato un aumento di interesse sulle zone rurali montane della provincia di Pistoia a livello abitativo o commerciale?
«Le dinamiche e i flussi migratori, se e in qual misura innescati dal Covid, non sono misurabili dalle nostre evidenze; va precisato che, tuttavia, non abbiamo registrato cali significativi e straordinari di rapporti aperti, anzi semmai ci sono stati piccoli incrementi».
Come istituto bancario, avete pensato a nuovi prodotti finanziari o agevolazioni per attrarre nuovi residenti nelle aree rurali?
«La nostra Banca non ha avuto necessità di ampliare ulteriormente il proprio catalogo prodotti, già ampio e adatto a qualsiasi richiesta di bisogno finanziario, sia di raccolta, sia di impieghi che di risparmio gestito e assicurativo. Siamo in grado di coprire tutte le richieste e le fasce di età».
Dieci giorni consecutivi senza nuovi casi di Covid-19 tra i circa 1500 abitanti di Sambuca Pistoiese. É una piccola goccia di speranza in un oceano di problematiche infinite, tra ricoveri ancora alti in regione, crisi economica sempre più profonda e vaccini al rallentatore. É poco, ma è un bel segnale.
«Tocchiamo ferro, davvero – ha detto il sindaco di Sambuca Pistoiese Fabio Micheletti – però al momento le cose stanno così. Nessun caso negli ultimi giorni. Guai però ad abbassare la guardia proprio ora. Il Covid-19 è un virus aggressivo, pronto a fregarti non appena lo dai per indebolito».
Una condizione invidiabile: zero casi per dieci giorni sono un unicum, al momento, in tutta la provincia di Pistoia.
«É vero che il nostro è un territorio molto vasto e con una densità di popolazione bassa: una condizione che facilità il distanziamento sociale necessario in questa fase. In ogni caso, però, i miei concittadini sono stati estremamente diligenti e attenti alle regole. Sono stati un esempio e a loro va il mio ringraziamento per questa grande prova di collaborazione».
Zero nuovi casi di positività ma ancora tanti problemi. Il sindaco Micheletti sottolinea in particolari due situazioni che si aggravano di giorno in giorno.
«Nel nostro comune abbiamo oltre 140 ultraottantenni. Con i vaccini di queste persone bisogna accelerare, perché il ritmo attuale non è sufficiente a proteggere le persone su un territorio come il nostro. Bisogna fare presto».
Il secondo problema è di ordine economico. «Tutti i circoli ricreativi della montagna sono chiusi ormai da moltissimo tempo, senza nemmeno la possibilità di offrire il servizio da asporto. Per noi i circoli sono un vero e proprio presidio del territorio, estremamente importante per la tenuta economica di tutta l'area. Proprietari e gestori stanno facendo un sacrificio immane, ma adesso sono allo stremo: i circoli di montagna devono essere riaperti al più presto quanto meno col servizio da asporto ed essere equiparati ai bar o sarà una catastrofe. Senza dimenticare che tutte le altre attività economiche necessitano di ristori eccezionali, proporzionali al sacrificio che è stato chiesto loro: chiudere le proprie attività molte settimane di fila, dopo un intero anno nel 2020 vissuto tra difficoltà e ulteriori chiusure».
A Sambuca Pistoiese il Covid-19 ha allentato lievemente la presa: per il momento non sembrano esserci impennate nei numeri come nel resto della provincia di Pistoia.
«Abbiamo avuto un mese di dicembre molto molto brutto con il Covid, con diversi casi nelle nostre frazioni. Adesso, facendo gli scongiuri, la situazione è migliorata per cui 'subiamo' questa zona rossa, consapevoli che i problemi sono soprattutto negli ospedali in città. Sono loro che rischiano di non reggere la nuova pressione».
Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca Pistoiese, commenta così il recente passaggio a zona rossa per la provincia di Pistoia.
«Ci troviamo come tra due fuochi: Pistoia e la sua provincia sono in zona rossa, Bologna in quella arancione rafforzato. Da una parte e dell'altra, insomma, le cose non stanno andando bene, inutile nasconderlo».
Quello che incuriosisce però sono alcune apparenti incongruenze tra zone arancioni rafforzate e zone rosse, le prime paradossalmente più “stringenti” delle seconde.
«Nelle zone arancioni rafforzate, come quella della provincia di Bologna, il presidente della regione Bonaccini ha disposto la chiusura delle scuole. Nella zona rossa di Pistoia, Giani ha previsto la didattica a distanza solo dalla terza media. Non è necessariamente una cosa negativa, ogni regione segue il suo percorso anti-covid. Solo avrei preferito che ai sindaci venisse dato qualche strumento in più».
Il caso è, ad esempio, quello dei circoli ricreativi che – a differenza di quelli nelle zone cittadine – per le aree di montagna non sono solo punti di riferimento per la popolazione, ma sono anche spesso gli unici negozi dell'intera frazione.
«I circoli sono chiusi, per legge. Niente asporto, niente domicilio. Sono semplicemente chiusi. Per noi è un doppio guaio: molti residenti hanno perso l'unico negozio dove poter comprare certi articoli, mentre i titolari dei circoli rischiano di morire di fame. Nei territori montani come quello di Sambuca occorrerebbe fare un'eccezione, altrimenti le frazioni rischiano un vero e proprio isolamento. Un disagio enorme per le persone che abitano le frazioni che, con le giuste norme, poteva essere evitato».
Il virus purtroppo aumenta i suoi numeri anche nelle aree rurali collinari e montane. Il comune di Marliana, di pari passo con tutta la Valdinievole, ha aumentati numeri in maniera significativa negli ultimi 30 giorni circa.
Che la situazione sia particolarmente critica lo dimostra anche l'annullamento dei test sierologici gratuiti che erano in programma questa domenica.
«Non era il caso – ha affermato il sindaco Traversari –, visto che molte persone si sarebbero recate giudiziosamente a fare il test ma, per contro, ci sarebbero stati assembramenti e in zona rossa non possiamo permettercelo. I test verranno fatti più avanti, quando la situazione sarà migliore».
Anche sul territorio di Marliana ci sono circa una ventina di persone in isolamento domiciliare preventivo, mentre circa quaranta sono in quarantena. Molti, se si pensa che la popolazione è di poco superiore alle 3mila persone.
«Non passa giorno in cui non riceviamo comunicazione di nuovi positivi. Molti di questi sono interi nuclei famigliari che si sono contagiati involontariamente tra loro. L'unica fortuna è che per il momento nelle scuole non ci sono stati casi o quarantene»,
Da un punto di vista economico, la crisi spaventa ogni giorno di più.
«Con la zona gialla un po' di movimento si era tornato a vedere, bar e ristoranti hanno respirato un pochino. Con l'arancione e la rossa tutto tornerà fermo o quasi, gli esercenti quassù hanno bisogno delle persone che vengono dalla piana, dei turisti. Nel nostro piccolo nel 2020 abbiamo tolto la 'Tari' agli esercenti, a parte i negozi alimentari. Per il 2021 per ora abbiamo assicurato una riduzione del 50% ma speriamo di fare di più di qui alla fine dell'anno. Chiusure definitive? Tutti stanno stringendo i denti, soprattutto quei pochi che hanno i propri bar e i ristoranti in affitto. Non sono tanti sul nostro territorio, ma ci sono. Chi ha il fondo di proprietà può stare lievemente più tranquillo. Certo, i guadagni non li fa nessuno così».
Con la zona rossa per tutta la provincia di Pistoia torneranno anche ad aumentare i controlli.
«Probabilmente nei primissimi giorni ci sarà una mano più leggera da parte delle forze dell'ordine, ma coi recidivi non ci saranno alternative alle multe. La situazione è nuovamente critica, non possiamo permetterci di avere assembramenti o persone senza mascherine negli spazi pubblici o per strada».
La decisione di Giani di far passare a rosso la provincia di Pistoia non trova critiche da parte di Traversari.
«Anzi, la regione per ora non ha fatto mancare il suo supporto, ad esempio per quanto riguarda le mascherine. Qui a Marliana da inizio pandemia ne ho distribuite quasi 100mila, le ultime anche in questi giorni, visto che ogni abitante ha diritto ad una nuova fornitura di 10 mascherine ffp2 a testa. Le persone le possono prendere in farmacia gratuitamente, evitando assembramenti. Spero che le persone non si dimentichino mai di utilizzarle. Adesso però spero che Giani faccia pressioni al Governo per avere ristori alle aziende finite in zona rossa. Ce lo ha assicurato e mi auguro che chi è al Governo capisca la criticità economica di queste aziende».
La montagna, in senso lato, è la stessa. Cambiano solo le regioni di appartenenza dei versanti: uno è toscano, l'altro è emiliano. E infatti i modi di gestire la “cosa pubblica” sono ben diversi.
Non c'è da girarsi troppo intorno: fino a questo momento, la Regione Emilia Romagna e la Toscana hanno avuto approcci alla questione montana differenti sotto molti aspetti.
Partiamo dalla gestione virtuosa, citano due degli aspetti principali:
l'Emilia-Romagna ha stanziato 10 milioni di euro per contributi a fondo perduto in 119 comuni appenninici in regione. Un contributo che si traduce in un massimo di 30mila euro a famiglia finalizzati all’acquisto della casa in proprietà (limitatamente ad alloggi o immobili già esistenti, senza consumo di suolo ulteriore), o al recupero di patrimonio edilizio esistente adibito o da adibire a prima casa, o per un mix di acquisto e recupero.
In Toscana non ci risulta niente di tutto questo, al momento.
Purtroppo per il momento non c'è stata la stessa sensibilità in termini politici
Sulla carta, sia la giunta Bonaccini che quella Giani possono contare su un assessore con delega alla montagna ma con risultati sul territorio, al momento e al netto dell'emergenza Covid-19, diversi.
Capita poi che un sindaco del territorio, Fabio Micheletti, presieda il suo comune che si trova geograficamente proprio a cavallo delle due regioni ma appartenga, amministrativamente, alla regione meno “generosa” con la sua montagna.
«Purtroppo per il momento non c'è stata la stessa sensibilità in termini politici. La nostra comunità sconta due duplici fallimenti: la comunità montana e la provincia, nel nostro caso quella di Pistoia. La prima è stato una cocente delusione, mentre la provincia di Pistoia c'è ancora ma è ormai svuotata di risorse che ne permettano il regolare funzionamento».
Esempi lampanti di questa impossibilità di gestire al meglio il territorio lo danno le strade provinciali montane, perennemente dissestate.
«Se noi non possiamo contare sulla comunità montana o sulla provincia di Pistoia, allora è la regione che dovrebbe dare una mano alle piccole comunità come la mia o come le altre geograficamente vicine. Con l'assessore Fratoni avevamo un ottimo rapporto di collaborazione per le questioni montane ma purtroppo non ha più quella delega. Abbiamo perso un riferimento importante».
Indubbiamente, la giunta Giani ha tutto un mandato ancora per mostrare maggiore attenzione alla questione montana: l'esempio da seguire, occorre dirlo, è appena di là dal crinale appenninico.
Nei prossimi mesi ci sarà molto da ricostruire dopo il Covid-19 ed anche da risaldare il gap con l'Emilia Romagna che sta mostrando un'attenzione ben diversa (anche in termini economici) verso le proprie aree rurali montane.
Scegliere la montagna o un'area rurale come nuova residenza significa intraprendere una vera e propria scelta di vita sotto molti aspetti. Quali aiuti o agevolazioni possono dare le singole amministrazioni comunali ai “nuovi arrivati” sul territorio?
Lo abbiamo chiesto a Marco Traversari, sindaco di Marliana, in provincia di Pistoia.
«Al momento dalla regione o dallo stato non ci sono particolari incentivi economici per i nuovi residenti sul nostro territorio. Ci stiamo muovendo noi autonomamente, come amministrazione comunale, per poter dare un minimo di aiuto alle famiglie. Un primo esempio sarà un taglio della Tari per le famiglie nel corso del 2021. Un'agevolazione che è allo studio nella nostra amministrazione ma che sappiamo, da sola, non possa muovere le masse verso i nostri territori».
Covid-19 permettendo, nel 2021 questo comune inizierà la raccolta porta a porta per la carta ed il multimateriale, mentre per l'organico si opterà per una soluzione con compostiera esterna.
«Per il nostro comune sarà un cambiamento importante – sottolinea Traversari –, ma per quanto riguarda le agevolazioni, da quando sono sindaco, non ci sono stati aiuti dalla Regione che io ricordi. Sono arrivati fondi dall'Unione Europea, ma non dalla regione».
E pensare che l'esempio virtuoso geograficamente ce lo avremo anche vicinissimo alla Toscana.
«Guardiamo all'Emilia Romagna, che ha messo sul tavolo 20 milioni di euro per il ripopolamento delle aree rurali (ne avevamo parlato qui: https://www.metropolirurali.com/altoreno/fino-a-30mila-euro-a-fondo-perduto-per-acquistare-casa-in-montagna.html), mentre nella nostra regione non siamo andati oltre ai proclami. Ed è un peccato».
Oltretutto, le aree rurali toscane in collina e in montagna sono molto più vicine alle zone di pianura densamente popolare rispetto a quelle dell'Emilia Romagna.
«Da Marliana a Pistoia sono poco più di 20 minuti. Da Porretta a Bologna più di un'ora. Questo per dire che le nostre aree sarebbero particolarmente adatte allo smartworking, visto la vicinanza con le aree dove ci sono la maggior parte delle aziende».
Le amministrazioni comunali, da sole, non possono fare tutto.
«Esatto. La Regione metta mano al più presto a questo aspetto, mi auguro che Giani prenda esempio dall'Emilia Romagna. Abbiamo visto che gli aiuti sul territorio funzionano, come nel caso dei fondi europei che hanno dato la possibilità a molte aziende agricole di nascere e svilupparsi sul nostro territorio. La Regione capisca che non è tutto pianura, ci siamo anche noi in collina e in montagna. Se andiamo giù noi, vanno giù tutti»
«San Marcello non è dietro l'angolo rispetto a Pistoia, sono circa 35 minuti in auto. Ma è meglio impiegarli viaggiando tranquillamente tra le due località o stando in coda sull'autostrada per percorrere pochi chilometri?».
Lo sostiene Pietro Ioverno, titolare da sette anni dell'”Immobiliare Ioverno” di San Marcello Pistoiese. Un professionista che sta vedendo, giorno dopo giorno, una progressiva riscoperta dei territori intorno a San Marcello, sia da un punto di vista turistico (parliamo di questa estate...) sia da un punto di vista immobiliare.
«I prezzi delle case sono molto più bassi rispetto alle zone di pianura – ci racconta –. In centro a San Marcello troviamo case con finiture degli anni '90, abitabili da subito, da 80mila euro. Spostandosi di 5-6 chilometri fuori si scende fino a 30mila euro per case abitabili da subito».
In quest'estate del 2020, decine e decine di persone hanno acquistato abitazioni da queste parti. «Quasi tutte seconde case di persone che lavorano in città – rivela Ioverno –, oppure alcuni che sono andati in pensione e pensano di ritirarsi qui, rinunciando allo stress e al traffico della città».
E i giovani? «Non sono tante le persone più giovani che abitano in zona San Marcello e lavorano a Pistoia – rivela –. Fondamentalmente a scoraggiare i più è il dover utilizzare l'auto, o peggio ancora l'autobus. Come dicevo all'inizio, però, è più una barriera psicologica che altro: da San Marcello al capoluogo sono poco più di mezz'ora di tragitto».
Una distanza temporale non troppo lontana di quella necessaria ad attraversare Firenze col traffico, dalla zona di Novoli a quella di Firenze Sud.
«Secondo me questo – prosegue Ioverno – potrebbe essere l'inizio di una bella riscoperta della montagna. Un movimento che in realtà è già iniziato quest'estate ma che potrebbe continuare anche negli anni futuri. Però le istituzioni devono fare la loro parte, non lasciando a se stessi questi territori bellissimi e piene di potenzialità. Regioni e comuni, su tutto, devono impegnarsi ancora di più rispetto a quanto fatto negli ultimi anni».
Il circolo virtuoso da far iniziare è fatto di turismo tutto l'anno, promozione, trasporti e vie di comunicazione. Migliorando questi aspetti, poi potrebbero arrivare sempre più abitanti fissi, e quindi anche servizi per il cittadino. «A San Marcello non manca quasi niente – conclude Ioverno – però, ad esempio, quest'anno siamo rimasti senza fornaio. I negozi della zona si fanno rifornire da alcuni negozianti vicini, ma in paese manca. Per non parlare dell'ospedale, grosso punto debole della nostra area. C'era e ora non c'è più».
E parliamo pur sempre di un centro con più di 6mila residenti all'anagrafe. «Vediamo se in futuro – conclude – le istituzioni sapranno supportare la crescita dei territori. Le potenzialità ci sono, così come la voglia di venire qui di tante persone».
Non solo è titolare del bar “punto di riferimento” di Le Piastre da oltre 20 anni, ma la sua famiglia è profondamente radicata sul territorio e come pochi altri ne conosce le dinamiche, le opportunità e le difficoltà.
Lui è Giacomo Reggiannini, barista storico del Bar Margherita a Le Piastre. Dal suo bancone, a pochi passi dal “Passo del Poggiolo” che segna lo spartiacque tra Mar Tirreno e Mare Adriatico, ha visto trasformarsi negli anni la località di Le Piastre.
Giacomo, come è cambiata la vita quest'angolo di montagna pistoiese?
«Il borgo era ed è assolutamente “vivo”, qui abitano sia persone che lavorano in zona che quelle che ogni giorno fanno i pendolari con Pistoia e Prato. Alla fine le distanze sono relativamente brevi ed è un sacrificio fattibile per poter abitare in mezzo alla natura, a un passo dai boschi. Non parliamo poi delle seconde case, che sono molte e non appena se ne libera una finisce subito venduta. Ci sono però alcuni problemi...».
Quali?
«Molte di queste case non sono messe bene, necessitano di manutenzione anche importante. Il problema sta negli oneri di urbanizzazione che a Le Piastre costano come in centro a Pistoia. Solo che a Le Piastre, una volta ristrutturato, un appartamento vale 100; in centro a Pistoia vale 700. Come possono i costi e la burocrazia essere gli stessi tra centro città e Le Piastre?».
Ci sarebbe la volontà di ristrutturare questi immobili?
«Nella stragrande maggioranza si. Le persone che vorrebbero anche tornare ad abitare nel borgo ci sarebbero ma senza sgravi fiscali da parte del comune è difficile procedere ad una ristrutturazione a prezzo pieno. Da Pistoia speriamo sempre arrivi l'ok per procedere a queste facilitazioni ma per ora niente. Anche dalla Regione non ci sono stati movimenti in tal senso».
Le Piastre poi sarebbero posizionate particolarmente bene a livello geografico...
«Esatto. Pur essendo montagna pura, ci troviamo a soli venti munti dal centro di Pistoia. Oltre Le Piastre inizia la valle del Reno. In molti ritengono che quella zona sia complicata per viverci, specialmente d'inverno, visto il ghiaccio e il sole che si vede solo per poche ore. Ma a Le Piastre no, geograficamente è in una posizione privilegiata, il sole d'inverno c'è eccome».
Viste le tante case “lasciate andare”, si può parlare di occasione persa per Le Piastre? Una “bella incompiuta”?
«Di sicuro si poteva far di più, la nostra frazione poteva essere messa meglio a livello di abitazioni e con più abitanti. Ad esempio, a San Marcello gli oneri di urbanizzazione sono più bassi di un terzo rispetto a noi. Ad Orsigna, altro luogo dove le case necessitano di ristrutturazioni ma sempre dentro il comune di Pistoia, hanno invece lo stesso problema nostro: i costi sono gli stessi del centro di Pistoia. Le istituzioni potevano far di più per salvare questi borghi».
E poi c'è la questione della metanizzazione, che a Le Piastre manca.
«In teoria tra due anni dovrebbero iniziare i lavori. Ecco, quello potrebbe essere una prima svolta per il nostro territorio, soprattutto per gli anziani che vivono nel borgo e sono ancora costretti a scaldare casa tagliando la legna e accendendo il camino. E poi attirerebbe anche persone giovani che potrebbero stabilirsi qui».
Come sta cambiando la vita col Covid-19?
«La prima ondata ci sembrava lontana da noi, i casi erano soprattutto al nord. Con questa seconda ondata ci siamo dentro anche qui: abbiamo casi anche a Le Piastre, amici e colleghi in isolamento o positivi. C'è apprensione e paura, saranno mesi molto difficili. Lo dico sia da barista che come semplice abitante di questo posto».
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Pensa che la montagna sia pronta a cogliere nuove opportunità che si verranno a creare nei prossimi anni? Parlo ad esempio dello smart working da casa, magari proprio da Le Piastre
«Partiamo dalla connessione veloce, che qui a Le Piastre è presente quasi dappertutto, così come in molte altre aree montane qui vicino. Questo è un ottimo punto di partenza. Di sicuro il post-pandemia potrà portare nuovi abitanti alla montagna: le case costano e costeranno meno, si cercheranno posti magari meno affollati e forse non ci sarà così tanta necessita di trovarsi in ufficio cinque o sei giorni su sette. Avendo un bar, sento che molte persone sarebbero interessate a ritornare ad uno stile di vita più semplice anche nei consumi, preferendo produzioni alimentari a chilometro zero o comunque del territorio invece della grande distribuzione. Qui in montagna abbiamo decine di eccellenze così che però lottano con la crisi e con la burocrazia. Spero che le istituzioni possano cogliere questo “ritorno al territorio” incentivandolo con sgravi fiscali o altri aiuti economici. Temo però che su questo tipo di provvedimenti le istituzioni arrivino sempre un po' in ritardo. Ho paura che ci vorrà del tempo.
Un'ultima domanda: come vede questo 2021 da Le Piastre?
«2021? Impossibile dirlo. Si vive letteralmente alla giornata. Manca un mese e mezzo al nuovo anno, ma è impossibile fare la minima previsione. É un'incertezza angosciante a cui però dobbiamo abituarci».
Rettifica
* ( Ci scusiamo con l'amministrazione del Comune Alto Reno Terme - Per un errore di procedura interna questo articolo è andato online il 09.11.2020 con nome e immagine sbagliati in riferimento al profilo del Sindaco del Comune Alto Reno Terme, Giuseppe Nanni)
** ( Questo articolo è stato rettificato alle ore 01.37 GMT del 11.11.2020 )
Porgiamo le dovute e più sincere scuse al Sindaco Giuseppe Nanni, e tutti coloro che ci seguono.
Porretta Terme (nel Comune Alto Reno Terme) è una piccola scoperta, vista con gli occhi di un toscano, mentre possiamo parlare di una piacevole conferma se vista con gli occhi di un emiliano. Piccola ma con tutti i servizi necessari per vivere bene, immersa nella natura e nel verde, ma ben collegata via strada e via ferrovia con i due centri maggiori nelle vicinanze: Bologna e Pistoia. Una piccola chicca, che come tutto il mondo però sta fronteggiando con le unghie e con i denti l'emergenza del Coronavirus. Il territorio emiliano è al momento “zona gialla”, ma il salto a zona arancione o peggio ancora rossa potrebbe avvenire già da questa settimana. Si vive alla giornata, insomma.
In questo momento così complicato, abbiamo parlato col sindaco del comune (Alto Reno Terme), Giuseppe Nanni.
«Prima dello scoppio del virus – racconta – la nostra problematica più rilevante era l'azienda Demm, una fabbrica che da lavoro a 174 persone e che purtroppo è in crisi da molto tempo, tanto da mettere a rischio gli stessi posti di lavoro. Poi c'ha pensato il virus a complicare ulteriormente le cose».
Ci sono state tantissime richieste e tutta l'area collinare è stata riscoperta da una bella ondata di turismo lento...
E pensare che alcuni spiragli positivi si erano visti già nel corso della breve tregua estiva.
«Le Terme di Porretta avevano fatto registrare numeri davvero ottimi nel corso dell'estate 2020 – racconta –, segno che dopo il lockdown c'era voglia di girare, c'era voglia di riscoprire le nostre zone collinari e termali senza ritornare nei soliti posti di villeggiatura al mare. Purtroppo adesso siamo di nuovo quasi fermi ma spero che una volta finita l'emergenza sanitaria i turisti torneranno nelle nostre terme».
E poi, come in tutte le aree collinari e montane, è stato registrato nel corso dell'estate appena conclusa una vero e proprio contro-esodo nelle seconde case.
«A Porretta c'erano molte persone nel corso dell'estate, nelle zone collinari fuori città ancora di più. Quasi tutte erano persone che ha passato l'estate in villeggiatura in seconde case proprie o in affitto. Ci sono state tantissime richieste e tutta l'area collinare è stata riscoperta da una bella ondata di turismo lento, non quel mordi-e-fuggi di persone che arrivano al mattino e se ne tornano a casa prima di cena».
Una ripresa del turismo confermata dal super lavoro dell'ufficio turistico fatto nei mesi estivi e dalla difficoltà di trovare parcheggio nei dintorni del paese, specialmente nei giorni di agosto.
«Era meglio se non era una pandemia a farci riscoprire certi angoli del nostro territorio dimenticati troppo alla svelta. Però è andata così e spero davvero che alla fine della Pandemia torneremo a goderci queste zone».
E, come in ogni intervista, verso la conclusione l'attenzione dovrebbe andare verso il futuro. Ma questo futuro, nel pieno di una pandemia, davvero mal si presta a previsioni o analisi e, per questa volta, ce le risparmiamo.
Sta cambiando tutto e tutto molto velocemente: questo è la sola nostra unica consapevolezza.
Il Coronavirus purtroppo non si ferma più di fronte a niente e nessuno; anche le nostre zone di riferimento, quelle della collina e della montagna tra Emilia e Toscana, non fanno eccezione. Stavolta parliamo di Marliana insieme al sindaco del comune, Marco Traversari. Il primo cittadino però non ci porte buone notizie.
«Abbiamo purtroppo il primo decesso da Covid-19 del nostro comune. Era un ospite della Rsa Villa Guidotti di Maresca, morto a 91 anni. Alla sua famiglia va il nostro cordoglio».
Ma ci sono anche decine di positivi attualmente.
«I casi sono 17 al momento, ma questa è una cifra destinata a cambiare, lo sappiamo. Il nuovo dpcm vede una popolazione che ha ormai capito la gravità della situazione e vediamo ultimamente un grande rispetto delle norme. Qualche 'cane sciolto' senza mascherina c'è, ma di meno rispetto alla prima ondata».
A livello economico alcuni settori sono messi peggio rispetto ad altri, in quadro comunque estremamente delicato.
«Il nostro tessuto artigianale – prosegue il sindaco – è piuttosto limitato. Anche nel primo lockdown chiusero in relativamente pochi. Il problema grandissimo sono i ristoratori, i titolari di bar, i circoli. Qua nelle nostre zone abbiamo dei ristoranti che sono un'eccellenza per la zona. Al momento è consentito l'asporto, ma nessuno prende l'auto da Montecatini e Pistoia per venire a prendersi la cena fin qui e tornare indietro».
Anche i numerosi circoli sparsi sul territorio, veri e propri punti di aggregazione per le frazioni collinari e montane, rischiano il colpo del ko.
«In particolar modo – sottolinea Traversari – per quelli che i circoli li hanno in gestione e non sono strutture di proprietà. Per loro le ultime restrizioni mettono a serio rischio la riapertura futura».
A guardare bene, però, qualche buona notizia c'è: sono circa una decina le famiglie che hanno scelto di trasferirsi (perlopiù in affitto) dalla pianura a Marliana.
Si vive alla giornata, insomma. Con la speranza che la curva dei contagi, a livello nazionale, cali. I numeri del Coronavirus in questa area sono ancora relativamente sotto controllo, ma è innegabile che il pandemia sia in atto anche nelle aree rurali meno abitate.
«Temo che ne usciremo impoveriti – ammette il sindaco – perché a livello economico ci vorranno anni per riprendersi e alcuni potrebbero non avere la forza di farlo».
A guardare bene, però, qualche buona notizia c'è: sono circa una decina le famiglie che hanno scelto di trasferirsi (perlopiù in affitto) dalla pianura a Marliana.
«Esatto. Da questa estate abbiamo avuto un certo movimento in entrata ed una decina di famiglie in più nel nostro comune. Sono persone che sono venute da noi anche alla luce della pandemia: qua
si può star fuori nei boschi, o semplicemente nel giardino davanti a casa senza rischi di alcun genere. Molte persone adesso reputano questa possibilità un elemento niente affatto secondario, ma è perfettamente comprensibile».
Ma anche all'interno di un territorio certamente non densamente popolato, una discutibile organizzazione delle aperture può creare situazioni favorevoli agli assembramenti.
«La trovo una follia ma nonostante da settimane stia protestando, non c'è stato verso di cambiare le cose. Mi riferisco agli uffici postali del territorio, che sono aperti solo in giorni definitivi. In particolare quello di Momigno è aperto tre giorni alla settimana, con il risultato di avere un grosso afflusso in quei giorni e rischi per possibili assembramenti. Situazione non dissimile a Montagnana, dove adesso l'ufficio postale è aperto un giorno a settimana. Ho contattato anche il Prefetto per far allungare i tempi di apertura, ma per ora senza successo».