«Stiamo lavorando di meno, è inutile girarci intorno. É come ci fosse un nuovo lockdown spontaneo o qualcosa che ci assomiglia molto».
Lo racconta Claudio Petrolini, titolare del negozio alimentari Muc Market in centro a San Marcello Pistoiese. Un negozio che, grazie anche alla sua posizione strategica, è al centro dei flussi nord-sud della montagna pistoiese e che ha visto un progressivo calo dell'andamento economico degli ultimi tempi intorno in paese.
«La sensazione è che in montagna, così come nel nostro paese, ci siano meno soldi da spendere. Questa temo sia una situazione comune a molte altre aree della nostra nazione, ma comunque in montagna non ne siamo immuni. Tanti hanno perso il lavoro, altri sono stati in cassa integrazione e hanno ricevuto poco o nulla. I soldi che girano, insomma, sono pochi. E le persone spendono meno».
E poi c'è la questione degli spostamenti, che sono limitati a causa delle tante positività dovute alla variante Omicron che non molla la sua presa.
«Col primo lockdown ci eravamo organizzati bene – racconta Petrolini – con le consegne a domicilio e ne abbiamo fatte diverse. Ai tempi però la situazione di crisi era una novità e forse la gente inizialmente non si era resa conto della sua gravità, o quanto meno nei portafogli c'erano ancora pochi danni. Adesso iniziamo a vedere i suoi effetti. Consegne a domicilio ne facciamo poche, al momento, per i motivi che ho detto all'inizio».
E i passaggi sulla trafficatissima SS66 proprio di fronte al negozio hanno aiutato gli affari?
«Il grosso del movimento qui da noi d'inverno lo genera lo sci di Abetone e Doganaccia. Ha fatto un po' di neve su ma gli effetti sul nostro paese e nel nostro negozio, per ora, sono limitati».
A ben guardare, però, qualche punto a favore nell'avere la propria attività in montagna, c'è.
«Se avessi il mio negozio a Pistoia sarei costretto a chiudere il bandone dopo tre giorni. Lì c'è troppa concorrenza con la grande distribuzione, una dinamica che in montagna sentiamo un po' di meno e ci permette di lavorare con la nostra offerta. La mancanza di una concorrenza forte e vicina di grande distribuzione ci aiuta un po', ma da sola non basta. Serve anche tanto impegno e tanto cuore per mantenere aperto un negozio così in un paese di montagna, mantenere vivo un servizio per il territorio, per il paese tutto. Noi rimaniamo aperti, ma intorno a noi non solo nuove aperture non se ne vedono, ma molte aziende tirano giù il bandone. É una tristezza, ma noi resistiamo».
Il comparto alimentare può trainare l'economia dell'area montana?
«Ci sono molte aziende agricole che producono soprattutto formaggio, in minor parte allevamenti e coltivazione di ortaggi. D'inverno la produzione è sostanzialmente ferma, qualcuno ci prova con delle serre ma le coltivazioni raggiungono quote di produzione piuttosto basse. D'estate va un po' meglio, soprattutto le patate. Qualcuno ha provato anche altri ortaggi ma, al momento, niente sembra avere davvero decollato con la produzione».
L'azienda di cui è titolare ha tre dipendenti, lei compreso. É sempre stato così?
«Adesso siamo tre e bastiamo noi tre. In passato siamo stati anche di più, ma per il momento storico ed economico, tre persone sono più che sufficienti per fare il lavoro richiesto».



